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Danilo De Rossi, da Ceo di una multinazionale ad artista in Spagna inseguendo un sogno a (quasi) 50 anni

Danilo De Rossi, 49 anni, è un artista visuale: si interessa soprattutto di fotografia concettuale ma è appassionato anche di scultura e, in generale, di qualsiasi forma d’arte. È originario di Roma ma vive lontano dalla sua città da oltre quindici anni: Milano, Londra, Hong Kong, ancora Londra, Praga e, dal gennaio scorso, Madrid. Fino allo scorso anno gli spostamenti dipendevano dal suo lavoro – era dirigente presso una multinazionale finlandese – ma a dicembre 2017 ha deciso di prendersi una pausa dalla carriera professionale. Ha quindi lasciato il suo incarico di amministratore delegato in Repubblica Ceca e Slovacchia per inseguire un vecchio sogno: la fotografia. Il suo sito Internet raccoglie i suoi lavori e racconta molto di lui e della sua esperienza internazionale.

Danilo, hai vissuto in molti paesi: ci puoi parlare della tua esperienza?

È stato un privilegio incredibile avere avuto la possibilità di vivere in così tanti luoghi nel mondo. Credo che viaggiare mi abbia arricchito in un modo incredibile: solo osservando gli usi e costumi di ogni Paese dove ho soggiornato, mi sono trovato in un processo di apprendimento costante. Fortunatamente, c’è ancora molta diversità nel mondo ed io ne sono incredibilmente affascinato; oggi, ancor più di quando ho iniziato a viaggiare.

Che cosa ti ha lasciato ogni Paese in cui hai vissuto?

Da ogni luogo ho appreso qualcosa: dall’Asia l’incredibile energia e l’importanza delle relazioni umane; da Londra la professionalità e quell’unione che credo sia unica tra il rispetto per il proprio passato e lo slancio verso il futuro. Con Londra, poi, c’è un rapporto particolare ed è decisamente il luogo che per me rappresenta “casa”.

È stato difficile lasciare il tuo lavoro?

Danilo De Rossi

Foto: Faraz Alam

Sì, è stata una decisione difficile. Purtroppo però, dopo 25 anni ed una carriera globale, iniziavo a sentirmi parte del mobilio. Quando ho informato il mio capo della mia decisione c’è stata molta (comprensibile) sorpresa ma devo dire che, dopo la fase iniziale, siamo riusciti a gestire bene la conclusione del mio incarico. Ad esempio, ho comunicato la mia scelta con largo anticipo, in modo che l’azienda potesse garantire continuità ed il processo di successione potesse essere completato con professionalità. Inoltre, appena ne ho avuto l’opportunità, ho informato il mio team della mia decisione, per fare in modo che fossero preparati. Secondo me, con un livello di comunicazione appropriato, all’interno di un’azienda è possibile gestire qualsiasi tipo di cambiamento.

E la tua famiglia, come ha reagito? 

Mia moglie ha sempre supportato le mie decisioni: tutte le scelte che facciamo sono “scelte di famiglia” e scelte che, comunque, rispecchiano il nostro modo di vivere e le nostre aspirazioni personali.

Come mai hai scelto Madrid?

Entrambi, da molti anni, volevamo fare un’esperienza a Madrid: è una città che adoriamo. Inoltre amo apprendere e, dopo aver studiato business per moltissimi anni e aver completato un Master in Business Administration in Inghilterra, nel 2011, sentivo che era arrivato il momento di esplorare un’altra area. Così ho deciso di dedicarmi a quella che è sempre stata una mia forte passione: la fotografia. Cercavo un programma che fosse stimolante ed ambizioso ed ho trovato quello all’Istituto Europeo di Design che è, probabilmente, uno dei migliori a livello mondiale. Mia moglie, nel frattempo, si sta dedicando a perfezionare la conoscenza dello spagnolo. Siamo quindi riusciti a coniugare l’interesse per la città con il nostro sviluppo personale e penso sia un ottimo risultato.

Rimettersi in gioco con umiltà: i nuovi progetti di Danilo De Rossi

Come è stato ritornare a studiare a tempo pieno?

Volevo uscire dalla mia zona di comfort in modo radicale e penso proprio di esserci riuscito: ad un tratto mi sono trovato in classe con studenti dall’età media di 25 anni, ripartendo da zero. Questo era esattamente ciò che volevo sperimentare: vedere il mio valore come individuo, lasciare lo status professionale, accantonare l’esperienza che talvolta può essere nemica dell’innovazione e della fantasia per capire quali fossero le mie potenzialità personali. E devo dire che, dopo lo shock iniziale, mi sto ritrovando. Ora ho iniziato una nuova fase della mia produzione artistica, che mi sta dando molte soddisfazioni.

Recentemente hai pubblicato il volume “La Cappella degli Italiani a Praga”. Ce ne puoi parlare?

cambiare vitaDurante il periodo in cui ho vissuto a Praga questo gioiello dell’architettura barocca, costruito nel 1600 dalla Confraternita Italiana e che era stato per decenni abbandonato a se stesso, è stato restaurato.  L’architettura è una delle aree di interesse della mia pratica artistica e volevo creare una pubblicazione formale che documentasse lo stato degli interni alla fine delle operazioni di restauro; così ho deciso di realizzare una serie di viste architetturali.

Ho poi coinvolto l’architetto Guido Carrai ed il pittore Andrea Louis Ballardini – entrambi esperti di arte, architettura e cultura boema – che hanno scritto due testi molto belli. Il volume è stato prodotto insieme al gruppo SIAD, un’azienda che ha contribuito in modo significativo al restauro.

A quali progetti stai lavorando, in questo momento?

Sto ultimando la preparazione di una serie di eventi organizzati in collaborazione con il Console Onorario della Repubblica Ceca a Palermo, il Comune di Palermo ed il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia.cambiare vita

Gli eventi avranno luogo nel capoluogo siciliano a fine settembre. Il 25 aprirà una mostra fotografica presso l’Archivio Storico di via Maqueda, dal titolo Polvere di Ferro – Riflessioni sul Paesaggio Post-Industriale, con l’omonima installazione multimediale. Il  26, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, terrò una Masterclass dal titolo: Investigazione della Realtà attraverso l’Immagine e, a seguire, ci sarà la première del mio nuovo cortometraggio, La Fabbrica dell’Assoluto, girato nei Cantieri Culturali della Zisa di Palermo. 

Tirando le somme, il Danilo De Rossi Ceo è pentito di aver lasciato alle spalle 25 anni di carriera professionale per dedicarsi all’arte? 

Assolutamente no, per diversi motivi. Credo sia essenziale non adagiarsi mai e sforzarsi di apprendere cose nuove tutti i giorni. Le competenze acquisite nel mio percorso fanno sempre parte del mio bagaglio e non escludo, un giorno, di poter tornare ad occuparmi di business. Sono davvero felice dei risultati raggiunti a livello professionale e per le esperienze che ho potuto fare in ogni luogo dove ho vissuto o che ho visitato. Il mondo è come una scatola magica, che racchiude infinite sorprese, e non mi stanco mai di scoprire che cosa si nasconde dietro l’angolo. Proprio a causa di questa mia spiccata curiosità, però, alla soglia dei cinquant’anni ho provato il desiderio di rimettermi in gioco e sperimentare qualcosa di nuovo. La fotografia, e l’arte in genere, sono sempre stati un mio sogno: mi affascinano perché rappresentano delle imprese utopiche e ci ricordano che l’uomo ha bisogno di bellezza e di ideali. Il bilancio di questo primo periodo, quindi, è davvero positivo: un’esperienza fantastica, che mi sta facendo crescere molto, sia a livello umano che artistico. 

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