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Cristina Limonta, da contabile a professionista delle riprese subacquee in Messico

Lavorare come contabile in un’azienda della provincia di Milano, non saper nuotare fino a vent’anni e poi diventare una delle poche donne al mondo specializzate in riprese subacquee e documentari, con produzioni per molteplici organizzazioni come il National Geographic. Impossibile? Non per Cristina Limonta, reputata filmaker subacquea che dal 1999 vive in Messico, nella meravigliosa Riviera Maya, a un passo dai famosi cenote, antichissime grotte sotterranee con acque cristalline che non solo richiamano migliaia di turisti, ma sono preziosi luoghi di ricerca per gli archeologi.

Prima scoprire la sua passione per le immersioni e le riprese subacquee, la vita di Cristina Limonta, che appare timida ma nasconde una determinazione fuori dal comune, scorreva su binari piuttosto ordinari. Racconta lei stessa:

Sono nata in un paese della provincia di Milano e dopo la scuola ho cominciato a lavorare come contabile, ma la vita d’ufficio mi è sempre andata stretta. Sentivo il bisogno del cielo, degli spazi aperti.

riprese subacquee
Gli incontri che cambiano la vita

Il primo incontro che le cambia la vita è quello con il suo futuro marito, istruttore di sub. Un fatto che costringe Cristina a sfidare le sue paure.

Con i miei genitori ero sempre andata in vacanza in montagna e non sapevo nuotare. Lui mi portava al mare e io mi sentivo a disagio perciò decisi di imparare. Il passo successivo fu iscrivermi a un corso di sub. Andavo tre volte la settimana in piscina, ero l’unica ragazza e il mio istruttore dopo sei mesi mi disse: “Non ce la farai mai, sei negata”. Riuscii ad ottenere il brevetto di primo grado e in po’ per sfida nei confronti di chi mi aveva demotivato, e un po’ perché la prima immersione in Liguria mi era sembrata un’esperienza meravigliosa, decisi di continuare fino ad ottenere il secondo e il terzo.

Da lì in poi Cristina Limonta frequenta tutti i corsi avanzati fino al livello di dive master e diventa così una vera esperta di immersioni. Ma il lavoro in ufficio continua ad opprimerla, una sensazione che condivide con il marito. Alla fine degli anni novanta la grande opportunità:

A mio marito venne offerta la possibilità di gestire una scuola di diving in Messico. Appena arrivati qui ci innamorammo del posto e in seguito decidemmo di aprire un nostro diving. Integrarci in Messico non fu per nulla complicato. La lingua è semplice e la gente molto disponibile. Inizialmente ebbi l’idea di fare foto subacquee ai turisti e filmare le loro immersioni, usavo una piccola camera, niente di speciale, io di riprese subacquee non sapevo niente a quel tempo.

riprese subacquee

Un’immagine spettacolare di Cristina Limonta alle prese con un’immersione in grotta

Dal dilettantismo alle riprese subacquee professionali

Pochi mesi dopo aver cominciato a scattare le prime immagini in acqua, Cristina Limonta fa il secondo incontro determinante per la sua carriera. Una coincidenza che ricorda con molta emozione:

Un giorno si presentò Gerardo Fornari, filmaker professionista e direttore della fotografia italiano che aveva bisogno di essere accompagnato a fare delle riprese subacquee in luoghi particolari. Lo portammo nei cenote e in mare e io approfittai per chiedergli qualche consiglio. Da lì nacque un’amicizia che dura ancora adesso. È lui che mi ha fatto da tutor e mi ha seguito in tutto il mio percorso formativo, che non è stato per nulla facile.

Per Cristina Limonta le difficoltà di questo lavoro sono legate alle condizioni climatiche che talvolta possono essere avverse, oppure al senso di solitudine che spesso si avverte sott’acqua e alla pesantezza delle attrezzature professionali, che vanno gestite in situazioni non agevoli, come in grotta. Anche la costante evoluzione della tecnologia le richiede un continuo studio per restare aggiornata. Ma ciò che più sembra esserle pesato negli anni è l’ambiente quasi esclusivamente maschile in cui si muove:

Sono pochissime le donne che si dedicano professionalmente ai documentari e alle riprese subacquee e a volte bisogna faticare di più per farsi apprezzare. La definizione corretta del mio lavoro dovrebbe essere underwater cameramen, ma visto che non sono un uomo e non esiste la parola al femminile, mi definisco underwater videographer.

I progetti archeologici e per la salvaguardia dell’ambiente

Attualmente Cristina Limonta è impegnata a documentare due importanti progetti. Uno è il Gran Acuífero Maya che riunisce biologi ed archeologi e che ha rivelato un sistema di cave subacquee collegate tra loro lungo centinaia di chilometri al cui interno si trovano importanti reperti. L’altro è un documentario dedicato al fenomeno chiamato fish spawnian aggregation, ovvero l’incontro di miglia di pesci di una certa specie che si riuniscono per deporre le uova e riprodursi in alcuni mesi dell’anno e in una zona determinato. Spiega la videographer:

Il problema è che anche i pescatori conoscono questi punti di incontro e arrivano con le loro reti, pescano i pesci e distruggono il processo di aggregazione. Ciò significa che il passaggio di dati, che avviene da secoli, si interrompe e porta all’estinzione delle razze. Il nostro compito è quello di documentare questi fenomeni e sensibilizzare i pescatori perché comprendano che di questo passo non ci sarà più nulla da pescare. Io che ho visto veramente di tutto sott’acqua non so spiegare a parole la bellezza di questo fenomeno. Ho avuto la fortuna di filmare la danza di un gruppo di cernie ed è stato incredibilmente commovente.

Secondo Cristina Limonta realizzare questo tipo di riprese subacquee è piuttosto faticoso perché per raggiungere i punti di aggregazione occorre viaggiare a lungo verso sera e con mare spesso grosso. Spiega l’operatrice subacquea:

Le immersioni si fanno a 40-45 metri di profondità e richiedono molta concentrazione, ma lo spettacolo a cui si assiste è un privilegio che compensa ogni fatica. In acqua ho fatto incontri di ogni tipo, dagli squali ai coccodrilli nei cenotes. Anzi, spesso ce li andiamo a cercare.

Un incontro ravvicinato con un coccodrillo in un cenote

L’arte e i profumi italiani sempre nel cuore

Dopo quasi 20 anni di vita messicana Cristina Limonta ha chiaro che quella sarà la sua casa anche in futuro. I ritorni in patria fino ad oggi sono stati abbastanza frequenti, da un lato per visitare i familiari e dall’altro per perfezionare la propria arte frequentando corsi e stage nelle scuole di cinema milanesi. Benché ami molto lo Yucatan e il suo mare, ammette che un po’ le mancano la storia e la cultura del nostro Paese:

Tornare in Italia è sempre piacevole, mi manca la bellezza delle nostre città d’arte. E poi mi mancano i profumi. Il mare caraibico per quanto bello, non ha il profumo del nostro Mediterraneo. Ma per fortuna ci sono i cenotes. La prima volta che mi sono immersa in quelle acque cristalline ho pensato: “Ok il paradiso deve essere così”. Credo che non esista niente di paragonabile alle luci e ai colori che penetrano nelle grotte attraverso la foresta. Dato che i cenote non sono molto profondi le immersioni durano minimo due ore .

I documentari: da spettatrice a realizzatrice

Una delle soddisfazioni più grandi di Cristina Limonta non è solo aver dimostrato a se stessa e al mondo di non essere affatto negata per le immersioni subacquee, ma anche quella di poter realizzare documentari come quelli che guardava da ragazza. Ricorda la protagonista:

Con mia madre guardavamo spesso i documentari e adesso quando torno da lei in Italia e le faccio vedere i lavori che ho fatto io, si commuove.

Benché in questi anni si sia tolta molte soddisfazioni la videographer italiana conserva ancora qualche sogno tra cui quello di trovare un produttore con cui lavorare in modo continuativo, che le permetta di girare il mondo e continuare ad imparare.:

Mi piacerebbe anche fare qualcosa per la BBC. Mi basterebbe un piccolo filmato, ma sono comunque molto contenta di quello che fanno le organizzazioni per cui lavoro perché so che nel mio piccolo contribuisco al fine, forse utopico, di salvare la natura e il mondo. Chi fa questo mestiere ha più consapevolezza di quello che sta accadendo all’ambiente rispetto a un turista o a chi vive nelle città. Noi siamo testimoni della barriera corallina che muore, vediamo i pesci che si estinguono e i primi cenote con acque contaminate.

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