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Cucina svedese: i piatti tradizionali del Paese scandinavo

La cucina svedese è nota nel mondo per i nomi impronunciabili dei suoi piatti, resi famosi – va riconosciuto – soprattutto dalla catena di negozi Ikea, che ne offre una versione “low cost” in linea con la sua politica commerciale.

Il piatto forse più popolare sono le svenska köttbullar, ovvero le polpette con potatismos (patate schiacciate con burro, sale e una goccia di latte), gräddsås (salsa alla panna) e lingonsylt (marmellata di mirtillo rosso).

Svenska köttbullar. Foto: Flippiniank

Ma la tradizione alimentare del Paese scandinavo non si limita alle polpette, al salmone o alle immancabili aringhe, siano esse affumicate, fritte, marinate o in umido. La cucina svedese è strettamente legata alle atmosfere del Nord (per chi voglia approfondire  sono diversi i libri dedicati alle ricette nordiche)

La cannella, la regina della cucina svedese

La notte in cui arrivai in Svezia per la prima volta, non sapevo assolutamente nulla di quel paese. Avevo soltanto letto un libro intitolato “Lanterna Magica”, autobiografia del regista Ingmar Bergman, dono del mio prof di latino al liceo. Fu proprio quel libro a incuriosirmi, con le sue descrizioni di penombre, silenzi, luci soffuse e dell’intimità dei lunghi pomeriggi invernali.

All’arrivo mi colpirono le foreste, gli spazi vasti, le case di legno. Poi, le mille luci della città, che vedevo dal finestrino dell’autobus e che mi facevano venire una voglia irresistibile di correre da tutte le parti, esplorarle una a una.

Quella prima settimana alloggiai in un B&B alle porte di Stoccolma, una vecchia casa di pietra quasi nascosta dagli alberi del giardino. La signora Helen aveva lasciato la porta aperta in modo che potessi entrare. Non dimenticherò mai il calore che mi avvolse aprendo la porta, mischiato all’odore delizioso di legno e cannella che pervadeva la casa.

Sono passati più di dieci anni da quella notte, anni che per la maggior parte ho poi passato là, avendo tutto il tempo di esplorare e imparare a conoscere quei luoghi così magicamente “estranei”.

Kanelbulle, tipica girella alla cannella

L’odore di cannella ha una spiegazione precisa: il dolce svedese per eccellenza è il kanelbulle, ovvero la girella burro zucchero e cannella, e non esiste in tutta la Svezia una cucina in cui non si trovi questa spezia.

Il 4 ottobre di ogni anno si celebra persino la giornata internazionale del kanelbulle: i bambini possono mangiarla a scuola (eccezione alla regola quasi ferrea per cui non si mangiano dolci nelle scuole), i colleghi le portano al lavoro, in alcuni asili i bambini li preparano con le maestre e anche a casa si cucinano insieme.

In Italia esiste un dolce tipico locale in quasi ogni città, e questo da un lato è bellissimo per la varietà e la ricchezza, ma d’altra parte ci priva di quel senso di appartenenza e coesione data da un semplice profumo, come appunto quello della cannella per gli svedesi.

Comfort food per affrontare il cima rigido

Aldilà di questo dolcetto delizioso, la cucina svedese si può riassumere così: semplice, profumata, legata alle tradizioni e alla condivisione, e anche all’idea del comfort food, perché il clima rigido rende essenziale la possibilità di trattarsi con dolcezza e di far fronte al freddo e interminabile inverno.

cucina svedese

Una tazza di tè o caffè e qualche dolcetto: corrisponde al nostro “prendere un caffè” ma è un po’ più elaborato, e in svedese si dice “fika”

Esiste una e vera e propria tradizione, che si chiama fika: mangiare un dolcetto in compagnia, tra familiari, amici o colleghi. E anche l’abitudine del fredagsmys combina il cibo con l’idea del tepore e della condivisione. Fredag significa venerdì, e mys è una parola che va spiegata più che tradotta: evoca coccole, calore di casa, persone amate, divano, copertina e un bel film.

Di solito, quando il venerdì pomeriggio tutta la famiglia è riunita dopo scuola e lavoro e con il weekend intero davanti, si fa appunto il fredagsmys: chips med dip (patatine con una salsa a base di yogurt e spezie di vari gusti), dolcetti, tè caldo o caffè.

Una cena svedese in famiglia è fatta da piatti semplici come un pasticcio di carne (la carne chiamata kött, può anche essere di alce e renna) con insalata e gratin di patate, o un janssons frestelse, un gratin di patate e pesce. Le patate, come si vede, sono tra gli ingredienti primari della cucina svedese.

Gratin di patate, pasticcio di carne e insalata, un esempio di cena in famiglia in Svezia

La cucina svedese è anche estremamente omogenea, per cui, anche se esistono tipicità locali come ad esempio il falukorv, una sorta di grosso würstel piegato ad anello che proviene dalla città di Falun, le ricorrenze e le festività si celebrano in tutto il paese con gli stessi piatti.

Influenze etniche e tradizione nella cucina svedese

La Svezia è un paese multiculturale con una ricchissima gamma di cucine etniche, soprattutto indiana e tailandese, ma gli svedesi amano anche la cucina asiatica e italiana.  Sono diversi gli chef svedesi premiati per la qualità e la raffinatezza delle loro ricette. Nelle occasioni speciali, tuttavia, gli svedesi restano fedeli alle proprie tradizioni, mantenendole molto vive.

L’anno è scandito da festività religiose che conservano memorie pagane. Così, percorrendo i dodici mesi a partire dal solstizio d’estate, troviamo la festa di mezza estate, ovvero Midsommar, che si celebra il terzo weekend di giugno per festeggiare la notte più breve dell’anno, la giornata più lunga e luminosa.

Si festeggia all’aperto, danzando attorno al tradizionale un palo decorato, di derivazione pagana e simbolo di fertilità, si decorano i capelli con ghirlande di fiori e si pranza in giardino o nei parchi.

Il menu tipico di questa occasione è il midsommar mat, ovvero  tanti piccoli spuntini, più che pietanze vere e proprie: sill (aringa marinata), salmone affumicato o gravad lax, filetti di salmone marinati con sale grosso, zucchero, aneto e pepe nero, serviti con pane di segale e burro; patate novelle bollite con la buccia e condite con panna acida e aneto, uova sode ripiene e l’immancabile baguette aromatizzata con burro e aglio.

Gravad lax. Foto: Mr. Thinktank

I piatti della cucina svedese per le festività

Tra il 12 e il 13 dicembre si celebra la notte più lunga e la giornata più breve dell’anno, con poche ore di luce algida: la notte di Santa Lucia. In Svezia non porta giocattoli come in alcune zone d’Italia, ma porta luce e calore. I bambini a scuola indossano i vari costumi tradizionali e cantano bellissime canzoni, e ovunque si preparano i lussebullar: deliziosi pandolci allo zafferano a volte decorati con uvetta o mandorle.

Cucina svedese

I lussebullar, tipici pandolci della cucina svedese allo allo zafferano

Un paio di settimane dopo arriva Natale, un’occasione per stare insieme. Come a Pasqua e in generale in ogni grande occasione, si prepara un ricco buffet e ognuno si serve da solo: il julskinka, ovvero il prosciutto natalizio, cotto al forno a bassa temperatura e molto speziato; diversi tipi di salsicce fra cui i piccoli prinskorvar, torte salate, polpette, insalate. Le famiglie si riuniscono nel pomeriggio della vigilia e la cena inizia molto presto rispetto alle consuetudini italiane.

cucina svedese

Julskinka, il prosciutto natalizio. Foto: Zdenko Zivkovic

In diversi periodi dell’anno ma soprattutto in inverno si mangiano anche i pepparkakor, biscotti di pan di zenzero. A Natale ne vengono preparati a forma di maialino (simbolo di prosperità e festa) e si usa scrivere sopra ad ogni biscotto il nome di un invitato alla festa.

A carnevale si preparano i semlor, sorta di pandolci rotondi aromatizzati con cardamomo e ripieni di pasta di mandorle e panna montata.

cucina in Svezia

I semlor, dolci di carnevale,

A Pasqua, invece, si dipingono le uova e si mangiano dolcetti, di solito racchiusi nelle bellissime uova di cartone decorate.

Insomma, la cucina svedese è allo stesso tempo semplice, anche perché le materie prime in un clima nordico non possono che essere limitate, ma anche ricca di tradizione e di calore, che vale ancora di più in un paese votato all’individualismo e in cui lo “stare insieme” non ha la stessa frequenza e lo stesso valore che ha nei paesi mediterranei.

 

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