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Viaggio al sud della Tunisia tra deserto, oasi, palmeti e laghi salati

Questo è il racconto di un breve viaggio di famiglia intrapreso lo scorso marzo fa tra le zone di Tozeur e dello Chott el Jerid, nel sud della Tunisia, a metà strada tra le montagne dell’Atlante e il deserto del Sahara.

Posti dai paesaggi incantati: dalle dune di sabbia sconfinate, alle verdeggianti e alte palme da dattero, dai villaggi e oasi costruiti intorno a sorgenti e profonde gole, ai laghi salati chiamati chott. Qui il tempo sembra essersi fermato, la vita ha un sapore più dolce e semplice, incontaminata dalle influenze esterne e impregnata di usi e costumi locali. Il sud della Tunisia regala un senso di tranquillità e pacatezza grazie a paesaggi che ai nostri occhi appaiono di una profondità smisurata.

I preparativi, diario di un viaggio di famiglia

Desideravo da tempo fare un viaggio nel sud della Tunisia, ma ogni volta che lo proponevo, mio marito rispondeva che era piuttosto pericoloso avventurarsi da quelle parti e quindi rimandavamo di continuo (ho capito dopo che il vero motivo era la sua scarsa voglia di farsi sei ore di auto).

Questa volta ci siamo finalmente intesi: un vero last minute, deciso due giorni prima della partenza, complice anche un giorno festivo in Tunisia! Un’esperienza nuova per entrambi. Insieme a noi, nostro figlio Adam Leandro, di un anno e mezzo, che ha reso ancora più bella la nostra avventura.

Partenza di notte: destinazione sud della Tunisia

Partiamo da Tunisi nel cuore della notte in modo che il piccolo di casa non risenta del lungo viaggio e possa riposare, cullato dal movimento dell’auto e dal sottofondo musicale. Verso le sei del mattino l’autostrada finisce e dalla città di Kairouan fino a Tozeur (circa trecento chilometri) ci tocca passare per tutti i paesi. Il sole comincia a levarsi e si intravedono i primi paesaggi, che più si scende più diventano aridi, un primo contrasto evidente tra nord e sud della Tunisia.

sud della TunisiaComincio a scorgere i primi volti, sono principalmente uomini che si affollano nelle strade , ci sono anche tanti motorini e ovunque distributori di contrabbando per il rifornimento di benzina proveniente dalla vicina Algeria. La qualità della benzina algerina pare sia molto più bassa rispetto a quella tunisina, ma costa anche di meno.

Più ci avviciniamo a Tozeur, uno dei centri più importanti del sud della Tunisia, più si fanno numerosi i segnali che indicano di fare attenzione al passaggio dei dromedari. La cosa mi eccita perché per me è una novità, ma per il momento non riesco a scorgerne in lontananza, dovrò quindi attendere di vederli nel deserto.

Benvenuti a Tozeur

sud della TunisiaBienvenue a Tozeur” annuncia un grande cartello sulla strada: finalmente arriviamo a destinazione! Attraversiamo la periferia di Tozeur e già si riesce a cogliere il fascino di questa piccola cittadina, con le sue strade impreziosite da altissime piante di palme da dattero che si vedono ovunque.

Non è difficile trovare il nostro hotel, lo Qsar Rouge che letteralmente significa il Palazzo Rosso, che si trova nella zona turistica alla quale si accede entrando da una gigantesca porta. Ci permettiamo un breve ristoro a bordo della piscina e poi all’ora di pranzo andiamo alla ricerca di un ristorante in cui mangiare qualcosa di tipico  di queste zone del sud della Tunisia.

La cucina tipica del sud della Tunisia

Troviamo un ristorante non lontano dal nostro hotel, Dar Deda. Il locale è minuscolo all’interno e presenta decorazioni tradizionali, ci sono solo due piccole stanze e i tavoli sono pieni. Riusciamo a trovarne uno e la curiosità di assaggiare qualcosa di nuovo ci orienta sin da subito verso una mologhia di dromedario, un piatto tipico della cucina tunisina a base di un’erba simile agli spinaci ma con un sapore decisamente più originale e, ovviamente la carne di dromedario (componente piuttosto comune della dieta locale).

Ci facciamo portare anche un altro piatto tipico, sempre a base di carne di dromedario, questa volta cotta in un’anfora di terracotta, la gargoulette, che il cameriere apre con un piccolo colpo per consentire la fuoriuscita della pietanza. Completano il menu dei brik farciti con uova e verdure (i fogli di pasta brik malsouka sono una specialità tunisina e nordafricana, molto simile alla pasta filo) e una pizza tipica del sud della Tunisia, farcita con le cipolle chiamata mtabga.

Alcuni piatti tipici. In alto a sin.: “dita di fatima” in pasta brik, a fianco la molokhia con carne di dromedario. Sotto a sin.: la gargoulette, l’anfora in cui si cuoce la carne di dromedario  e in basso a destra la mtabga, una specie di pizza con cipolle

Ci gustiamo le pietanze e ci prendiamo anche il nostro tempo per rilassarci davanti a un tè alla menta. Questo viaggio nel sud della Tunisia è davvero una continua e piacevole scoperta.

Dopo pranzo riprendiamo la nostra tabella di marcia. Avendo solo due giorni a disposizione e con bimbo piccolo al seguito, bisogna cercare di ottimizzare il tempo. Così, andiamo subito alla scoperta del centro di Tozeur, che raggiungiamo in pochi minuti.

L’oasi di Tozeur, tra le più grandi della Tunisia

Il centro della città è molto piccolo e si gira facilmente a piedi. Nella piazza principale c’è una fontana di luci che di sera illumina l’intero piazzale. Tanta gente sosta nei caffè e visita le varie botteghe di artigianato locale. Entro per sbirciare in una di esse e ne esco con un couffin, ovvero la tipica borsa tunisina in paglia.

È l’ora di visitare l’oasi di Tozeur, una delle più grandi di tutta la Tunisia, escursione che ci godiamo a bordo di un calesse. La passeggiata nel palmeto è piacevole, ci sono centinaia di palme da dattero (le piante però sono spoglie perché c’è stata la raccolta dei datteri a dicembre), ci perdiamo a guardare questo spettacolo della natura e la vegetazione che ci circonda è cosi abbondante che quasi non ci rendiamo conto che poco distante da noi si trova il deserto.

La guida ci fa notare che in realtà non ci sono solo palme da dattero ma anche piante di fichi, melograni, albicocchi, banani. Insomma, un piccolo paradiso con una flora lussureggiante. Dopo l’oasi, ci concediamo una visita al bellissimo parco Chak Wak: un luogo che racconta la storia dell’evoluzione dell’uomo dalla preistoria fino ad oggi.

La magia del deserto

Il giorno successivo ci mettiamo in cammino verso quella che è la tappa più ambita del nostro viaggio al sud della Tunisia: il deserto. Non riusciamo a trovare un fuoristrada per il giro turistico, così ci troviamo a viaggiare con la nostra Golf.

Fortuna vuole che troviamo una guida locale che ci invita a seguire la sua auto per farci strada nel deserto. La guida ci spiega che ci sono apposite piste da seguire e nel caso di errore si rischia di rimanere bloccati in pieno deserto. L’uomo ci promette che più tardi ci permetterà anche di fare un giro sulle dune con la sua auto.

Il deserto del sud della Tunisia

Si parte! Il deserto non è molto distante, neanche una mezz’ora di viaggio da Tozeur. All’improvviso si comincia a vedere in lontananza un’enorme e infinita massa di sabbia che si estende per svariati chilometri e si intravedono anche i primi dromedari sul ciglio della strada. Rallentiamo per goderci questo assaggio di deserto e scattare qualche foto.

Sul set di Guerre stellari e la passeggiata in dromedario

Stiamo per arrivare quando si scorge da lontano il famoso set cinematografico del film Guerre Stellari. È proprio in questo deserto infatti, che si trovano molti degli ambienti in cui sono state girate diverse scene degli episodi della saga interstellare. Lo spettacolo è incredibile!

Ad accoglierci, una marea di bambini che portano in mano i fennec, piccoli animali chiamati anche volpi del deserto, e che ci invitano a comprare qualche souvenir. Ce la caviamo dando loro qualche biscotto.

Una delle location nel deserto del sud della Tunisi in cui sono state girate scene dei film “Guerre stellari”

Prima della visita al sito, non posso rinunciare a una passeggiata a dorso del dromedario. Ce ne sono tanti e io ne scelgo uno dal muso simpatico, di colore bianco. Pattuiamo il prezzo della passeggiata (cinque dinari tunisini pari a circa due euro e cinquanta) e, non senza qualche complicazione, salgo a bordo. Cerco di far montare anche Adam, ma mio figlio comincia a piangere e cosi mi godo da sola la passeggiata mentre il piccolo rimane a giocare con il papà.

Un selfie a dorso di dromedario

Lo scenario in cima al dromedario è maestoso, il deserto si estende intorno in tutte le direzioni. La passeggiata dura qualche minuto ma è piacevolissima, soprattutto perché dall’alto si ha l’impressione di essere in un altro luogo, “sconnessi” dal mondo.

Al ritorno ci ristoriamo sotto una tenda, dove un locale ci prepara del pane cotto sotto terra e dello squisito tè alla menta e ci fa assistere alla preparazione.

Una di quelle cose per cui è valsa la pena affrontare un viaggio così lungo. Ci dividiamo il pane e sorseggiamo insieme il tè attorno al fuoco.

Le dune del deserto come le montagne russe

Come promesso, la guida ci invita a fare un giro nel deserto a bordo della sua auto. Saliamo sul fuoristrada e l’autista comincia a scatenarsi su e giù per le dune. Sembra di essere sulle montagne russe e ho la sensazione che da un momento all’altro, l’auto si ribalti. Lancio urla pazzesche sia per la paura che per l’ebrezza e per fortuna mio figlio non si spaventa; sembra che io sia l’unica ad aver paura, tutti ridono di me, compresa la guida!

Quando ci fermiamo per vedere le dune dall’alto, la paura svanisce in un attimo e davanti agli occhi si apre uno scenario mozzafiato. Il deserto ti entra nell’anima e più lo guardi più non vorresti staccare i tuoi occhi e continui a cercarlo anche quando ti allontani… La guida però ci ricorda che dobbiamo ritornare al sito.

Per riprendermi da questo giro vado alla scoperta del sito, scatto foto e intanto sono attratta dai venditori ambulanti che mi invitano ad ammirare e ovviamente a comprare pietre e minerali della zona, in particolare la famosa Rosa del Deserto, un aggregato di cristalli di solfato di calcio il cui colore sfuma dall’arancione al giallo-ocra. Non potevo non comprarne una…

Le pietre chiamate “Rosa del deserto”

Il sole si fa sempre più caldo e ci conviene metterci in macchina per non prendere un’insolazione, ma prima ci dirigiamo verso Oung El Djemel, un altro luogo dove è stata ambientata una delle scene del film Guerre stellari. ll nome Ong Jemal significa “collo di dromedario” e si deve a una formazione rocciosa che ricorda la testa e la gobba di questo animale.

Dal deserto alle oasi di Chebika e Tamerza

Il nostro programma prevede la visita di due oasi Chebika e Tamerza, i cui villaggi nel 1969 furono distrutti da un’inondazione che devastò la zona con una pioggia torrenziale durata ben ventidue giorni di fila.

La prima oasi che raggiungiamo è Chebika, situata fra le montagne in pieno deserto. Una località verdeggiante, con sorgenti d’acqua pura e cristallina, un vero e proprio paradiso.

Appena arrivati, ci incamminiamo verso un lungo sentiero incorniciato da palme da dattero e da un reticolo di canali che permette di irrigare tutta l’oasi. Qua e là sentiamo i ranocchi gracchiare e li vediamo saltare nell’acqua. Poco dopo ci troviamo davanti a una splendida sorgente d’acqua: dalla roccia scorre, infatti, un ruscello che forma una cascata, alla base della quale c’è un laghetto di colore verde.

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L’oasi di Chebika e la cascata

La seconda tappa è Tamerza, oasi  situata in una bella e verdeggiante vallata anch’essa nota per le sue cascate. Ne incontriamo una proprio all’inizio del sentiero in cui ci si può anche bagnare. È un luogo veramente molto piacevole e particolarmente visitato dai turisti. Dopo un giro di perlustrazione, ci accomodiamo in un caffè costruito sulla montagna. Mentre mio marito e il piccolo si ristorano, ne approfitto per salire sulla cima del monte e andare a vedere dall’alto i palmeti che sovrastano l’oasi.

Non riusciamo a vistare il villaggio e le sue case tipiche perché per arrivarci occorre camminare ancora per una mezz’ora e il sole caldo non ci permette di avventuraci con il piccolo. Sarà per un secondo viaggio, quando Adam sarà più grandicello.

In serata, ritornati a Tozeur, ne approfittiamo per fare una visita al bellissimo museo Dar Cherait, un palazzo culturale che comprende un museo de­dicato alla vita quotidiana tunisina, con statue di cera, abiti, gioielli, ceramiche, pitture e ambienti perfettamente ricostruiti: l’hammam, la cucina araba, le camere.

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Il museo Dar Cherait a Tozeur e statue di cera all’interno che rappresentano donne intente a farsi l’henné per un matrimonio

È tutto così bello e affascinante che sembra vivere in una delle favole delle delle Mille e una notte. Concludiamo la serata con l’ennesimo tè al bar del museo.

Fine di un viaggio tra paesaggi incantati

Il nostro viaggio sta per concludersi ma prima ci concediamo una visita alla medina di Tozeur. Raggiungiamo cosi il bellissimo e affascinante quartiere Ouled Al Hadef, il cuore della città antica, costruito con una cinta muraria tutta in mattoni fatti a mano.

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Una stradina del vecchio quartieri Ouled Al Hadef a Tozeur

Le stradine sono strette e a zig-zag, concepite in questo modo per far fronte alle tempeste di sabbia. Sembra, insomma, di essere finiti in un piccolo labirinto e qui e là pilastri e portoni conferiscono a questa vecchia zona di Tozeur un aspetto davvero unico.

Ci fermiamo in un negozio di antichità e scambiamo qualche chiacchiera con l’artigiano che gestisce il locale, che ci supplica di diffondere la voce su questo quartiere. Ci dice che è poco visitato, che bisognerebbe promuoverlo maggiormente e incoraggiare i visitatori a passare anche da queste parti.

Ci addentriamo nel suo locale ed è veramente uno spettacolo: ci sono pezzi di antiquariato provenienti da tutta la Tunisia quadri, mobili, ma anche gioielli, ceramiche antiche, oggetti in legno. Un piccolo tesoro nel cuore di Tozeur.

Lo stesso artigiano ci fa poi visitare il bar sulla terrazza, un posto delizioso dove poter gustare un buon caffè, godendo del panorama sulla città di Tozeur.

 Silenzio, vuoto e immensità, lo Chott el Jerid

Ci rimettiamo in macchina e in tarda mattinata, sulla strada del ritorno, giungiamo allo Chott El Jerid, il più grande lago salato di tutta l’Africa. In realtà di acqua non se ne vede neanche l’ombra (lo chott è una depressione di qualche decina di metri sotto il livello del mare).

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Chott El Jerid, il più grande lago salato d’Africa

Si tratta un vero e proprio deserto di sale che si perde a vista d’occhio e che si estende su un’area di oltre cinquemila chilometri quadrati. Avevo visto alcune foto in precedenza, ma mai mi sarei aspettata di trovarmi di fronte a uno spettacolo di questo genere. La sensazione è indescrivibile.

Attraversiamo il lago percorrendo una strada che sembra non finire mai e che scorre tra una sconfinata distesa di sale. I colori variano fra il marrone, il beige, il rosa e il bianco ed è tutto un luccicare ed apparire di miraggi all’orizzonte. Scendiamo dall’auto per goderci il momento e il paesaggio lascia senza parole. Qui ci sentiamo veramente liberi, sconnessi dal mondo intero.

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Un’altra vista del lago salato Chott El Jerid nel sud della Tunisia

Impieghiamo circa un’ora di macchina per attraversare lo chott e lasciarcelo alle spalle. Ora ci aspettano sette ore di viaggio per tornare a casa.

Il sud della Tunisia mi ha rubato il cuore e di certo ci tornerò. Intanto, però, mi fa piacere chiudere questo articolo con i versi di una bella canzone di Franco Battiato, che nel 1984, cantò con Alice: I treni di Tozeur:

Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni
le strade deserte di Tozeur
da una casa lontana tua madre mi vede
si ricorda di me delle mie abitudini.
E per un istante ritorna la voglia di vivere
a un’altra velocità
passano ancora lenti i treni per Tozeur.
Nelle chiese abbandonate si preparano rifugi
e nuove astronavi per viaggi interstellari
in una vecchia miniera distese di sale
e un ricordo di me come un incantesimo
E per un istante ecc…
Nei villaggi di frontiera guardano passare
i treni per Tozeur.

 

 

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