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Ha sconfitto il cancro e creato un marchio di moda in Molise. La storia di Alessandra Peri, fondatrice di Spazzuk

Spazzuk è un nome curioso, come la storia che nasconde. Spazzuk è il marchio di una linea di moda, ma soprattuto è il simbolo di una rivincita: quella di Alessandra Peri, donna, madre e imprenditrice che ha scelto di lottare contro le difficoltà di un corpo malato e di un Paese che non rende facile la vita a chi vuole fare impresa. Specie se si decide di stabilire la sede della propria azienda in Molise e precisamente a Rocchetta a Volturno, paese in provincia di Isernia che conta un migliaio di abitanti.

Classe 1977, Alessandra è la creatrice del marchio Spazzuk, brand di moda, 100% made in Italy, che la sua ideatrice definisce destinato a chi apprezza lo stile “Urban Samurai”. Da Rocchetta a Volturno, attraverso il suo negozio online, che vende moda unisex per adulti e bambini a prezzi che variano dai 10€ ai 7o€, l’imprenditrice molisana si affaccia al mondo e la sua società a conduzione familiare sembra navigare con il vento in poppa. Ma non tutto è sempre stato così facile.

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Prima di dedicarsi all’imprenditoria, avere due figli e sconfiggere un cancro che per tre anni non le ha dato tregua, Alessandra Peri, laureata in Storia Medievale all’Università La Sapienza di Roma, con un dottorato a Siena e a Barcellona, riconosciutole per particolari meriti in campo universitario, è stata una ragazza curiosa e creativa, che sognava di diventare stilista. È lei a raccontare gli esordi della sua passione:

Sin da bambina amavo la moda, i vestiti, le scarpe e soprattutto i cappelli. A tre anni, sul treno Roma-Milano, sono rimasta folgorata da una signora elegantissima che indossava Borsalino e tacchi a spillo rosso fuoco. Quel Natale ho voluto il mio primo Borsalino rosso, una bombetta che ricordo benissimo. Disegnavo vestiti che spedivo alle riviste di moda: ancora ricordo la lettera di Vittorio Corona, allora direttore della rivista Moda, che mi incitava a continuare a disegnare. Volevo fare la stilista. Dopo il liceo, però, mi è mancato il coraggio e una laurea mi sembrava più concreta.

La rinuncia alla creatività, tuttavia è solo è solo temporanea:spazzuk

Barcellona, dove mi sono trasferita con Andrea, l’uomo che sarebbe diventato mio marito, è stata la rinascita creativa, un’esperienza universitaria di grande valore formativo, Vivere a Barcellona ha significato respirare il fermento creativo nell’arte, nella musica, nel design, in un dinamismo contagioso.

La scelta di vivere a Rocchetta a Volturno

Il soggiorno spagnolo viene interrotto dalla scoperta di aspettare un bambino. La coppia non ci pensa due volte e fa le valigie per tornare nel paese natale di Alessandra:

Quando ho saputo di aspettare Yari sono tornata in Italia perché io e il mio compagno volevamo che nascesse dove sono le nostre origini, nella nostra terra. Abbiamo scelto Rocchetta a Volturno perché volevamo che i bambini, almeno da piccoli, sperimentassero la libertà di vivere in un luogo dove ancora si può andare in bicicletta in piazza, dove la vicina ti riprende se fai qualcosa che non devi, dove puoi giocare per strada. Qui quasi tutti hanno l’orto e la gallina non la vedi solo in tv o sui libri. Una vita semplice che comporta delle rinunce e che ti porta a spostarti spesso se vuoi assistere ad un concerto o vedere una mostra.

spazzukDopo il primo figlio nasce una bambina, Petra. Alessandra è impegnata a fare la mamma a tempo pieno quando il 14 gennaio del 2014 le diagnosticano un linfoma. Racconta così quei momenti:

Yari aveva quasi tre anni e Petra 7 mesi. Dopo la notizia il primo pensiero è stato: “Non posso non assistere alla recita di mio figlio l’anno prossimo!”. Così ho iniziato a lottare. La lotta è stata dura, è stato un viaggio all’inferno, la chemio soprattutto: non hai più il controllo del tuo corpo, mi guardavo e riuscivo a riconoscere Alessandra solo negli occhi. La cosa più difficile è tenere alto il morale, ero scettica quando i dottori mi dicevano che io avrei dovuto fare il 50% del lavoro, ma è così.

La lotta contro il cancro e la nascita di Spazzuk

Dopo una prima, apparente vittoria, il cancro la aggredisce di nuovo, ma Alessandra Peri non è donna da arrendersi:

Ho dovuto tenere duro e pensare positivo anche quando è tornato. Ho lasciato che la vita quotidiana rimanesse “normale” e i bambini sono stati la mia forza: giocare comunque, uscire, andare al parco. Non potevo farmi vedere “malata”. Quando ho perso i capelli si è rasato anche mio marito. Tutta la mia famiglia mi ha aiutato. Ero motivata a non lasciare i miei figli da soli così piccoli, volevo vedere i primi passi di Petra ed accompagnare Yari al primo giorno di scuola e magari vederli innamorati.

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Un’immagine di allegria in famiglia durante i giorni della malattia

Ed è in questa fase drammatica della sua vita che Alessandra Peri decide di non lasciare spazio alla disperazione. Un giorno, mentre gioca con i suoi figli, nasce il marchio Spazzuk:

Petra mi aveva chiesto di disegnarle una bambolina con i suoi colori: bianco, nero e “fucsian”, come lo chiama lei. Quando abbiamo finito ho chiesto a Yari di darle un nome e lui ha detto “Spazzuk”. Spazzuk è quello che siamo noi adesso dopo la nostra battaglia, un Samurai Urbano che nonostante le avversità non si arrende e cerca di trovare il positivo. In quel momento ho pensato che avrei dovuto avere più rispetto per i sogni di quando ero bambina. E quando ho ripreso le forze, spronata da mio marito, abbiamo deciso di registrare il marchio.

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Alssandra Peri con il marito Andrea

Fare le imprenditrici in Italia non è cosa semplice, si sa, se poi si vive in una regione poco favorita come il Molise, le cose possono complicarsi notevolmente, ma agli ostacoli Alessandra è abituata:

Non è stato semplice iniziare un’impresa di moda in un paesino come il nostro, che per molti non esiste. Ma questa era la nostra idea: non andare via. Trovare le maestranze locali che potessero supportare la produzione senza uscire dal Molise è stata una delle cose più difficili. Mio marito, cura tutta la parte e-commerce. La mia famiglia è piena di artisti e visionari che hanno da subito supportato il nostro progetto, collaborando attivamente e ora ne sono parte integrante. Il bello di vivere in un paesino è che le imprese del singolo diventano le sfide di tutti. Ormai io sono “Alessandra Spazzuk”.

Il coraggio e l’intraprendenza di Alessandra Peri sono stati premiati dal successo della sua iniziativa, ma l’esperienza le ha insegnato a restare sempre vigile, a pensare positivo e non mollare mai:

Sono stati anni duri ho avuto paura di perdere tutto, ma sono stati anni in cui ho scoperto tanto di me. Dal cancro non si guarisce mai, è una malattia che ti si attacca addosso con la quale devi imparare a convivere e ora che i controlli sono ogni sette mesi mi sento una donna fortunata.

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