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Il terremoto e la solidarietà degli italiani

“Terremoto in centro Italia, Amatrice completamente distrutta”. La notizia, lo scorso 24 agosto, è rimbalzata sulle prime pagine di tutti media internazionali, ed è con queste parole, seguite da immagini terrificanti, che tanti italiani in Patria e all’estero hanno cominciato la loro giornata. Tutti abbiamo rivolto un primo pensiero ai parenti, agli amici o ai tanti sfortunati sconosciuti colpiti dal disastro.

In circostanze come questa senti una morsa intorno al cuore e un terribile senso di impotenza. Io ho pianto mentre una cara amica, completamente terrorizzata, mi raccontava la paura e l’angoscia che l’hanno accompagnata subito dopo le scosse, quando, ancora in pigiama, si dirigeva verso la casa dei genitori.

Vite spezzate, case distrutte, il passato di paesi interi sgretolato, ferite che nessuna ricostruzione riuscirà mai a rimarginare. Purtroppo, centinaia sono le storie che abbiamo conosciuto e che ancora oggi non hanno un lieto fine.

La macchina della solidarietà non ha confini. Il caso dell’Accademia Italiana della Cucina

Parlando con un amico delle terribili conseguenze del terremoto e delle condizioni di chi ha perso tutto, sono venuta a conoscenza di una realtà presente sul territorio ginevrino che da subito si è dimostrata attiva nell’avviare la “macchina della solidarietà”: L’Accademia Italiana della Cucina.

L’attività di questa organizzazione è ben spiegata sul sito della stessa:

L’Accademia Italiana della Cucina è nata – naturalmente a tavola, come accade spesso per le cose importanti – quando un gruppo di amici, riuniti a cena il 29 luglio del 1953, ascoltarono e condivisero l’idea che Orio Vergani perseguiva da tempo: quella di fondare un’Accademia col compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola, espressione viva e attiva dell’intero Paese.”

Attualmente l’Accademia è presente in Italia con 217 delegazioni e all’estero con 68 delegazioni e 9 legazioni e rappresenta un punto di orgoglio per chi crede nella promozione della cultura e delle tradizioni italiane all’estero.

La cena ecumenica a Ginevra 

Ginevra rappresenta una di queste delegazioni ed il 27 ottobre scorso si è riunita, grazie anche alla collaborazione preziosa dello staff e degli chef del Four Seasons Hotel Des Bergues nella consueta “Cena ecumenica” per una raccolta fondi in favore delle vittime di Amatrice.

terremotoLa cena ecumenica è organizzata nello stesso giorno da tutte le Delegazioni, nel proprio territorio, per affrontare un tema, oggetto non solo del menu di questo incontro conviviale, ma anche degli interventi e dei contributi dei vari oratori, nel caso di Ginevra curati sia in lingua italiana che in lingua francese.

È l’occasione per riunire idealmente e fattivamente tutte le Delegazioni intorno all’approfondimento di un tema, affinché questo possa essere celebrato non solo dal punto di vista gastronomico, ma anche dal punto di vista storico, ambientale e civile” si specifica ancora sul sito.

Alla cena hanno partecipato gli accademici, nuove persone che volevano dare un contributo ai loro connazionali ed il Console Antonino La Piana, accompagnato dalla moglie, il tutto per far sì che, gli obbiettivi prefissati dall’Accademia, tra cui la raccolta fondi a favore delle zone colpite dal terremoto, potessero avere il dovuto risalto ed essere divulgati anche al di fuori dell’attività dell’Accademia stessa.

La cucina del riuso e la raccolta fondi per le zone colpite dal terremoto

Gli chef del Four Seasons in collaborazione con gli accademici che hanno organizzato l’evento, hanno reinterpretato magistralmente sia l’amatriciana, preferendo gli spaghetti ai bucatini, sia i fusilli alla gricia.

Piatto di fusilli alla gricia servito durante la cena di raccolta fondi per il terremoto a Ginevra

Piatto di fusilli alla gricia servito durante la cena di raccolta fondi per il terremoto a Ginevra

Quello che forse non tutti sanno, è che la gricia, o griscia, secondo una corrente, non solo è l’antenata dell’amatriciana ma che addirittura questa prenderebbe il suo nome da quello che nella Roma dell’ottocento era il venditore di pane ed altri commestibili. E che, un gruppo di questi venditori, immigrato dal Cantone svizzero dei Grigioni, avrebbe dato origine al termine.

La cena si è sviluppata poi sul tema della cucina del riuso, nella scelta di pietanze che nella cucina di tutti i giorni, sono la “scelta del giorno dopo” per non buttar via nulla: la ribollita, il capretto laccato con riso al salto e carciofi ed un ottimo tiramisù per chiudere in bellezza.

Ricordate quello che le nostre nonne facevano ogni giorno e che aveva un sapore assolutamente unico? Ricordo la frittata di pasta, le crocchette di riso, i tortini con le verdure avanzate…

La ribollita, classico piatto del "riuso"

La ribollita, classico piatto del “riuso”

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene” cosi citava Virginia Woolf e non posso che essere perfettamente d’ accordo.

La cena organizzata dall’Accademia è stata anche una “scusa” per ricordarci quanti mille usi si possono fare in cucina proprio partendo da pietanze basilari.

L’eccellenza degli italiani all’estero e non, è tangibile anche in serate come questa, quando grazie ad una “tombola”, che ha avuto luogo a fine serata, si sono raccolti I fondi per Amatrice, proprio mentre purtroppo, la terra aveva ripreso a tremare da qualche ora, colpendo questa volta la provincia di Macerata.

Un piccolissimo passo per la ricostruzione, ne siamo consapevoli, ma, come citava Madre Teresa di Calcutta “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’ oceano avrebbe una goccia in meno.”

Quindi grazie ancora all’Accademia Italiana della Cucina e a tutte le altre associazioni italiane nel mondo che hanno promosso eventi a favore del nostro Paese così duramente colpito.

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