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Devi espatriare o lavori con stranieri? Il coaching interculturale ti aiuta

Sei un professionista, un manager, una persona che per ragioni personali o professionali ha deciso di espatriare? Da solo o con la famiglia? Il tuo lavoro ti porta ad essere in contatto con gente di differenti culture? Fai parte di un team composto da persone di diversa nazionalità? In tutti questi casi il coaching interculturale può esserti di aiuto. Perché?

Vivere in un paese straniero è complicato. Per quanto si tratti di una scelta voluta e desiderata, per quanto l’esperienza sia arricchente e interessante, si devono affrontare molteplici sfide e cambiamenti contemporaneamente. I problemi logistici, organizzativi, di adattamento e di comunicazione non mancano. Insomma, non è come andare in vacanza, magari in un villaggio turistico, in cui tutti si prodigano per farti sentire a tuo agio e per venire incontro alle tue esigenze. In questo caso sei tu che devi fare lo sforzo di adattarti al paese e alla cultura di accoglienza.

Anche lavorare con uno straniero è complicato, perché ciò che per te è ovvio e naturale, per lui non lo è, e viceversa. Ogni cultura, infatti, ha la sua maniera di gestire le relazioni e i conflitti, le sue forme di negoziazione, il suo stile di comunicazione, un concetto diverso di ciò che è educato o appropriato fare in un determinato contesto, un diverso approccio al tempo e allo spazio.

coaching interculturale

Interpretare le regole non scritte

Il coaching interculturale ti aiuta a capire e gestire queste differenze. Ognuno di noi si comporta, infatti, secondo norme e regole non scritte, tipiche della propria cultura di appartenenza. Vedere la propria cultura dal di fuori è, allora, il primo passo per riconoscere e interpretare le culture altrui, per accettare il fatto che il proprio modo di relazionarsi e di comunicare, per esempio, è solo uno dei tanti modi possibili. Si tratta di riuscire ad andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi per accettare e condividere comportamenti, abitudini e usanze diversi dai propri. Acquisire la capacità di adattarsi e agire efficacemente in contesti culturali differenti è l’obiettivo del coaching interculturale.

Prendiamo il caso di Miguel S., manager spagnolo espatriato in Germania con il ruolo di CEO della filiale tedesca del gruppo. Miguel si è trovato a gestire una prima linea di dirigenti tedeschi che riportavano a lui, ma che avevano una relazione con il potere e con la gerarchia completamente diversa dalla sua. Miguel ha dovuto prima di tutto capire e apprendere lo stile di management proprio di quella filiale tedesca per poi riuscire gradatamente a cambiarlo in direzione di quanto desiderato dalla casa madre spagnola.

O il caso di Elisa R., farmacista milanese che ha seguito suo marito, manager informatico espatriato in Austria. Elisa ha dovuto ricominciare la sua carriera da zero, dal riconoscimento del titolo di studio, all’imparare a relazionarsi con i clienti austriaci. Ripartita da uno stage non retribuito, oggi Elisa è la direttrice della farmacia in cui è stata assunta due anni fa.  

I tempi e i costi del coaching interculturale

Il percorso di ognuno può essere molto differente a seconda dell’obiettivo, del paese e delle caratteristiche personali, ma dura in media 3-6 mesi. Le sessioni di coaching, della durata di un’ora, si svolgono generalmente ogni due settimane e possono essere sia presenziali sia a distanza (online).

Anche il costo può essere molto variabile, a seconda del coach, del tipo di cliente e del progetto: personale, professionale o aziendale. Si può passare da 70-80€ a 200-300 € a incontro in casi normali. Quando il cliente, invece, si sta preparando per un sfida cruciale, come nel caso di un manager con seniority e responsabilità di rilievo, di un imprenditore, o di una star dello spettacolo o dello sport, le tariffe sono sensibilmente più elevate.

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