I gioielli di Alessio Boschi, l’arte italiana del lusso

Si chiama Alessio Boschi, ha 45 anni, vive a Bangkok e disegna gioielli preziosi che sembrano opere d’arte. La sua è una di quelle storie che fa piacere raccontare perché parla di un’Italia che sa farsi valere nel mondo senza sgomitare, bensì a colpi di genialità e lavoro.

L’intervista che state per leggere racconta solo un terzo o forse meno di una lunghissima conversazione con Alessio Boschi e non è stato semplice trasmettere in poche righe la carica vitale di un artista capace di trasportare chi lo ascolta fin dentro al suo mondo, fatto di pietre preziose, tecniche di intarsio e perle luminose. Quella di Alessio Boschi è una storia umanissima, fatta di successi, errori, cadute e nuove vittorie, ma soprattutto di un’enorme passione.

I gioielli di Alessio Boschi: orecchini Fontana del Nettuno

I gioielli di Alessio Boschi: orecchini Fontana del Nettuno

Nell’ambiente dell’alta gioielleria mondiale Alessio Boschi, originario di Roma, è considerato un talento unico e le sue creazioni per molti anni sono state al servizio delle grandi firme della gioielleria internazionale, come l’australiana Autore, tra le più grandi compagnie del mondo nel settore delle perle.

I gioielli di Alessio Boschi: barocchi e impregnati di cultura

Oggi Boschi è alla guida della sua AB Jewels e con la sorella Valeria, che tre anni fa lo ha raggiunto in Thailandia, vende sui mercati internazionali le sue creazioni, caratterizzate da un assoluto anti-minimalismo.

Le sue tre collezioni principali sono barocche, opulente, straripanti di dettagli e rispecchiano la sua “romanità”:

Roma è una città barocca: le forme tondeggianti, le fontane, la cura dei dettagli, io ho preso tutto questo dalla mia città natale e l’ho usato per disegnare le mie collezioni che sono: Historica, la mia preferita, ispirata alle opere d’arte o ai personaggi celebri del passato come Casanova o Lucrezia Borgia, Thalassa dedicata al mondo marino e Naturalia che trae ispirazione alla bellezza della flora e della fauna.

Gioielli di Alessio Boschi

I gioielli di Alessio Boschi: la fonte di ispirazione di The Cedar Necklace

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Una fase della lavorazione

Gioielli di Alessio Boschi

L’oggetto finito.

 

 

 

 

 

Esuberante e teatrale per sua stessa ammissione, Boschi non solo ama disegnare i suoi gioielli, ma ha un talento speciale anche per presentarli ai clienti, ai quali non vede un oggetto, ma “una storia” che lui stesso scrive e documenta nei minimi dettagli e che viene sempre fornita insieme al gioiello a cui si riferisce.

Per me un gioiello non deve essere comprensibile al primo sguardo. I miei oggetti vanno girati e rigirati, scoperti poco a poco. Per questo allego un dossier che spiega passo per passo tutta la fase creativa, dall’ispirazione, al disegno, fino al prodotto finito.

Gioielli di Alessio Boschi

I gioielli di Alessio Boschi: Wisteria (Glicine). Il fiore, oltre che essere applicabile alla collana, diventa spilla o pendente.

Genio, formazione e creatività made in Italy

Conversare con Alessio Boschi è un continuo divagare per i sentieri della storia, della filosofia, delle arti orientali, può capitare di partire dalla sua adolescenza sui banchi del liceo scientifico e poi ritrovarsi a discutere dell’energia delle pietre o dei segni zodiacali.

Alessio 3Tanta creatività, unita a una solida formazione, ottenuta frequentando il corso triennale di design del gioiello dell’Accademia di costume e di moda di Roma, ma soprattutto attraverso molteplici esperienze in Italia e all’estero, trasforma Alessio Boschi in un professionista ambito sui mercati internazionali.

Nel duemila, dopo tre anni in Grecia, il ventiseienne Boschi decide di trasferirsi a Milano in Italia per questioni private, ma non ci resta per molto perché viene contattato da un’azienda thailandese che lavora sul ricco mercato mediorientale e che gli fa un’offerta irrinunciabile.

Mi sono trasferito a Bangkok e per tre anni ho lavorato come un pazzo. Non c’erano sabati e domeniche ma mi dedicavo a disegnare gioielli meravigliosi con pietre di grande valore. Col tempo però l’ambiente di lavoro è diventato insopportabile per divisioni interne dei soci, così ho cominciato a guardarmi intorno e ho trovato un’altra società. Mi pagavano molto di più ma il lavoro per me era noiosissimo. Ero passato dal disegnare gioielli sofisticatissimi ad anellini super commerciali con pietre sbiadite e mi sentivo frustrato.

Ricordo che nel 2005 nel corso di una delle fiere più importanti del settore, quella di Basilea, mi sono rinchiuso nel bagno a piangere come un disperato. Sarà una questione di energie cosmiche, non saprei, fatto sta che poco dopo nello stand di un amico, conosco il direttore generale di Autore, un brand australiano che in quel momento era in enorme crescita. Quell’incontro mi cambiò la vita. Fui invitato a cena e subito dopo mi venne commissionata una linea di gioielli per gli Oscar di Hollywood che fecero la fortuna della compagnia. E la mia.

Da Bangkok a Sydney: cinque anni in Australia
gioielli di Alessio Boschi THE QAJAR PRIDE RING

I gioielli di Alessio Boschi: anello The Qajar Pride

L’incontro con l’azienda australiana segna una svolta nella carriera di Boschi che decide di trasferirsi a Sydney, dove arriva alla fine del 2005. Per cinque anni i gioielli del designer italiano fanno il giro del mondo, ma la situazione si incrina a causa di visioni divergenti con la direzione aziendale. Così, con un amico e socio, nel 2010 Boschi crea Lux2Lux, la sua prima vera e propria impresa che però vive momenti di grande difficoltà.

Ci sono state persone sleali e scorrette che hanno fatto di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote, ho vissuto momenti in cui non riuscivo nemmeno a pagare l’affitto, che a Sydney non è economico. Però i buoni contatti che avevo sviluppato negli anni mi sono venuti in soccorso. Una cliente cinese specializzata nella giada, persona per cui ancora oggi disegno, si accorse che ero sparito dal mercato e mi chiamò. Andai a Pechino, mi mostrò le sue pietre e mi chiese di disegnare una collezione di gioielli per lei. Non c’è cultura al mondo che sia più vicina della giada alla Cina. I primi amuleti di giada cinese risalgono a cinquemila anni fa. Da allora ho continuato a disegnare per lei e siamo alla ventiduesima collezione.

Questo nuovo contratto obbliga Boschi a produrre in Thailandia e a rivedere i suoi sogni:

Gioielli di Alessio Boschi

I gioielli di Alessio Boschi: collana Lariat

Io per un certo periodo di tempo avevo avuto il mito dell’Australia e sognavo di prendere la nazionalità. Poi ho capito che il loro stile di vita era troppo lontano dal mio. La mia formazione classica e l’amore per la cultura erano in contrasto con la loro mentalità. Per loro le cose importanti sono sempre state lo sport e la vita all’aria aperta, investono volentieri nell’immobiliare, ma danno meno importanza lusso o al gioiello sofisticato.

Vivere a Bangkok da imprenditore. Il bello e il brutto

gioielli di Alessio BoschiNel 2013 Boschi decide che restare a Sydney non ha più senso, si separa dal socio e torna a Bangkok dove fonda la AB Jewels, mantenendo il marchio Alessio Boschi e dando lavoro ad altre quattro persone. Poco dopo lo raggiunge la sorella Valeria che si occupa del marketing e dell’amministrazione dell’azienda, ma che fatica ben più del fratello ad adattarsi allo stile di vita thailandese. Cibo, clima e diversità di cultura sembrano essere un grande ostacolo all’integrazione.

Quando io sono arrivato a Bangkok la prima volta, nel 2000, la città mi era sembrata un paradiso. Qui tutto era facile, non c’erano pregiudizi e io mi sentivo libero. Poi come sempre accade, col tempo le differenze culturali si sono fatte sentire al punto che quando sono partito per l’Australia non ne ne potevo più. Mi ero detto che non sarei mai più tornato, ma poi ho capito che tutto dipende dalle condizioni. Gestire la propria società non è come disegnare per qualcun altro e alla Thailandia io devo essere molto grato.

Boschi spiega quello che ama del paese che lo ospita:

Photo Ale and Vale

Alessio Boschi con la sorella Valeria

Oggi come imprenditore qui vivo benissimo. La Thailandia è il paese con la migliore qualità di vita in Asia e soprattutto è il paese che mi dà da mangiare. La gente è sempre sorridente, cosa che a volte può risultare una facciata, ma che ti mette gioia comunque. I miei collaboratori thailandesi si sono rivelati una famiglia. La loro gentilezza e la loro bontà mi hanno conquistato. Certo, ci sono anche gli aspetti meno positivi come la lentezza. Qui non c’è lo stress da performance tipico dei paesi occidentali, cosa in genere positiva, ma che a volte sfocia in una rilassatezza insopportabile. Mia sorella che risiede qui da meno tempo sta vivendo tutte le fasi di amore e odio che io ho già passato negli anni.

Di tornare in Italia non se ne parla dato che la vicinanza di Bangkok con la Cina rende il lavoro di Boschi molto più agevole e redditizio.

Io torno in Italia perché la adoro, vengo a fare il turista, a parlare con le persone nella mia lingua, persone con cui condivido la cultura. La cosa che mi manca di più dell’Italia sono i rapporti interpersonali. Ma per chi lavora nel mio settore la Thailandia è il centro del mondo. Qui con 200 dollari prendo un volo per Hong Kong e vado a vendere la mia collezione tax free. Tutto alla luce del sole e con costi ridotti. Dall’Italia questo mercato per me sarebbe proibitivo. Per non parlare della burocrazia che da noi blocca tutto. Va bene cercare di impedire l’evasione fiscale, ma in Italia fare business è diventato impossibile. Ci sono leggi restrittive assurde e il costo del lavoro è altissimo. A noi è rimasta soltanto la creatività. Ormai in alcune tecniche di lavorazione dei gioielli siamo dei “dinosauri”.

Gioielli di alessio Boschi fontana del moro

I gioielli di Alessio Boschi: anello Fontana del Moro, della collezione ispirata alle fontane di Roma

I gioielli di Alessio Boschi oggi sono apprezzati da una clientela esigente ma se si domanda al designer se è soddisfatto dei risultati ottenuti non esita a rispondere così:

Io non sono mai soddisfatto, perché sentirsi appagati significa fermarsi. E io non ho nessuna intenzione di fermami.

Un sogno?

Che la mia creatività non mi abbandoni fino alla fine dei miei giorni in modo da continuare a lasciare un segno nell’anima di chi acquista i miei gioielli. Vorrei che le mie “storie” stupissero sempre, mi fa paura diventare uno di quei designer obsoleti e antiquati che fanno sempre le stesse cose.

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