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In Cina, da sola. Giovani donne italiane raccontano

Vivo in Cina da sei anni e dal momento stesso in cui ho intrapreso l’entusiasmante avventura dell’espatrio ho trovato questo tema molto avvincente: non mi stanco mai di leggere le storie degli italiani che si trasferiscono nei vari paesi del mondo e il modo in cui affrontano la quotidianità in una terra differente da quella dove sono nati. Le sfide del vivere immersi in un’altra cultura, le paure e i momenti di inebriante entusiasmo che accompagnano la vita all’estero sono fonte per me di inesauribile ispirazione.

La Cina è un paese per nulla scontato, diverso, difficile ed affascinante al tempo stesso, che si fa odiare o amare dagli stranieri che ci vivono. Se nel mio primo libro “Prezzemolo & cilantro” raccontavo la storia di un gruppo di donne italiane che hanno seguito i loro mariti e sono approdate nel Celeste Impero, nel secondo romanzo “L’inquietudine del drago” mi sono invece soffermata sull’esperienza dei giovani. Maia, una delle protagoniste, arriva in Cina da sola, un po’ per caso, spinta dall’infatuazione per un uomo che ha promesso di raggiungerla a Shanghai. Le cose andranno in maniera decisamente diversa e, tra momenti di sconforto e altri di esaltazione, la ragazza vivrà il suo periodo nella metropoli come un’occasione per crescere, una sorta di passaggio alla vita adulta.

Cina

Un’esperienza che fa crescere

Nonostante io sia arrivata in Cina con la mia famiglia e in un contesto decisamente diverso, non mi è stato difficile immedesimarmi nello sconcerto di Maia, che a Shanghai si sente molte volte persa, sola, in difficoltà. Mi sono chiesta quale sia l’esperienza delle ragazze che, giovani e inesperte, arrivano in Cina per motivi di studio o di lavoro e affrontano i disagi e i problemi di avere tutto sulle loro spalle per la prima volta nella vita.

Per questo ho chiesto ad alcune di loro quale sia stato lo scoglio più grosso da affrontare nella loro esperienza in Cina e quale invece il dono più importante che questo paese ha regalato loro.

Ecco le loro testimonianze, dalle quali si capisce come la Cina sia un paese non facile da comprendere, ma ricco di opportunità:

Martina Mainardi – laureata presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, au pair in Cina – Nanchino e Shenzhen

Al secondo anno di triennale ho vinto una borsa di studio per andare a studiare all’università di Nanchino. In quei cinque mesi ho scoperto che l’unico modo per imparare una lingua così complicata è vivere sul posto e praticarla ogni giorno. Così, dopo la laurea, ho deciso di partire per una nuova avventura a Shenzhen, dove ho trascorso sei mesi come ragazza au pair.

Il problema iniziale questa volta non è stato la lingua, ma stabilire un rapporto con il bambino a cui insegnavo inglese. I bambini cinesi, soprattutto quelli con genitori molto ricchi, sono estremamente viziati (anche perché vengono cresciuti dai nonni) ed è quindi difficile farsi rispettare e far capir loro le differenze culturali. Nonostante ciò, sono riuscita ad instaurare un rapporto meraviglioso con il bambino e con i suoi, che mi hanno sempre trattato come una persona di famiglia.

La Cina mi ha donato molto: mi ha fatto crescere e piangere, ha aperto i miei orizzonti, mi ha resa una persona migliore, molto più tenace e avventurosa. Mi ha fatto capire che in questo mondo i tabù e gli stereotipi non ti portano da nessuna parte; mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose. Mi ha fatto anche ingrassare, ma non me ne pento!

Raffaella Villani – laureata presso l’Università di Urbino Carlo Bo e studentessa di cinese presso l’università di Suzhou 

All’inizio i problemi maggiori sono stati le difficoltà linguistiche e l’adattarsi al cibo cinese (soprattutto per me che vengo dal sud!). Ora, dopo quattro anni di Cina, lo scoglio più grosso è la differenza di mentalità e il fatto che ancora non sia riuscita a stringere amicizia con molti coetanei cinesi.

Il dono più bello per me è stato conoscere la loro cultura che è magnifica, ricca di storia ed arte e va davvero apprezzata. È un paese da scoprire piano piano, giorno per giorno.

Cina

Raffaella Villani

Sabrina Pelissero – laureata in Lingue a Torino, studentessa di cinese presso la East China Normal University, traduttrice freelance – Shenzhen e Shanghai

La sfida maggiore in Cina è stata quella di avere a che fare con una mentalità, e di conseguenza anche di un modo di lavorare, molto diversi dai nostri, nulla che in ogni caso non sia risolvibile attraverso un minimo di pazienza e di mediazione. È proprio grazie alla Cina che la mia vita è diventata un pullulare di aneddoti divertenti, come ad esempio i miei tentativi di integrarmi con colleghi e amici cinesi cercando di adeguarmi ai loro orari per la cena (tassativamente non oltre le 18:30 ).

La Cina, per quanti sforzi si facciano, ci ricorda sempre di essere stranieri, ma allo stesso tempo ha la capacità di accogliere benevolmente chiunque voglia studiarci o lavorarci. Per quanto mi riguarda, mi sono sempre sentita la benvenuta e ho avuto da questo Paese tutto ciò che potevo desiderare per la mia età: una ricca vita studentesca a contatto con tante culture diverse, esperienze lavorative che mi hanno permesso di formarmi e di crescere, indipendenza, un ambiente internazionale stimolante e persino la fortuna di trovare l’amore.

Arianna Suppani – studentessa Università Ca’ Foscari di Venezia – Suzhou

L’ostacolo più grande che ho incontrato è stato comunicare con le persone. Non parlo di sapere la loro lingua, ma di capire come relazionarsi. Trovare un modo per connettersi con loro e stabilire dei legami per condividere qualcosa è stata la parte più dura. Ma una volta compreso il loro essere e tutto quel linguaggio non scritto, proprio la difficoltà maggiore si è trasformata nel dono più bello. Tanto bello che non vedo l’ora di tornare in quel paese così lontano ma allo stesso tempo così vicino al mio cuore!

Eleonora Martani – B&B store manager – Shanghai

Sin dal primo giorno il più grosso ostacolo, ma al tempo stesso l’aspetto più affascinante, è stato scontrarmi con le abitudini e le convinzioni del popolo cinese. Questo nuovo mondo, del quale avevo solo letto su i libri, era totalmente incomprensibile per me e le mie certezze costruite negli anni venivano messe continuamente in discussione, soprattutto quando mi sembrava di avere davanti una popolazione intera con un punto di vista totalmente diverso dal mio. Il dono più grande è stata la possibilità di mettermi in discussione, di scoprire una nuova me stessa e di crearmi una mia strada che mi ha portato poi anche a trovare la mia dolce metà. Tra me e la Cina ci sarà per sempre un rapporto di odio-amore!

Martina Cirillo – laureata in lingue e culture orientali all’Orientale di Napoli, ricercatrice e insegnante di italiano presso coLanguage nonché fondatrice dell’associazione culturale “La mia Cina” – Pechino

L’aspetto più difficile è stato l’approccio culturale: quando ho iniziato a vivere col mio compagno ed ho conosciuto davvero i cinesi per come sono, mi ha colpito come vadano sempre di corsa e siano molti attivi. Nel lavoro sono molto uniti e nelle amicizie cordiali. Parlando di doni, la Cina me ne ha fatti due: la possibilità di crescere professionalmente e l’aver conosciuto Ai Zijun, il mio attuale fidanzato.

La maggiore difficoltà, dunque, sembra per le giovani che partono alla volta della Cina proprio quella di adattarsi alla cultura del posto, con le sue abissali differenze di lingua, mentalità e abitudini. Ma, una volta capita, la Cina può offrire moltissimo: opportunità di crescita accademica e professionale e, per molte di loro, perfino l’aver trovato la propria anima gemella.

Quando si tratta di accettare un’esperienza all’estero, la Cina può far paura. Ma, stando alle parole di queste ragazze, non c’è nulla da temere, anzi! Preparate la valigia, l’avventura sarà bellissima.

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