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Cesare Bocci: “Da Ballando con le stelle una grande lezione di vita”

Avevo intervistato Cesare Bocci e la sua compagna Daniela Spada in tempi non sospetti, quando il “Mimì” nazionale non aveva ancora vinto l’edizione 2018 di Ballando con le stelle. L’occasione di incontrare la coppia si era presentata a Barcellona, dove l’attore e la moglie avevano presentato Pesce d’aprile: Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti, il libro (Sperling & Kupfer) in cui raccontano l’ictus che il primo aprile del 2000 colpì la donna mentre allattava la sua bimba nata pochi giorni prima. Una sofferenza a cui più tardi si è sommata quella di una cancro al seno, poi fortunatamente sconfitto (qui l’intervista integrale alla coppia e la recensione del libro).

Una vicenda drammatica, che dopo la trasmissione di Raiuno dello scorso 19 maggio, conclusasi con il trionfo di Cesare Bocci in coppia con la ballerina Alessandra Tripoli, è rimbalzata sui media rendendola nota anche a chi non aveva letto il libro e conosceva l’attore solo per il suo ruolo nella fiction il Commissario Montalbano. Il commovente ballo di Cesare Bocci con la moglie, che ha emozionato pubblico e giurati, è stato la conferma di un grande amore e di una complicità straordinaria che la coppia trasmette al primo incontro.

Cesare Bocci

Cesare Bocci con Daniela Spada

Il talento e l’umanità di Cesare Bocci insieme alla sua capacità di mettersi in gioco, lo collocano di diritto tra le personalità eccellenti del nostro Paese, per questo l’ho raggiunto telefonicamente per farmi spiegare questa esperienza che lo ha nuovamente messo alla prova. Ecco che cosa mi ha raccontato.

Perché hai deciso di partecipare a ballando con le stelle?

Erano anni che Milly (Carlucci, ndr) me lo chiedeva, ma non c’era mai stata la possibilità perché io ero sempre impegnato. In realtà c’era anche un po’ di paura, quando ci pensavo mi prendeva l’angoscia. Quest’anno però non avevo impedimenti professionali, che erano sempre stati la mia scusa perfetta, ma il timore era grande. Ho pensato che le paure vanno superate e mi sono buttato.

Tu non avevi mai ballato prima?

No, anzi, mi chiamavano “tronco” o “pezzo di legno”, al massimo avevo fatto dei musical con due passi di coreografia che mi venivano male…

Che cosa ti ha detto Daniela quando e hai detto che volevi partecipare a Ballando con le stelle?

Daniela era contenta. Lei è così: le proponi di andare sulla luna e ti dice “ok, partiamo”. Sono io quello che si fa degli scrupoli, quello più abitudinario.

Nemmeno un po’ di gelosia da parte di tua moglie? In fondo ballavi con una donna splendida come Alessandra Tripoli….

E ce n’erano tante altre intorno… Ma no, nessuna gelosia. Con Alessandra si sono conosciute subito e si sono piaciute immediatamente. C’è stata totale condivisione, anche con il marito di Alessandra (il ballerino Luca Urso, ndr) abbiamo creato una splendida amicizia. Daniela ha condiviso con noi le coreografie, i dolori, tutto.

E vostra figlia Mia?

Fino all’ultima puntata Mia non è venuta e non aveva visto nulla. Qualche volta, per gioco, provavo delle coreografie a casa e lei, da poco diciottenne, mi diceva “Papà ti prego…” Però nell’ultima puntata c’era e si è emozionata tantissimo.

È stato molto faticoso dal punto di vista fisico?

Tantissimo. Fisicamente all’inizio è durissima. Dopo le prime due settimane di prove devi già affrontare la prima serata in Tv ma hai ancora una preparazione insufficiente. Ti fa male tutto. Ci si allena quattro o cinque ore al giorno, però più vai avanti più hai voglia di farlo. E dopo ti senti molto più tonico e sciolto. Vai oltre le tue forze perché vuoi fare bella figura.

E psicologicamente come ci si sente?

È molto impegnativo. Tutti noi concorrenti stavamo facendo qualcosa che non ci appartiene e la sfida è prima di tutto con se stessi.

Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Un bell’insegnamento di vita, sia a livello umano che professionale. Diciamo che dal punto di vista della sofferenza noi come famiglia “avevamo già dato”, però ho imparato molto come professionista. Noi attori in genere tendiamo a lamentarci per tutto, per un’unghia scheggiata vogliamo il chirurgo… I ballerini insegnano cosa significa resistere al dolore. Pensa che Alessandra arrivava da me dopo quattro ore di allenamento sfiancante con il marito e ricominciava per altre quattro ore. Io a metà lezione vedevo sul pavimento delle gocce di sangue e mi domandavo se non avessero pulito. Poi ho capito, guardando i piedi di Alessandra, che era lei che sanguinava. Le chiedevo di fermarsi, ma lei non ci pensava proprio.

Quali sorprese dobbiamo aspettarci da te adesso?

Per ora e fino alla fine di giugno stiamo girando il Commissario Montalbano, poi ad ottobre inizieranno le prove di uno spettacolo teatrale tratto dal libro scritto con Daniela che debutterà in dicembre.

La vostra autobiografia si presta anche a diventare un film. Ci avete pensato?

Sì, più avanti ci sarà anche un progetto cinematografico.

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