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Marocco tra tradizione e modernità (visto con gli occhi di un italiano)

Il mio primo incontro con il Marocco risale all’ottobre di dieci anni fa quando atterrai all’aeroporto di Menara, a Marrakech. Con me e mia sorella c’era Ahmed, un caro amico marocchino che ci aveva tante volte decantato le bellezze naturali e il fascino del suo amato Marocco. Vedevamo Ahmed visibilmente soddisfatto di essere riuscito nell’intento di condurci, come un cicerone d’Africa, nel proprio Paese.

Mia sorella ed io, d’altro canto, eravamo “sbarcati” in Africa con l’intenzione di visitare un Paese che fino ad allora evocava in noi i racconti dei grandi viaggiatori del passato ma, al contempo, suscitava una sorta di represso timore a causa della situazione storica, che etichettava i paesi arabi come antagonisti.

Sebbene spalleggiati da Ahmed, che fungeva da guida e da interprete, appena varcate le porte d’accesso allo spiazzo antistante all’aeroporto, dove erano parcheggiati in fila indiana i taxi pronti a caricare i turisti, fummo “assaliti” da una decina di uomini che, parlando in arabo o in un improbabile inglese, cercavano di accaparrarsi le “fresche prede”, ossia noi.

In quegli istanti, sebbene “protetti” dal nostro amico, ricordo di essermi chiesto: “Ma dove sono capitato?”. Dopo un’estenuante trattativa condotta dal nostro accompagnatore, salimmo sul taxi scelto da lui e ci dirigemmo verso il Centro di Marrakech per poi raggiungere la nostra meta finale, la città natale di Ahmed.

L’ospitalità marocchina

All’indomani fu preparata per noi una lauta colazione marocchina, composta dal classico tè, servito in una teiera di ferro finemente decorata, accompagnato del tipico pane marocchino, focacce, miele, un ciotolino d’olio d’oliva, marmellata, burro e dolci marocchini alle mandorle.

Il pranzo fu ancora più sorprendente. Il nostro amico ci portò a casa della madre che per l’occasione aveva preparato la tavola con posate d’argento e piatti e bicchieri finemente lavorati.

Cous cous con pollo e verdure – Foto Mabel Flores

Ci rendemmo conto che in Marocco, per quanto la casa possa essere modesta, l’ospite è sempre sacro ed è considerato alla stregua di un dignitario in visita al palazzo del califfo.

Mal d’Africa? No, mal di Marocco

I giorni seguenti furono una continua e inaspettata scoperta tanto da rendere sempre più diluito, se non completamente scomparso, quel timore che mi aveva accompagnato dal momento in cui eravamo partiti.

Lo stupore continuo era nei nostri occhi e piano piano credo che già da allora facesse capolino un sentimento di vicinanza, che mi avvicinava sempre più a quel Paese e faceva sì che si annidasse dentro di me il bacillo di quell’inguaribile malattia, che oggi si mostra in maniera manifesta: il mal d’Africa, ovvero, per me, il mal di Marocco.

Da quei giorni molto è cambiato e il Regno del Marocco ha conosciuto negli ultimi dieci anni un frenetico ed incessante sviluppo guidato principalmente da Re Mohammed VI.

Il Marocco di oggi appare decisamente proiettato verso il futuro ma, al contempo, resta ancorato a valori e tradizioni che sembrano duri a morire. Le trasformazioni sono evidenti in tutti i settori.

Foto: Andrew Nasch

Muoversi in Marocco: i miglioramenti nelle infrastrutture

Dieci anni fa le strade erano male illuminate, male asfaltate ed erano soprattutto strade provinciali o intercomunali. Oggi il Marocco è attraversato in lungo ed in largo da moderne autostrade che collegano i principali centri del Paese. Da nord a sud ci si può spostare in poche ore. Le strade provinciali sono ormai tutte asfaltate e dotate di servizi all’altezza di quelli dei paesi europei.

Anche in Marocco, come sulle nostre strade, sono proliferate le rotonde sia in prossimità delle grandi città come Casablanca o Marrakech, sia nei piccoli centri.

L’illuminazione pubblica, inesistente fino a pochi anni fa, oggi è moderna ed efficiente e in molto casi si avvale di lampioni a led di ultima generazione, provvisti di pannelli ad energia solare.

La rete ferroviaria è stata modernizzata attraverso l’impiego di nuovi materiali e vetture. Molte vecchie stazioni sono state ristrutturate e ne sono state costruite di nuove.

Il teatro di Marrakech, ubicato in prossimità della stazione ferroviaria

Esempio di bellezza ed efficienza è quella inaugurata pochi anni fa a Casablanca (Casa Port), una struttura moderna su più livelli, dotata di ottimi servizi per i viaggiatori e nella quale sono presenti numerosi esercizi commerciali, quali boutique, pizzerie, locali tipici spagnoli o italiani e un immancabile McDonald’s.

La stazione, che è collegata direttamente con l’aeroporto di Casablanca è dotata di un parcheggio esterno molto ampio che dista pochi metri da alcuni grandi alberghi a quattro e cinque stelle.

L’aeroporto di Menara a Marrakech

Lo scalo aeroportuale di Menara è situato a circa 10 chilometri dal centro di Marrakech che si può raggiungere in taxi o in autobus (il 19) in quindici o venti minuti, a seconda del traffico.

A dicembre 2016 è stato inaugurato da re Mohammed VI, il nuovo Terminal che ha come obiettivo dichiarato il raggiungimento di nove milioni di transiti, rispetto ai tre milioni attuali.

Marocco

L’aeroporto di Menara a Marrakech. Foto: simon_music

Taxi  e Grand Taxi

Per chi ha bisogno di muoversi in taxi è bene sapere che ne esistono di due tipologie: quelli cittadini, che variano di colore a seconda della città in cui circolano (rossi, blu, gialli, bianchi etc.) e i Grand Taxi, che un tempo erano esclusivamente costituiti da Mercedes Benz di color beige, vecchi di almeno 15 o 20 anni (ma oggi sono disponibili  monovolume di varie marche) che, potendo trasportare fino a 6 persone alla volta, fungono da mini torpedoni per trasferimenti da una città all’altra.

Il prezzo nella maggior parte dei casi va contrattato, anche se in città come Casablanca o Marrakech oggi le auto sono dotate di tassametro e i Grand Taxi hanno delle tariffe di riferimento. In linea di massima si passa dai 10-20 dirhams (dai novanta centesimi ai due euro circa) in città fino a 300-600 dirhams e oltre per i lunghi trasferimenti, a seconda della tratta e dei chilometri da percorrere.

Il Marocco rurale

Tutto ciò non ci fa dimenticare che esiste un Marocco povero, ancorato ai retaggi e alle tradizioni del passato, che il turista o viaggiatore può toccare con mano quando visita la realtà dei piccoli villaggi berberi presenti in tutto il Paese. Si tratta di bellissimi villaggi di pietra rossa, in cui la vita si svolge con semplicità ed in cui sopravvivono tradizioni e lingue fortemente ancorate al proprio territorio.

Tipico villaggio di terra rossa – Foto: Paul Barker Hemings

I cambiamenti della società marocchina

Una delle più rilevanti trasformazioni della società marocchina è stata la riforma del diritto di famiglia che ha portato progresso e modernità nel Paese.

Il nuovo Codice, entrato in vigore nel 2004 ma con un’attuazione lunga e travagliata a causa della resistenza degli ultraconservatori, promuove la stabilità del nucleo familiare attraverso il riconoscimento dell’uguaglianza tra uomo e donna e la tutela dei diritti dei figli.

La riforma ha determinato un enorme miglioramento dei diritti delle donne, che oggi sono arrivate a ricoprire importanti incarichi sia nel settore pubblico che in quello privato, ma continua ad essere osteggiata dai settori più integralisti della società.

Il nuovo Codice ha regolamentato diversi aspetti della vita familiare, quali la poligamia, ancora autorizzata ma resa di difficile attuazione, il divorzio, non più solo ad appannaggio degli uomini, l’innalzamento dell’età minima per sposarsi per le donne (da 15 a 18 anni) e la punibilità del reato di violenza sessuale.

Foto copertina: Juan Antonio F. Segal

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