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Un corso di teatro per integrarsi all’estero

Nella vita i cambiamenti improvvisi, come il trasferimento in un altro paese, portano inevitabilmente a un cambiamento dello stile di vita.

Tra i primi ostacoli da affrontare c’è l’integrazione con la nuova comunità locale, che talvolta può creare disagio. È un processo più o meno lungo a seconda del paese in cui ci si trova e del proprio spirito di adattamento.

Interagire con i tunisini non è particolarmente difficile, ma ho notato che a volte si tende a essere diffidenti e si ha paura del contatto con una mentalità diversa dalla nostra.

Nel mio caso l’integrazione in Tunisia è stata più semplice di ciò che immaginavo, anche grazie alla decisione di iscrivermi a un corso di teatro.

Un corso di teatro può aiutare a integrarsi nella nuova realtà.

Iscriversi a un corso di teatro è un’idea che suggerisco ai miei connazionali da poco in Tunisia, ma credo che il consiglio sia applicabile a qualsiasi altra nazione. Impegnare il proprio libero tempo con un’attività che migliora le capacità di relazione, aumenta la creatività, l’energia e aiuta a comprendere la mentalità e la cultura di un altro paese non può che essere utile.

Io l’ho fatto e vi assicuro che è puro divertimento!

Bastano poche ore a settimana e l’offerta in Tunisia non manca. Con una ricerca in Internet troverete svariati corsi di teatro sia nella capitale che nelle altre località tunisine.

La primavera araba complice del mio desiderio di iscrivermi a un corso di teatro

La mia esperienza con il teatro in Tunisia ha avuto origine nel giugno del 2011, anno del mio arrivo in Tunisia. Durante una delle mie abituali passeggiate nel suq di Tunisi (il mio principale svago a quei tempi!) mi capitò di conoscere un gruppo di ragazzi giovanissimi. La Primavera araba aveva generato un grande fermento rivoluzionario nelle nuove generazioni e tutti avevano tanta voglia di esprimere le loro idee e di realizzare le loro ambizioni.

I ragazzi mi invitarono a sedermi e a prendere un caffè. Parlavano del loro futuro, dei loro sogni, di voler studiare e soprattutto recitare. Mi invitarono a prendere parte alle lezioni di teatro con loro, mi portarono nella sala in cui si esercitavano. Rimasi stupita nel vedere quei ragazzi sicuri di loro, mettersi al centro della sala, ballare, cantare, recitare, esprimere in mille modi i loro talenti. Ci frequentammo ancora per qualche mese, poi prendemmo ognuno la propria strada. In Italia avevo frequentato un corso di teatro, ma quello non era il momento adatto.

corso di teatro

Il gruppo di ragazzi che mi ha motivato a seguire un corso di teatro per integrarrmi meglio nella società tunisina

Cominciai a lavorare e rimandai a data da destinarsi la mia voglia di iscriversi a un corso di teatro.

Il destino mi ha riavvicinato alla recitazione

Lo scorso anno, mentre ero impegnata a organizzare un corso di cucina italiana nel meraviglioso Espace Zmorda di Tunisi http://espace-zmorda.com/, un luogo idilliaco, immerso nella natura e nella pace più assoluta e ideale per ospitare eventi, sentii delle urla provenire da lontano. Incuriosita da quei tremendi strilli, mi avvicinai al luogo da cui provenivano le grida e vidi un gruppo di ragazzi e ragazze, vestiti rigorosamente di nero, agitarsi nel giardino della villa.

Capii subito che si stavano allenando, non avevo ancora capito per che cosa, pensai si trattasse di una disciplina marziale, visti i bruschi movimenti. La gerente dell’Espace, che era al mio fianco,mi disse che in realtà si trattava di un corso di teatro. Mi illuminai e pensai che sarebbe stato fantastico, finalmente, poter partecipare. Un’occasione per conoscere nuove persone fuori dal contesto lavorativo, fare nuove amicizie e migliorare anche le mie capacità linguistiche.

Andai subito a conoscere la persona che teneva il corso, un’attrice molto conosciuta in Tunisia, Meriem Ben Chaabane, che si dedica ad organizzare atelier di teatro allo scopo di formare i giovani e inserirli nel mondo dello spettacolo. Dalla personalità forte e decisa, Meriem mi accolse per fare due chiacchiere.

Mi presentai dicendo che ero italiana e che desideravo fare il suo corso, costasse quel che costasse. Merierm fu sorpresa nel vedere una ragazza straniera con così tanto entusiasmo e considerò questo mio voler far parte del gruppo come un valore aggiunto per le sue lezioni: con un’alunna non tunisina ci sarebbero state più opportunità di scambio culturale, linguistico e spunti di riflessione tra i vari allievi del gruppo.

Due parole sui pregiudizi

Tornata a casa, ne parlai con mio marito Mohamed. La mia frenesia ed entusiasmo contagiarono anche lui.

Sottolineo questo aspetto perché troppe volte ho conosciuto persone convinte che essere la moglie di un musulmano in Tunisia, significhi automaticamente sottomissione e che la donna non possa dedicarsi ad altro che alla famiglia e alla casa. Non è così, almeno per me non lo è stato di certo.

A volte mi fa rabbia pensare che la maggior parte creda il contrario. Se così fosse non avrei mai potuto lavorare in questi anni in Tunisia, non avrei mai viaggiato, non starei scrivendo questo post, né avrei mai potuto mettere un vestito corto, cosa che invece faccio quando ne ho voglia.

Questa estate, nel resort sull’isola di Ischia in cui alloggiavamo, molti villeggianti, nel sentirmi parlare con mio marito in una lingua a loro sconosciuta, mi domandarono da quale paese venissimo. Spiegai che ero italiana ma che avevo sposato Mohamed e abitavo in Tunisia da cinque anni. Stupiti, mi chiesero il perché di questa scelta e soprattutto come mai non portassi il velo e, al contrario, indossassi un normalissimo costume da bagno. Non sapevo se ridere o se piangere…

Feci capire loro che in Tunisia la donna è emancipata, lavora, fa parte della politica, si dedica all’arte, al sociale e non necessariamente porta il velo. La donna in Tunisia fa le sue scelte e le impone pure. Questa per lo meno è quello che vivo io nel quotidiano.

L’esperienza del corso di teatro a Tunisi: quando l’arte e la cultura ampliano gli orizzonti

Ritorniamo al gruppo teatrale: il mio era costituito da ragazze e ragazzi con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, quasi tutti della capitale.

Una parte del gruppo stava concludendo il percorso di studi, altri avevano già con un’occupazione, alcuni erano giovani talenti della musica, della pittura, del cinema e dello spettacolo.

Una vera sorpresa per me che non immaginavo che mi sarei trovata a studiare con dei giovani tunisini di talento, ragazzi qualificati e con una grande apertura mentale, che guardavano al futuro con speranza e ottimismo, portatori di un messaggio profondo, legato all’importanza dell’arte come parte necessaria della nuova società tunisina e della riconquistata libertà di espressione, repressa a lungo con il vecchio regime.

Inutile dire che anch’io ho sentito di far parte di questo messaggio e sono stata contagiata positivamente dalla loro “sprizzante” energia.

Un corso di teatro come aiuto per guardarsi dentro e definire la propria identità

Il primo giorno di corso fu abbastanza emozionante. Ancora oggi trovo che sia bello sentirsi straniero tra la gente! Presentarmi in lingua tunisina, Aslemaena Alina… e svelare poi che sono italiana è sempre una gran figata (passatemi il termine)!

Mi chiesero perché avevo deciso di seguire il corso di teatro e spiegai che avevo voglia di fare una nuova esperienza, a contatto con dei giovani come loro, anche per sentirmi parte di questa comunità. Erano tutti stupiti e pieni di ammirazione per questa mia scelta.

corso di teatro

Gli studenti del corso di teatro durante una lezione

I primi due mesi sono stati dedicati a un modulo che prevedeva l’esclusivo movimento del corpo e non della voce. Un modo per imparare a conoscere lo spazio in cui ci si trova e a definirlo intorno a noi.

Con il solo supporto della musica, trasportavamo i nostri corpi in lungo e in largo per la sala ed eseguivamo gli esercizi richiesti. In alcuni momenti di pausa ci veniva domandato di formulare dei pensieri, anche solo una parola che esprimesse il nostro stato d’animo in quel momento. Ogni tanto, non nascondo che mi sorgevano dei dubbi sulla mia identità, ma questo è stato anche il bello del corso.

Il fatto di trovarmi, unica italiana, di fronte a venti tunisini, che cosa significava? “Perché sono qui?” mi chiedevo.“E adesso cosa faccio: mi esprimo come farebbe un’italiana o come farebbe una tunisina? Mi calo nella parte di Alina o di un’Amira?”, erano le domande che mi sorgevano spontanee.

Più andavamo avanti, più mi rendevo conto che quella era un’esperienza unica anche sotto il profilo umano, un modo per riconoscersi, per capire effettivamente dove la vita mi aveva portata e perché avevo fatto certe scelte.

Alla fine di ogni seduta, si dedicava un’ora alle improvvisazioni secondo un tema scelto all’istante. Erano i miei momenti preferiti, quelli in cui finalmente potevo dare sfogo alla mia fantasia, creando personaggi di ogni tipo.

Di ritorno a casa mi divertivo a ripetere le mie performance davanti a mio marito, convincendo anche lui a recitare delle parti con me. A volte mi rotolavo sul pavimento, improvvisavo delle scene da film e lui rideva dicendomi che ero diventata matta.

La lezione più importante del corso di teatro: provarci sempre nella vita

Col tempo, dal linguaggio del corpo arrivammo all’utilizzo della voce iniziando con alcune esercitazioni vocali molto bizzarre; poi arrivarono le scene da rappresentare e poi ancora la voce che divenne parola, con un modulo interamente dedicato al linguaggio. Fu questa la parte più interessante del corso.

Tutto il gruppo era tenuto ad apprendere a casa delle poesie, delle canzoni o scene di un film concordati con l’insegnante per poi riprodurli in sala davanti a tutti. In alcuni momenti pensavo di non farcela, imparare lunghi brani in tunisino non era semplice, ma per me era diventata una sfida continua e mi impegnavo tantissimo.

Le mie rappresentazioni, a detta di tutti, erano molto divertenti, forse anche perché il tunisino parlato da uno straniero fa sempre sorridere. In ogni caso, io mi sforzavo moltissimo per calarmi nelle parti e, con mia grande soddisfazione, ricevevo sempre calori applausi.

Dopo qualche mese, scoprii di essere in dolce attesa, ma continuai ancora per un po’ la mia esperienza teatrale, che mi è stata molto d’aiuto per affrontare i primi mesi di gravidanza con spensieratezza e tranquillità.

Durante ogni seduta teatrale pensavo al “pulcino italo-tunisino” che portavo in grembo, a quello che già poteva udire dal mondo esterno e sentivo che quell’esperienza della sua mamma poteva essere un esempio di vita per lui, un modo per fargli capire che bisogna sempre provarci nella vita, al di là delle difficoltà, le situazioni e il paese in cui ci si ritrova. E che anche un semplice corso di teatro può rappresentare un bel modo per imparare a conoscere e a conoscersi.

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