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Come vivere a Ginevra ed essere felici

Mi chiamo Greta Antonelli, ho 32 anni, amo i cani, leggere, viaggiare, la musica, sono un avvocato e sono andata a vivere a Ginevra “per caso” da quasi due anni. Dico per caso perché come tutte le cose belle della vita, mi è capitato quando non l’avevo previsto.

Avevo (ed ho tutt’ora) un caro amico che si era trasferito a Ginevra da tempo e durante la vacanza per conoscere la città che lo stava ospitando ho conosciuto quello che sarebbe diventato il mio futuro datore di lavoro in Svizzera.

“Ciao mamma, ciao papà, io vado a vivere a Ginevra”. Valigia 23 kg + bagaglio a mano + chitarra. Biglietto di sola andata. Ed eccomi qui, nel paese di Heidi, del cioccolato e degli orologi.

Ma sarebbe estremamente riduttivo parlarvi della Svizzera e di Ginevra soltanto in questi termini. Nei miei futuri post come Ambasciatrice di ItalianiOvunque.com vi parlerò e vi porterò in viaggio con me in questo paese che ospita la sede centrale delle Nazioni Unite (pur essendo entrata a farne parte solo nel 2002), circa 250 altre organizzazioni fra le quali spiccano la Croce Rossa Internazionale (CRI) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il CERN (l’istituto di fisica nucleare) e che ha su quasi ogni edificio una bandiera che si contraddistingue da tutte le altre bandiere al mondo per la sua forma quadrata.

Non sono molto brava con i numeri, ma vi dirò che Ginevra fa circa 180.000 abitanti, di cui una grande percentuale stranieri. È una città incredibile, nella quale per strada si possono sentir parlare quattro o cinque lingue diverse. La lingua madre è il francese, anche se in ambito lavorativo l’inglese primeggia. Conosco tantissime persone che vivono qui anche da un decennio e che non parlano una sola parola di francese… be’ forse sono cattiva, bonjour, bonsoir e merci beaucoup li sanno pronunciare anche senza la “r” da mangiatori di rane – grenouilles – (ovvero senza la “r” moscia come diciamo noi italiani).

Come ottenere il permesso di soggiorno per vivere a Ginevra

Vivere a Ginevra

È importante ricordare che in Svizzera, se non sei svizzero, sei un immigrato e che pertanto devi avviare tutte le pratiche per annunciare il tuo arrivo sul territorio e ottenere il permesso di soggiorno dal cantone di appartenenza, in base all’attività che svolgerai (lavoro, permesso studio, stage e così via).

L’ufficio che si occupa di tutto ciò, per quanto concerne Ginevra, si trova a Route de Chancy al numero 88 ad Onex, facilmente raggiungibile con il tram n°14, ed è l’Office Cantonal de la Population. Gli svizzeri sono molto precisi ed efficienti, quindi dimenticate ore ed ore di fila in un ufficio amministrativo.

Organizzate la vostra giornata e, in genere, avrete le vostre risposte in circa mezz’ora, sempre che siate muniti di:

  • formulario da scaricare dal sito dell’ufficio immigrazione www.geneve.ch/ocp e da compilare con timbro e firma del datore di lavoro (mi raccomando fateci molta attenzione perché numerosi sono i documenti respinti per mancanza di firme o timbri);
  • copia del documento d’identità,
  • due fotografie formato passaporto;
  • copia del contratto di lavoro;
  • copia del contratto di affitto o in mancanza di questo copia del contratto di affitto della persona che vi ospita (con copia del suo documento d’ identità).

Per vivere a Ginevra il permesso di soggiorno è fondamentale, ma ricordate che potrete ottenerlo solo dimostrando di avere già un contratto di lavoro, uno stage, borsa di studio o lavoro indipendente. Il permesso di soggiorno vi servirà per poter iniziare a cercare una casa in affitto, grande nota dolente qui a Ginevra.

All’inizio vi consiglio un appoggio “amico”, una camera presso qualcuno che vi possa ospitare mentre cercate una soluzione congeniale alle vostre esigenze (ma vi parlerò del “problema casa” più in là, visto che dopo quasi due anni ne sono ancora alla disperata ricerca).

Il famigerato permesso di soggiorno non vi sarà consegnato subito, i tempi di attesa variano da persona a persona senza un criterio preciso. Io ho aspettato quattro mesi, un mio amico sei, una mia amica un mese soltanto, ma vi servirà per aprire un conto alle poste o in banca, a comprare una scheda del telefono per avere un numero svizzero perché, credetemi, le promozioni-estero delle varie compagnie telefoniche italiane dopo un po’ risultano svantaggiose.

Vivere a Ginevra

L’assicurazione sanitaria è obbligatoria per vivere a Ginevra

Il permesso di soggiorno vi servirà anche a stipulare un’assicurazione sanitaria.

Sì, in Svizzera l’assicurazione è privata ed è obbligatorio sottoscrivere un‘assicurazione malattia entro 3 mesi dal vostro arrivo (salvo per i funzionari internazionali, i diplomatici e le loro famiglie che invece devono rivolgersi al CAGI (Centre d’Accueil de la Genève Internationale). Vi consiglio di stipularla il prima possibile in quanto è retroattiva e potreste trovarvi a pagare un’importante somma all’improvviso.

L’assicurazione malattia è divisa in due: quella di base, grazie alla quale le spese mediche ed ospedaliere sono rimborsate al 90% (salvo quelle dentarie) e quella complementare (facoltativa ma che consiglio) che consente di accedere ai servizi in ambito privato e semiprivato (se fate un lavoro come il mio per il quale state poco più di 8 ore seduti, l’osteopata, ad esempio, diventerà il vostro migliore amico e rientra nell’assicurazione complementare). Sarà invece compito del datore di lavoro sottoscriverne una per gli infortuni di lavoro. Cercate sul sito dell’Associazione professionale la lista dei medici di base e sceglietene uno (va detto che spesso sono pieni di pazienti e le liste di attesa sono infinite).

Vivere a Ginevra: precisione svizzera, clima rigido ma anche tanta bellezza

Questi i primi passi per muoversi nella verde e bella Svizzera. All’inizio, tuttavia, vivere a Ginevra non è facile. Per niente.

Fa freddo, molto più freddo di quanto una partenopea come me, cresciuta in toscana, crede di poter sopportare. Non trovi l’orzo bimbo ed il grano per la pastiera, impari che i negozi sono aperti dal lunedì al sabato massimo fino alle 19:30 (tranne il giovedì fino alle 21:00), che quando entri in un ufficio o in un negozio devi sempre salutare con un bonjour, che non ti negano mai un sorriso, che il jet d’eau, l’enorme fontana simbolo della città, spesso ha un arcobaleno che toglie il fiato, che i cigni, le papere e i gabbiani saranno gli animali che vedrai per la maggior parte del tempo, che andrai a correre sul lungo lago, che mangerai fondue e raclette come se non ci fosse un domani e che ti mancherà sempre tanto della nostra bell’Italia.

Ma che, nonostante tutto, riuscirai a crearti un microcosmo composto da italiani e non, grazie al quale a ogni ritorno griderai “home swiss home”, perché dopo tutto, le realtà italiane sono molteplici e sarà sempre come essere un po’ a casa.

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