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Cultura italiana in scena a Parigi

Si chiama SIAP – Scrittura Italiana a Parigi l’associazione no profit creata nel gennaio del 2016 da due giovani donne italiane, Elisabetta Giuliani e Claudia Villani, che si propone di promuovere la cultura italiana nella capitale francese, in particolare le opere di scrittori italiani esordienti, oltre che di sostenere ogni altro tipo di espressione artistica made in Italy, dal teatro, alla musica fino alla poesia.

Per far apprezzare la cultura italiana oltralpe e dare voce agli artisti esordienti, Elisabetta e Claudia entrambe pugliesi e con una formazione di forte stampo umanistico, hanno messo in calendario una serie di eventi, il primo dei quali è stato la performance Immersionetenutasi il 19 marzo, in occasione del 18° Printemps des Poètes. Poesia e teatro si sono fusi sul palco in uno spettacolo dedicato alla relazione degli esseri umani con l’acqua.

Cultura italiana a 360º

cultura italiana Elisabetta e Claudia SIAPSIAP  è un’associazione che promuove la cultura italiana a 36oº poiché riunisce scrittori, drammaturghi, attori, musicisti e danzatori, ma anche altri operatori del mondo dello spettacolo, dai video-maker, agli scenografi, fino agli stilisti e ai fotografi tutti uniti dal fatto di vivere a Parigi e dalla passione per l’arte e la cultura. 

Per saperne di più sull’associazione, ma anche sulla storia di queste due giovani donne (32 anni Elisabetta e 29 Claudia), abbiamo chiesto loro di raccontarci la loro esperienza di espatriate nella Ville Lumiére. Ecco che cosa ci hanno raccontato.

Claudia ed Elisabetta

Claudia Villani (a sinistra) ed Elisabetta Giuliani, fondatrici di SIAP, associazione che promuove gli scrittori esordienti e la cultura italiana a Parigi.

Come siete arrivate a Parigi, quando e perché?

Elisabetta. Sono arrivata a Parigi esattamente 6 anni fa, per caso. Ma dato che non credo alla casualità, preferisco pensare che tutto fosse già “scritto”. E che Parigi mi stesse aspettando. Dopo aver conseguito la laurea specialistica a Bari, ho vinto una borsa di studio che mi ha permesso di proseguire la mia formazione all’estero. Ricordo di aver inviato la mia candidatura davvero ovunque, nel mondo. Talmente forte era il desiderio di partire… La facoltà di filosofia di Parigi è stata la prima a rispondermi, a darmi “la bienvenue”!

Claudia. Sono arrivata a Parigi a fine agosto 2015, per caso. Mi è stata offerta l’occasione di venire qui come ragazza alla pari e, contrariamente alla mia natura, ho preso immediatamente una decisione: nel giro di dieci giorni ero a Parigi.

Come è stato il vostro primo impatto con la città?  

Elisabetta. Sarà spesso capitato anche a voi di trovarvi in un posto nuovo, dove non eravate davvero mai stati e di avere invece quella netta sensazione di “familiarità”. O di déjà vu, come si suol dire. Ecco, i miei primi “approcci” con la città sono stati di questo tipo. E devo dire che continua tutt’ora. In un certo senso, i miei studi di lingua e cultura francese mi hanno facilitato le cose. Parigi la conoscevo già dai testi dei miei autori preferiti. E la lingua francese, che è quella di Baudelaire e di Descartes, ha sempre avuto su di me la stessa presa che ha la musica. Mi ha sedotta.

Claudia. Vengo da una piccola città del Sud Italia ma avendo vissuto cinque anni a Roma, avevo una vaga idea di come si vivesse in una grande città per cui, a parte la lingua (non ho mai studiato francese), non ho trovato troppe difficoltà. Sicuramente è stato di grande aiuto l’appoggio della famiglia di accoglienza, la quale ha provveduto e provvede al vitto, all’alloggio e a tutte le pratiche burocratiche necessarie per vivere qui.

Com’è il rapporto dei parigini con gli italiani nella vostra esperienza?

Elisabetta. Direi che molto dipende dagli italiani, e dalla loro voglia di integrarsi. Ho molti amici italiani, qui a Parigi da diversi anni, che frequentano solo italiani e che hanno giudizi molto severi sui francesi. Ne ho tanti altri che con in parigini ci lavorano, ci fanno l’amore, mettono su famiglia. Tutto sta nel nostro grado di ‘permeabilità”, credo.

Claudia. La comunità italiana a Parigi è molto estesa e variegata, c’è per la maggior parte gente del Sud Italia ma non manca qualche rappresentanza settentrionale. Abbiamo riscontrato che nell’animo di quasi tutti gli italiani c’è una parte creativa che in qualche modo tende a voler venire fuori; anche questa è stata la causa dell’immediatezza con cui ci sono giunti tanti appoggi. Per quanto riguarda i francesi, i parigini in particolare, mi ha colpito l’essere così diversi da noi, un po’ più distaccati, individualisti quasi. Ho notato che noi cerchiamo molto il calore dei rapporti umani, sentiamo il bisogno di stare insieme. In ogni caso sono anche molto disponibili.

Come è nata l’idea del Siap?

Elisabetta. L’idea è nata dal mio incontro fortunato, e fortuito, con Claudia. Stessa passione, stessa visione delle cose… come spesso ci diciamo, siamo io e lei “uguali e contrarie”. Avevamo un progetto, lo abbiamo “aperto” a tutti coloro che avessero avuto voglia di darci una mano a promuovere la nostra cultura italiana. Le risposte che abbiamo ricevuto sono state tante, tantissime, immediate. Non eravamo le sole con questa voglia di “creare”. Non eravamo più sole. Era nato il SIAP.

Claudia. L’idea del Siap è nata praticamente da sola. Abbiamo sempre avuto la sensazione che fosse una cosa che era lì, ad aspettarci e che attendesse solo di verificarsi, di essere concretizzata. Quando ho conosciuto Elisabetta una sensazione di familiarità che si ha raramente nella vita. È bastato un semplice messaggio su Facebook, sul gruppo italiani a Parigi, per farci incontrare e riconoscere. Stesse idee, stessa voglia di realizzare qualcosa, anche se inizialmente non sapevamo bene cosa.

Se vivete a Parigi ma la cultura italiana vi è rimasta nel cuore, ora avete un indirizzo in più. Elisabetta e Claudia vi aspettano.

 

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