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Il colpo di fulmine professionale di Giulio Tamacoldi, da dipendente a coach a Parigi

Ci sono persone che scoprono la propria vocazione professionale sin da ragazzi, altri che, nonostante brillanti carriere e incarichi di soddisfazione, intuiscono di non aver centrato l’obbiettivo. E sentono l’urgenza di cambiare. È quello che è accaduto a Giulio Tamacoldi, trentaseienne di Cremona, a Parigi dal 2008, che fino ai trent’anni ha lavorato come responsabile finanziario di una grande ONG francese, per poi capire che il suo futuro era diventare coach.

Oggi, a sei anni di distanza da quell’importante decisione, il protagonista di questa storia è un coach certificato, iscritto alla Federazione Internazionale di coaching e fondatore di The Brillant Side, società con clienti in tre continenti. Un percorso costruito con determinazione ma che per molti anni non gli era stato affatto chiaro. Racconta lui:

Sin da piccolo sapevo che volevo imparare le lingue e conoscere il mondo. Così a 17 anni mi sono trasferito a Perth, in Australia, per un anno di studio. Inizialmente è stato difficile, ero un ragazzino e non  c’era la tecnologia di oggi per comunicare con la famiglia. Ci chiamavamo una volta la settimana e ci mandavamo dei fax. Però l’esperienza è stata molto formativa e ha confermato la mia voglia di conoscere altri Paesi.

Gli studi diplomatici e le missioni umanitarie

Visto l’attrazione nei confronti della vita all’estero, Giulio Tamacoldi si scrive alla Facoltà di Scienze Diplomatiche e Internazionali di Trieste e quindi ottiene un anno di Erasmus all’Università Sciences Po di Parigi dove poi realizza anche il master, specializzandosi nei temi della cooperazione internazionale. Il suo destino a questo punto sembra tracciato verso la strada della diplomazia. Spiega il coach:

Prima di finire il Master ho fatto tre mesi di stage presso l’Ambasciata italiana in Zambia. Un’esperienza intensissima che mi ha mostrato la differenza tra povertà e miseria e chi mi ha arricchito umanamente. Ma che mi ha anche fatto capire che il mondo diplomatico non mi interessava davvero. Avevo bisogno di un lavoro più operativo e meno burocratico, così ho rivolto la mia attenzione alle ONG.

Dopo la laurea Giulio Tamacoldi entra in Acted, una delle più grandi ONG francesi e viene mandato in missioni umanitarie in giro per il mondo:

Sono stato in Pakistan, Afghanistan e Tagikistan, oltre a un anno in Sri Lanka durante la guerra civile, lavorando nei campi profughi interni. Dopo quasi tre anni di questa vita sono rientrato a Parigi, che ormai era diventata la mia città, e ho cominciato a lavorare come responsabile finanziario e risorse umane per Oxus, il gruppo di microfinanza di Acted, dove sono rimasto quasi otto anni.

Coaching: la scoperta di una passione
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Giulio Tamacoldi durante una sessione come coach individuale

È nel 2011, al compimento del trentesimo compleanno, che accade qualcosa che cambierà per sempre la vita del giovane manager lombardo:

Le domande che fino a quel momento avevo nella testa si sono fatte sentire in modo più forte. Lavoravo da anni ma continuavo a chiedermi: “Che cosa farò da grande?”. Mi ero reso conto che il lavoro che facevo non era quello che potevo fare meglio nella mia vita. Fino a quel momento avevo seguito i miei interessi, ma non avevo sentito nessuna passione o “vocazione”. Volevo capire qual era davvero la mia strada, così mi iscrissi a un corso che offre lo stato francese chiamato “Bilancio di competenze”. Durante il corso le parole coach o coaching non uscirono mai, anche perché si tratta di una professione ancora di nicchia, ma emerse la mia propensione verso un mestiere che privilegiasse l’accompagnamento della persona, l’ascolto, la psicologia e la relazione interpersonale.

Il caso vuole che poco dopo il corso, durante una serata, Giulio Tamacoldi conosca un coach che gli racconta per filo e per segno in cosa consiste il suo lavoro. Lui racconta così quell’incontro:

Quello che mi aveva spiegato il coach mi aveva entusiasmato. Ho capito subito che il coaching era il mio futuro. Mi sono informato, ho scoperto l’esistenza del CTI – Coach Training Institute, che è un centro di formazione americano per coach, ma che ha sede anche a Parigi e mi sono iscritto. I corsi si svolgevano un weekend al mese quindi potevo continuare a lavorare prendendo solo un venerdì di ferie. Il primo giorno di corso, dopo dieci minuti, mi sono detto: “È questo che voglio fare, non ho più nessun dubbio”. È stato un vero “colpo di fulmine professionale”.

Dopo un anno di corso Giulio Tamacoldi ottiene il titolo di coach e si mette alla ricerca dei primi clienti tra amici e conoscenti. La sua passione non passa inosservata e l’agenda del neo coach, che per il momento mantiene il posto fisso, si riempie velocemente.

Addio al posto fisso per diventare coach a tempo pieno

Il grande “salto” avviene nel 2015 quando Tamacoldi si licenzia per dedicarsi esclusivamente alla professione di coach:

Era venuto il momento di concentrarmi solo sulla mia passione. Ho creato la mia società e ho cominciato a collaborare con varie Università. Oggi tengo workshop e seminari di formazione per studenti, ma anche per aziende e privati, oltre a dedicarmi al coaching individuale che può essere presenziale, ma anche telefonico, in inglese, francese e italiano.

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Giulio Tamacoldi con un gruppo di studenti

L’integrità come valore assoluto

Per poter aiutare gli altri a trovare il proprio percorso di vita ideale, la professione di coach richiede la capacità di essere costantemente all’ascolto di se stessi. Giulio Tamacoldi, che in passato non ha avuto timore di fare “coming out” sulla sua vita privata, sottolinea l’importanza dei principi etici:

Per me l’integrità è un valore essenziale. Io lavoro costantemente su me stesso, anche con la psicanalisi. Come potrei parlare di integrità alle persone cha accompagno nel percorso di coaching se non mi sentissi integro io per primo?

La passione contagiosa che Tamacoldi trasmette quando parla del suo lavoro si interrompe solo un momento quando gli si domanda quali sono i suoi sogni. Come ogni persona molto soddisfatta di quello che fa, ci pensa a lungo, a dimostrare che il suo sogno lo sta già vivendo:

Io amo il mio lavoro e ho una vita felice. Ho sogni di famiglia e di serenità, ma soprattutto di essere sempre onesto con me stesso e di fare sempre quello che è giusto per me.

 

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