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Gianni Pieraccioni, leadership made in Italy

Gianni Pieraccioni, un nome che al grande pubblico probabilmente non dice molto, ma che agli head hunter che lavorano per le grandi multinazionali è ben noto. Lo scorso maggio il settimanale Panorama l’ha citato tra i 20 manager italiani più potenti del mondo. E dopo aver conversato con lui non si fatica a capire il perché.

Gianni Pieraccioni, attuale Chief Operation Officer di Revlon, colosso americano dei cosmetici, è l’emblema dell’efficienza e non solo perché mi dà appuntamento alle sette del mattino, ora di New York, città in cui il manager vive da anni, ma soprattutto per l’energia che trasmette quando racconta la sua straordinaria esperienza di vita.

Una persona non è vecchia finché ha più sogni che ricordi. Ecco, io ho ancora tanti sogni. Per me e per gli altri. Per la mia famiglia, ma anche per la gente comune. Un manager deve avere senso di responsabilità e sapere che le sue decisioni possono influire sul futuro di tante persone. 

Una filosofia di vita che ha premiato Gianni Pieraccioni portandolo ai vertici delle più grandi multinazionali di tutto il mondo.

Cinquantasette anni, romano, dopo la laurea in economia e commercio Pieraccioni entra subito in Procter & Gamble, un’azienda che a metà degli anni ottanta ha il merito di formare una generazione di dirigenti talentuosi. Cinque dei 20 manager citati nell’articolo di Panorama, infatti, hanno alle spalle la gavetta nella multinazionale americana. Un trampolino di lancio che in pochi anni proietta Gianni Pieraccioni nell’olimpo dei giovani manager più ambiti sul mercato mondiale. Un successo che spiega così:

Ci sono fattori interni ed esterni che portano ad ottenere i risultati. Tra quelli interni è fondamentale la leadership, cioè la capacità di influenzare positivamente le persone per “far accadere le cose”, non dicendo loro cosa fare, ma attraverso l’esempio concreto. Leadership è capacità di creare una “visione” per poterla poi realizzare. Poi, naturalmente, ci sono anche fattori esterni tra i quali un pizzico di fortuna. Per me il fatto di aver lavorato in Procter & Gamble è stato sicuramente determinante.

PepsiCo, dopo averlo impiegato in Italia e in Spagna in ruoli legati al marketing, a soli 35 anni lo nomina Presidente della filiale brasiliana e gli affida il rilancio dell’enorme mercato locale. Paracadutato in una nuova nazione quasi da un giorno all’altro e senza conoscere una parola di portoghese, Gianni Pieraccioni accetta la sfida e vive quattro anni vittoriosi, fino a quando la brutta notizia di una grave malattia del figlio, avuto dalla prima moglie, lo costringe a lasciare il Brasile per tornare in Italia, dove ottiene l’incarico di General Manager per Johnson & Johnson, azienda che lascerà solo dopo sette anni di successi.

Mi ero risposato, avevo due figlie piccole e la mia ambizione a quel tempo era ottenere la responsabilità del mercato europeo, invece mi venne proposto di trasferirmi in un Paese arabo. Non accettai e nel dicembre 2005 divenni Ceo del Gruppo Sector, che poi venne venduto con un’operazione che mi permise di mettere via parecchio denaro. Venni chiamato da Binda, altra famiglia importante nel settore degli orologi, con marchi noti come Breil, e vissi due anni impressionanti. Ormai mi sentivo bravo, quasi invincibile. Invece, ci fu il tracollo.

Gianni Pieraccioni: il dramma personale e la rivincita

Nel 2008, in meno di due mesi, la vita di Gianni Pieraccioni viene stravolta da una serie di drammi da cui pochi avrebbero saputo riprendersi. 

Nel giro di sessanta giorni persi mio figlio, vinto dalla malattia, la crisi finanziaria mondiale ridusse notevolmente il mio patrimonio e io caddi dalle scale subendo conseguenze gravissime, che dopo innumerevoli operazioni, mi lasciarono per due anni su una sedia a rotelle, con 177 punti di sutura nelle gambe e impossibilitato a lavorare. Furono momenti difficilissimi dai quali ho imparato l’umiltà e l’enorme importanza della famiglia.

Come si ritorna a galla dopo un’esperienza così traumatica? È lo stesso Pieraccioni a spiegarlo, dimostrando che nella vita privata come nel lavoro “pensare positivo”, nel senso di credere che le situazioni più negative possano cambiare e anche migliorarci, è fondamentale per riuscirci davvero.

La resilienza, la capacità di rialzarsi sempre è comunque, è una dote essenziale che mi ha aiutato, insieme a mia moglie e alle mie figlie, a superare quel periodo. Appena ho potuto mi sono rimesso sul mercato e sono stato nominato amministratore delegato del Gruppo Averna. Per quasi due anni mi sono diviso tra la sede di Ferrara e quella di Caltanissetta, tornando a casa, a Roma, soltanto nel weekend. 

Gianni Pieraccioni lascia la compagnia del famoso amaro italiano quando questa viene messa in vendita e accetta di entrare in Alitalia come Chief Commercial Officer, un ruolo che abbandonerà un anno dopo per incompatibilità con i nuovi vertici aziendali.

Revlon: una chiamata nella notte

Intenzionato a riposarsi per un po’, Pieraccioni non si mette immediatamente alla ricerca di un nuovo ruolo, ma ancora una volta la sua vita è destinata a cambiare nel giro di pochissimo tempo.

Alle tre di una notte tra un sabato e domenica di gennaio del 2014 ricevo una chiamata sul cellulare. Il Ceo di Revlon voleva sapere se ero interessato al ruolo di vicepresidente esecutivo della divisione consumer. In caso positivo avrei dovuto presentarmi quello stesso lunedì a New York per conoscerci. Accettai e poche settimane dopo mi trasferii con la famiglia.

Gianni Pieraccioni con la modella Kylie Jenner

Gianni Pieraccioni con la modella Kylie Jenner

Dallo scorso marzo la carriera di Gianni Pieraccioni in Revlon è decollata con la nomina a Chief Operation Officer di tutte le divisioni e al manager italiano, inarrestabile uomo d’azione, vivere e lavorare negli Stati Uniti sembra piacere molto.

Avevo già lavorato negli Usa e mi trovo bene con gli americani. Sono più diretti, i processi sono semplici e non esistono i bizantinismi tipici dell’Italia, ma anche di altri paesi europei. Certo, vivere a New York dopo un po’ stanca e qui non posso prendere l’auto per andare a fare un giro fuori porta. Di fatto, quello che più mi manca dell’Italia è il mare, oltre alla mia squadra di calcio, la Roma, che purtroppo riesco a seguire solo ogni tanto da qui.

Ai giovani che ambiscono a una carriera come la sua, Gianni Pieraccioni non lesina i consigli:

Bisogna cercare di lavorare per aziende che abbiano la fama di formare i giovani manager, ma poi non restare lì per sempre. È importante mettersi in gioco e accettare esperienze internazionali. 

Interpellato su quale sia il suo sogno, dopo tanta esperienza, tanto dolore e tanti successi, il manager italiano non ha dubbi:

Mi piacerebbe fare il Ceo di una multinazionale prima negli Usa e poi in Italia e anche scrivere un libro o fare formazione per trasmettere ai giovani tutto quello che ho imparato nella mia vita.

Viste le premesse, siamo certi che ci riuscirà.

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