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Il mio Cammino di Santiago

Innumerevoli sono i siti Internet, i libri, le guide, le persone che parlano o raccontano del Cammino di Santiago. Quello che ho capito, concludendolo, è che ognuno fa il “suo” cammino, non esiste un modello. Per questo ho apprezzato molto il consiglio di un amico sacerdote che mi aveva detto di partire senza aspettarmi o propormi nulla, ma di accogliere quello che mi sarebbe venuto incontro.

Le motivazioni che spingono ad intraprendere un viaggio un po’ sui generis come il Cammino di Santiago possono essere varie: di natura religiosa, come adempiere a un voto, chiedere una grazia o domandare perdono, oppure di natura più terrena, come semplicemente voler fare un’escursione in luoghi talvolta lontani dalla civiltà, con un modo di viaggiare simile a quello di molti dei nostri bisnonni; oppure, ancora, per mettersi alla prova. Indubbiamente, nel momento in cui si conclude il cammino ci si accorge che non è stata un’esperienza comune, soprattutto per il segno che lasciano i luoghi attraversati e le persone incontrate.

Il mio viaggio è nato per caso, parlando con Gloria, una persona che conoscevo da poco e in modo superficiale. Però spesso è il destino a cambiare le carte in tavola e capita di scoprire che si possono creare legami e complicità anche con chi pensiamo molto diverso da noi.

Quella che poi è diventata la mia compagna di avventura aveva già un piano preciso e io mi sono affidata completamente alla sua guida e alla sua scelta sul percorso. Come sicuramente molti sapranno, non esiste solo un Cammino di Santiago, ma ci sono moltissime opzioni e punti di partenza, a seconda anche del tempo che si ha a disposizione e della stagione prescelta.

Vigilia di San Giovanni: una notte di festa
Ourense, nostro punto di partenza del Cammino di Santiago: "La lattaia", statua in bronzo sulla Rambla della cittadina

Ourense, nostro punto di partenza del Cammino di Santiago: “La lattaia”, statua in bronzo sulla Rambla della cittadina

Siamo partite il 18 giugno da Barcellona e rientrate il 24, dopo aver trascorso la sera del 23, vigilia di San Giovanni (San Juan) a Santiago.

Una notte magica quella di San Juan perché, come in molti altri luoghi della Spagna, viene festeggiata con fuochi di artificio e falò purificatori, che celebrano l’inizio dell’estate. Ogni città ha i suoi riti e a Santiago gli abitanti, in un clima di festa ed euforia, preparano grigliate di sardine, ballano e organizzano concerti di musica tradizionale per le strade. Purtroppo, Gloria ed io abbiamo perso buona parte dei festeggiamenti perché troppo stanche dopo i lunghi giorni di camminata. Mai come in questo caso vale il detto “chi dorme non piglia pesci”… Fortunatamente, però, siamo riuscite ad ascoltare una parte del concerto del pomeriggio sul sagrato della cattedrale!

Non avevamo molti giorni da poter dedicare alla nostra esperienza ma sufficienti per poter richiedere la Compostela, il documento ufficiale, rilasciato dall’Ufficio del pellegrino, che certifica che sono stati percorsi almeno 100km a piedi o a cavallo, oppure 200km in bicicletta del Cammino di Santiago.

Il nostro programma per il Cammino di Santiago

Il nostro programma prevedeva di partire da Ourense, in Galizia, per percorrere l’ultimo tratto della Via de la Plata che prende il nome di Camino Sanabrés, con tappe a Cea, Castro Dozon, Silleda, Outeiro fino a giungere a Santiago, dopo cinque giorni di cammino.

La distanza ufficialmente dichiarata del cammino da Ourense a Santiago è di 104 km, quindi giusti per ottenere la Compostela, ma ci siamo accorte presto, che si tratta di una misurazione decisamente sottostimata; alla fine, con il mio conta passi come testimone, la distanza percorsa è stata di 130 km. E vi assicuro che anche solo 3km in più alla fine di una giornata di cammino, fanno la differenza!

Gloria aveva avuto modo di documentarsi utilizzando vari siti web, tra cui quello redatto da Eroski (disponibile anche come App) risultato molto utile perché dettagliato in merito alla lunghezza delle tappe, ai luoghi dove fermarsi per rinfrancarsi e dormire e alle pendenze dei percorsi da affrontare (informazione fondamentale).

Per non portare uno zaino troppo pesante abbiamo scelto di evitare gli “alberghi del pellegrino” dove sarebbe stato necessario il sacco a pelo e la biancheria da bagno, abbiamo invece optato per dormire in piccoli hotel, prenotati tra quelli consigliati dal sito web (modesti, ma molto confortevoli e puliti).

Ponte in pietra vicino a Puente Ulla

Ponte in pietra di Puente Ulla in Galizia

Per immergerci da subito nelle vesti del pellegrino d’altri tempi e nei ritmi lenti che il Cammino di Santiago necessariamente comporta, abbiamo fatto il viaggio di andata in treno da Barcellona fino ad Ourense, luogo di inizio del nostro pellegrinaggio, attraversando tutta la Spagna e passando dai Paesi Baschi.

Ourense è una cittadina moderna nelle zone periferiche, ma con un centro storico medioevale e una bella cattedrale gotica. La sera del nostro pernottamento le strade erano animate dalle feste di fine anno scolastico e i numerosi ristoranti e bar erano tutti molto affollati.

L’accoglienza delle persone del posto è stata veramente cordiale: una signora, all’uscita dalla stazione ci ha indicato la direzione per il centro senza neppure che le chiedessimo aiuto (che i residenti siano abituati al flusso dei pellegrini che non sanno orientarsi dopo dodici ore di treno?) e le proprietarie del nostro hotel, due anziane signore molto dinamiche e arzille, ci hanno guidato nella scelta del ristorante per la cena.

Cammino di Santiago: partenza da Ourense verso la campagna deserta
Particolare di un cippo che indica la direzione e la distanza per Santiago

Particolare di un cippo che indica la direzione e la distanza per Santiago

La mattina successiva, domenica 19 giugno, ci mettiamo in marcia, ma non presto come avremmo voluto, perché scopriamo che prima di partire occorre far timbrare il nostro libretto del pellegrino (la Credencial) per attestare il luogo di avvio del pellegrinaggio.

Alle otto ci presentiamo alla cattedrale, che fortunatamente troviamo aperta, ed è lì che riceviamo il famigerato sello (timbro). Poi cerchiamo un bar per fare colazione, una missione quasi impossibile: Ourense la domenica mattina è una città fantasma!

Finalmente pronte e con lo zaino in spalla, lasciamo il centro per raggiungere l’inizio del cammino, seguendo la famosa Concha, la conchiglia azzurra su fondo giallo che indica il percorso.

Prima di lasciare il centro abitato, ci imbattiamo in una serie di ristoranti che stanno preparando il famoso polpo, il piatto tradizionale locale. Lo cucinano in enormi contenitori di metallo direttamente per strada. Una signora ci mostra un enorme polpo crudo e subito dopo quello che ha già parzialmente bollito, spiegandoci il procedimento e i tempi di cottura.

Polpo bollito direttamente in strada dairistoratori di Ourense.

Polpo bollito direttamente in strada dai ristoratori di Ourense.

Riprendiamo il cammino e finalmente, dopo un percorso decisamente in salita, ci troviamo immerse nella campagna galiziana.

Gli odori di erba tagliata da poco e di escrementi di mucca mi riportano alla mia infanzia, quando con la mia famiglia andavo in vacanza in Lunigiana, a Castello di Zeri, e passavo le giornate con mio fratello e mia cugina in giro per i campi, accompagnando le vacche con un contadino locale.

I sentieri si alternano a mulattiere che sembrano più letti di fiumi in secca, fangosi e strabordanti di rigogliosa ortica, assai minacciosa per le nostre braccia nude.

La mia compagna ed io non incontriamo nessuno sul nostro cammino e ci rallegriamo per la scelta di non aver affrontato il percorso in solitario. Sapevamo che era uno degli itinerari meno frequentati, ma così deserto non ce lo aspettavamo.

Tratti di strada completamente deserti sul Cammino di Santiago

Tratti di strada completamente deserti sul Cammino di Santiago

Dopo varie ore arriviamo in un piccolo centro abitato dove troviamo un bar: sogniamo un bagno, una bibita fresca e un panino! Giusto in quest’ordine.

Non credo di aver mai bevuto con tanta velocità una birra, la più buona Estrella Galicia mai provata che, nonostante fosse gelata, non mi ha dato neppure alla testa. Dopo 15 chilometri a piedi a 30 gradi di temperatura, la gradazione alcolica, evidentemente,  si azzera…

Il proprietario del bar, molto gentilmente, ma anche da bravo commerciante, ci domanda se abbiamo già prenotato una stanza per la notte, perché altrimenti ci avrebbe consigliato un posto molto carino gestito da sua cugina, che guarda caso era presente proprio lì, nel bar. Per fortuna, era lo stesso affittacamere che avevamo prenotato, altrimenti credo che ci avrebbe convinte a cambiare la prenotazione.

Riprendiamo il cammino verso la destinazione finale della giornata e dopo un ultimo tratto immerse nella “giungla” galiziana, dove l’umidità proveniente dal terreno la fa da padrona e la stanchezza dovuta al peso dello zaino ci mette alla prova, arriviamo a Cea, paese famoso per il suo pane scuro, fatto con pasta madre e per i suoi forni.

Cammino di Santiago: tra forni di pane e monasteri

La signora che ci ospita ci spiega che Cea vanta addirittura 20 forni, la proprietà e l’uso dei quali si tramanda di padre in figlio.

Anticamente, per ottenere il denaro sufficiente, alcune famiglie del paese si consorziavano per costruire un forno proprio e l’utilizzo veniva ripartito in settimane; ogni famiglia aveva diritto ad utilizzare il forno a rotazione in funzione del proprio apporto economico. Una settimana, in pratica, corrispondeva a una quota. Alcune famiglie potevano avere anche quote/settimane di cui non usufruivano perché magari troppo ravvicinate tra loro e così potevano venderle ad altri e ottenere un ulteriore profitto. In virtù di questa tradizione così radicata, ancora oggi è possibile visitare i forni più antichi e gustare il sapore di questo pane di antica ricetta. Buonissimo! Soprattutto la mattina tostato con burro e marmellata.

La metà principale della nostra seconda tappa è il monastero di Oseira, grandioso complesso monastico cistercense, di indubbio impatto visivo dalla strada, immerso in una grandissima proprietà rurale dalla quale si intuisce la indubbia importanza del monastero nei secoli.

Cammino di Santiago - portale di accesso al complesso monastico di Oseira

Complesso monastico di Oseira lungo il Cammino di Santiago.

Come in molti dei monasteri cistercensi in altre parti d’Europa i monaci, che ancora vivono all’interno delle mura, hanno mantenuto alcune produzioni tradizionali, come liquori a base di eucalipto, alberi abbondantissimi nei boschi vicini, olio e cioccolata, che ovviamente abbiamo provato e comprato.

A Cea abbiamo fatto la conoscenza di una coppia di Madrid e di un gruppo di anziani portoghesi che ci hanno accompagnato in alcuni tratti del nostro percorso. Sebbene ognuno di noi facesse il suo viaggio secondo i propri ritmi, ci ha accomunato un grande senso di solidarietà e di desiderio di condivisione delle proprie esperienze giornaliere o di viaggi precedenti. Soprattutto con i signori portoghesi abbiamo instaurato un rapporto di simpatia e cordialità tipico di quei viaggi caratterizzati dal senso di libertà e rilassatezza, che la vita cittadina di ogni giorno sacrifica.

La sconfinata campagna galiziana con le sue mandrie di vacche al pascolo

La sconfinata campagna galiziana con le sue mandrie di vacche al pascolo

Questa carica di energia positiva ci ha accompagnato nel resto del nostro viaggio nella campagna galiziana, caratterizzata da distese infinite di prati, boschi di eucalipto e… di stalle. Impossibile non notare le mucche, visto che per lunghi tratti l’odore rendeva quasi impossibile respirare. Sicuramente parte dell’economia locale si regge sulla produzione di letame da concime, altrimenti non si spiegano questi miasmi impossibili.

Gli ItalianiOvunque, anche sul Cammino di Santiago

A testimonianza che gli italiani sono veramente ovunque, nel bel mezzo del nostro cammino tra Silleda e Vedra, nel nulla più completo, ci imbattiamo in un piccolo ostello con un bar che definirei, senza timore di esagerare, raffinato nel suo essere rustico. Entriamo per ottenere un sello in più e rimaniamo sorprese nello scoprire che il proprietario è un ragazzo milanese trasferitosi dieci anni prima in Galizia con la sua compagna. Lì, in quel remoto angolo di mondo, il nostro ospite, in maniera molto entusiasta, ci racconta di una nuova vita, più semplice in cui crescere le loro gemelle di due anni, accogliendo i pellegrini in estate e dando ripetizioni ai ragazzi del vicinato in inverno. Tutto molto affascinante, anche se in realtà, allontanandomi da lì, ho avuto la sensazione di aver incontrato Jack Nicholson del film Shining.

Avvicinandoci a Santiago abbiamo sfiorato la regione di Rias Baixas, zona famosa per la produzione dell’Albariño, vino bianco fruttato e molto aromatico.

Ovviamente non abbiamo potuto esimerci dal provare il vino di punta della masia nella quale abbiamo dormito: un luogo incantevole, contornato da viti e alberi da frutta.

Vista delle vigne dell'hotel- azienda vinicola della zona alta del Rias Baixas

Vista delle vigne dell’hotel-azienda vinicola della zona alta del Rias Baixas

L’ultima tappa è la più breve di tutte e anche la più facile, grazie anche a Google map, perché non appena arriviamo nell’immediata periferia di Santiago, della concha gialla su fondo azzurro che ci aveva accompagnate per tutto il viaggio, non c’è più traccia, perciò perdiamo ogni riferimento verso la cattedrale.

Interno della cattedrale di Santiago

Interno della cattedrale di Santiago

Il Cammino di Santiago si conclude con la cerimonia del Botafumeiro

Dopo alcuni giorni nella natura, arrivare in una città fa uno strano effetto di smarrimento e di euforia insieme. Inoltre, la grandiosità delle piazze della cattedrale (quella di fronte e quella sul retro) contribuiscono a farti percepire la maestosità dell’opera dell’uomo.

A Santiago la frenesia dei giorni di festa ci conquista immediatamente. Siamo anche testimoni di uno degli eventi clou del pellegrinaggio alla cattedrale: la cerimonia del Botafumeiro.

Il Botafumeiro è un enorme incensiere che viene issato a ventidue metri di altezza nella navata centrale della chiesa e fatto oscillare come un grande pendolo per raggiungere col proprio fumo purificatore tutti i fedeli presenti alla messa. È un evento speciale riservato soltanto a particolari messe solenni, a pochi momenti dell’Anno Santo o a quando qualcuno paga per il suo utilizzo.

La nostra prima esperienza con il cammino di Santiago si conclude rapidamente nel luogo dove termina il viaggio di molti altri viandanti che preferiscono compiere tutto il cammino partendo da molto, molto più lontano. Ad ogni modo, la solidarietà e l’amicizia che abbiamo incontrato nei nostri temporanei compagni di viaggio ci accompagnerà per lungo tempo.

Anche tra me e Gloria si è creata una grande complicità. Prima di partire molti mi chiedevano perché avevo scelto di fare questo viaggio con una compagna che conoscevo poco e ho sempre risposto che non mi ponevo il problema; anzi, trovavo interessante l’idea di condividere un’esperienza nuova con chi non conoscevo molto. In comune avevamo una laurea in giurisprudenza, l’aver viaggiato in molti luoghi, figli esigenti e mariti molto impegnati, oltre ovviamente a non aver mai fatto il cammino prima. Un buon punto di partenza.

Stare insieme tante ore, condividendo la stanchezza degli ultimi chilometri del giorno, ci ha permesso di scoprire molto l’una dell’altra e spesso, parlando delle nostre famiglie, delle nostre esperienze o della nostra infanzia, anche qualcosa di noi stesse, come probabilmente nel corso dei secoli è successo ai pellegrini che avevano la ventura di incontrarsi sulla via verso Santiago.

Porto ancora dentro di me le emozioni che mi ha regalato il Cammino di Santiago e spero che durino così tanto a lungo da permettermi di organizzare il prossimo cammino fino a Finisterre, per gettare la veste in mare e raccogliere la mia personale concha. Ma questa è un’altra storia.

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