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Cosa esportare negli Usa e come avere successo

Gli Stati Uniti sono un mercato enorme (325 milioni di abitanti), con un potere d’acquisto elevato ($57,300 pro capite) e che apprezza i prodotti italiani a tal punto da rappresentare il terzo Paese di destinazione dell’export Made in Italy dopo Germania e Francia. Ma quali sono i prodotti del Belpaese più richiesti ed acquistati dai consumatori a stelle e strisce? E quali sono le prospettive per chi investe nel mercato americano? In altre parole, come si fa a esportare negli Usa e ad avere successo. Scopritelo con questo articolo.

Esportare negli Usa: diamo in numeri

Uno dei mercati più importanti e ambiti dalle PMI esportatrici italiane è sicuramente quello statunitense che, negli ultimi anni, sta vivendo una fase di crescita fortissima, a dimostrazione che oltreoceano il Made in Italy riesce a conquistare importanti fette di consumatori grazie alle caratteristiche peculiari dei propri prodotti come qualitàaffidabilitàartigianalità e autenticità.

Nel 2016 l’interscambio tra Italia è Stati Uniti ha raggiunto la cifra record di $ 61,963 miliardi, con una crescita del 2.7% rispetto allo scorso anno, ed il totale dei beni e servizi esportati dal Belpaese negli USA ha invece toccato quota $ 45,210 miliardi.

Per quanto riguarda la composizione settoriale del nostro export il settore di punta si conferma quello della meccanica (22%), seguono moda e accessori (16%), mezzi di trasporto (15%), chimica e farmaceutica (13%), agroalimentare (10%), semilavorati e componenti (8%), arredamento ed edilizia (6%).

Fra i settori più dinamici si segnala il forte balzo in avanti del comparto farmaceutico (+27.8%), mentre mettono a segno un risultato positivo anche arredamento ed edilizia (+5.9%), agroalimentare (+4%) e mezzi di trasporto (+0.2%). Flessione importante invece per i settori dei semilavorati e componenti (-8.9%), moda e accessori (-5.1%) e meccanica (-4.7%).

Il Made in Italy negli USA

Pasta, vino, pizza, salumi, formaggi, gelato, abbigliamento, auto di lusso e mezzi di trasporto come la Vespa: sono tutti prodotti Made in Italy che da sempre occupano una posizione privilegiata nell’immaginario dei consumatori americani e sono sempre di più le imprese italiane che decidono esportare negli Usa questi prodotti.

ESPORTARE NEGLI USA

Ma il Belpaese si fa rispettare anche in altri comparti come meccanica, edilizia e design dove sono tantissime le aziende a stelle e strisce che si affidano alla qualità del nostro saper fare.

La parola d’ordine per esportare negli Usa con successo: promozione

La promozione: è l’aspetto sul quale si sta insistendo per far conoscere i nostri prodotti al vasto mercato statunitense e per combattere allo stesso tempo il nefasto fenomeno dell’Italian Sounding. Basta fare un giro a New York per percepire la grande mole di falso Made in Italy: dai prodotti che riempiono gli scaffali dei supermercati alle strutture ricettive che usano (o meglio abusano) di diciture e loghi che rimandano al Belpaese. Così nasce il Parmesan o il pecorino senza latte di pecora o addirittura si creano nuove denominazioni come il “Fontiago”, un mix tra Fontina e Asiago che però confonde i consumatori americani i quali, convinti di comprare italiano, si ritrovano a tavola un prodotto che non ricorda minimamente per sapore e autenticità il Made in Italy. E purtroppo non ci sono norme che ne vietino l’abuso.

Anche il vino italiano viene “aggredito” da questo fenomeno: infatti sul mercato americano è comune trovare dei wine-kit che promettono, attraverso l’uso di particolari polverine chimiche, la produzione di Chianti, Barolo o Montepulciano.

E non a caso l’Italian Sounding secondo Federalimentare nel 2017 ha raggiungo quota 27 miliardi di euro soltanto nel Nord America, circa 7 volte il totale del nostro export agroalimentare negli Stati Uniti. Questi numeri fanno ben capire quanto sia importante per chi punta il mercato americano investire in promozione al fine di educare i consumatori all’importanza dei processi produttivi che ci sono dietro ogni singolo prodotto e al saper distinguere l’autentico Made in Italy dal falso.

Le prospettive per il futuro

Uno degli eventi che negli ultimi mesi ha destato preoccupazione tra le aziende esportatrici italiane è stata sicuramente l’elezione di Trump che durante la campagna elettorale aveva più volte sottolineato l’intenzione di portare avanti una politica ultra protezionistica per favorire i prodotti Made in USA al grido “Make America Great Again”.
Da quell’8 novembre, giorno dell’elezione del tycoon, le cose sono cambiate e filtra un cauto ottimismo, vista la recente linea morbida adottata dal nuovo Governo in materia di commercio internazionale (in particolare nei confronti del Messico). Effettivamente un aumento dei dazi sui prodotti importati creerebbe un forte aumento generale dei prezzi ed una conseguente diminuzione dei consumi.

Infine gli Stati Uniti costituiscono oggi un mercato fondamentale per l’Italia sia per le imprese esportatrici che per gli investitori. Il fascino del Made in Italy, la qualità e l’autenticità dei prodotti sono gli aspetti su cui puntare per crescere su questo mercato. Ma ad una sola condizione: investire in promozione.

Testo di Anthony Pascarella – Exportiamo.it

 

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