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Enrico Iaria, il giovane italiano che ha conquistato la Cina

Ha solo trent’anni ma l’esperienza e il carisma di un imprenditore navigato. Dal 2011 vive a Shanghai, dove ha saputo costruirsi una reputazione di grande prestigio, grazie a un talento straordinario per la comunicazione, il marketing e l’innovazione. Enrico Iaria, palermitano fondatore di DooPlus Group, è il primo e unico italiano mai inserito da Forbes China nella lista dei 30 Under 30 più influenti del gigante asiatico. E non stupisce visto la quantità di competenze che è riuscito ad accumulare in pochi anni grazie a una forza di volontà fuori dal comune.

Dal lontano paese asiatico il nome di Enrico Iaria è rimbalzato anche sui media italiani, attratti dalla capacità di questo giovane businessman di “creare valore aggiunto”, espressione che utilizza senza sosta quando parla del suo lavoro.

Enrico Iaria

Enrico Iaria con Russel Flannery, editore di Forbes China

Nella sua giovane vita Enrico Iaria ha bruciato tutte le tappe, ottenendo risultati accademici e professionali eccezionali, tanto che a soli 26 anni era già titolare della cattedra di Innovation Management alla Shanghai Normal University, dove tutt’oggi insegna. Una facoltà che solo pochi anni prima aveva frequentato come studente del master.

Imprenditore fin da bambino

Ma andiamo per ordine. Come arriva un ragazzo siciliano a essere uno dei maggiori referenti del mercato tecnologico cinese, incaricato di favorire lo sviluppo di sinergie tra il nostro governo e quello del paese asiatico in materia di innovazione? Uno che forma i dirigenti locali tenendo i suoi corsi in mandarino, fa consulenza alle startup più innovative e intanto ne sviluppa altre nel settore della blockchain e dell’intelligenza artificiale? La risposta è semplice: con una dedizione sorprendente e una cultura “del fare” che lo caratterizza fin da ragazzino, come racconta lui stesso:

Ho frequentato l’istituto professionale ma in tutta sincerità fino all’Università non ho preso troppo sul serio gli studi. Sono sempre stato molto attivo, ero il rappresentante di istituto e organizzavo spesso attività e viaggi, ma in classe ci stavo poco, ho sempre creduto nell’acquisire conoscenza tramite il concetto del “doing”.

Enrico Iaria

Enrico Iaria durante una riunione con alcuni collaboratori cinesi

Tra una parola in inglese e una frase in cinese rivolta a un compagno di lavoro, Enrico Iaria spiega che sin da piccolissimo, nonostante non avesse esempi in famiglia poiché i genitori sono dipendenti statali, sente lo spirito imprenditoriale albergare dentro di sé:

A San Vito Lo Capo, in Sicilia, dove i miei avevano la casa di villeggiatura, avevo avviato un piccolo “business” di retail: rivendevo giocattoli e oggettistica recuperata da casa mia, ma non direttamente sulla strada, con una bancherella come altri bambini. I miei, se l’avessi fatto, mi avrebbero preso per matto, perciò io consegnavo la merce agli stand degli altri ragazzini, stabilivo un prezziario e a fine serata passavo a ritirare la mia commissione sul venduto. Alle elementari avevo anche creato un’estrazione a premi, i bambini acquistavano il biglietto e all’intervallo si creavano code lunghissime per prendere il proprio numero. Le maestre me lo proibirono subito perché alteravo l’ordine della scuola…

Una carriera accademica da record

L’iscrizione all’Università, con il trasferimento a Firenze per frequentare la facoltà di Scienze Politiche, determina un cambiamento radicale nell’approccio allo studio del giovane Enrico Iaria:

Mi sono reso conto che se volevo realizzare qualcosa nella vita dovevo prendere sul serio gli studi, ma all’inizio è stato difficile. Nel primo esame ho avuto solo 18, l’ho rifiutato e ho capito che il mio metodo di studio era sbagliato. Mi ci sono voluti un paio di tentativi, ma a partire da lì ho quasi annullato me stesso, stando sui libri già dalle sette del mattino, sabati e domeniche compresi.

Il nuovo atteggiamento, fatto di rigore e disciplina, dà presto i suoi frutti tanto che Enrico Iaria si laurea con il massimo dei voti in due anni invece che in tre. Visto il tempo guadagnato e le tasse universitarie fatte risparmiare ai genitori, il brillante studente, invece di iscriversi in anticipo alla laurea magistrale, sceglie di accettare l’invito di alcuni amici americani e trascorrere un periodo di tempo a New York per migliorare il suo inglese. Ma è solo l’inizio di un percorso che lo farà crescere a ritmi vertiginosi, umanamente e professionalmente. Racconta il protagonista:

Rientrato a Firenze mi sono iscritto alla laurea magistrale in processi decisionali con specializzazione in business administration. Anche qui ho ottenuto un mini-record, dando tutte le materie in un solo anno invece che in due e sempre con la media del 110. Avevo già una gran voglia di fare un’esperienza di studio all’estero e ho cominciato a valutare le varie opzioni.

Grazie al vantaggio temporale accumulato, quando viene a conoscenza della possibilità di fare un doppio master in Cina, con specializzazione in imprenditoria e innovazione, promosso dall’Università di Firenze con la University of Paris Sud e la Shanghai Normal University, l’inarrestabile Enrico Iaria si candida senza esitazioni e nel 2011 parte per Shanghai.

La diversità come opportunità

L’arrivo in Cina, paese generalmente ostico da affrontare per un occidentale a causa delle grandi barriere linguistiche e culturali, per l’entusiasta Enrico Iaria è un mondo affascinante, tutto da scoprire:

Ho sempre valorizzato le diversità, considerandole un’opportunità di apprendimento e arricchimento personale, perciò non ho vissuto le differenze culturali come una difficoltà ma come piccole sfide utili per crescere. All’inizio ogni cosa era complessa, anche solo chiedere un’informazione in una città che da sola fa la metà degli abitanti dell’Italia, oppure aprire un conto in banca, scrivere un curriculum o stabilire relazioni interpersonali. Ma forse per carattere questo non mi creava dei problemi. In Cina tutto si muoveva in modo rapidissimo, io guardavo al “sistema paese”, a dove avrei potuto essere dopo dieci anni e alle opportunità che questo offriva.

Questa grande capacità di visione, fa sì che Enrico Iaria, impari velocemente la lingua e si abitui presto alla flessibilità richiesta da una cultura tanto distante dalla nostra.

Se mi trovo tra persone cinesi è come se entrassi in uno schema comportamentale, linguistico e culturale diverso rispetto a quando mi siedo a tavola con la mia famiglia o con un gruppo di amici italiani qui a Shanghai.

Enrico Iaria

Enrico Iaria con alcuni membri del suo team DooPlus

Da studente a professionista di successo

Grazie alla sua incontenibile voglia di sperimentare, conoscere ed innovare, a Shanghai il curriculum di Enrico Iaria si arricchisce velocemente di esperienze professionali. Negli anni successivi agli studi, infatti, oltre all’insegnamento, si dedica a crescere all’interno di multinazionali, per conoscere da vicino le dinamiche aziendali e in breve raggiunge posizioni di vertice. Ventiseienne è già General Manager di un grande marchio del settore del lusso e gestisce un team di diverse centinaia di persone con una rete retail di oltre cento negozi in Cina. Ma la sua vocazione imprenditoriale è sempre viva:

Il mio pallino è sempre stato “fare”, perciò tenevo costantemente sotto osservazione le tecnologie emergenti legate alla mia quotidianità. Mentre lavoravo in azienda ho creato diverse belle startup e ho avuto altrettanti bei fallimenti… Ore, giorni, settimane a lavorare su un progetto che poi non funzionava. Tutta esperienza che mi ha permesso di entrare e restare nel mondo dell’innovazione in Cina.

Benché il lavoro manageriale gli permetta di godere di privilegi inconsueti a quell’età, Enrico Iaria intuisce che il mercato cinese può offrirgli ancora di più come imprenditore e consulente:

Vedevo un modo che cambiava rapidamente e in continuazione, mentre io mi trovavo all’interno di schemi aziendali che si muovevano a una velocità diversa. Avevo una buona retribuzione, un ottimo pacchetto di benefit e persino l’autista, mi sentivo fortunato ma allo stesso tempo mi dicevo che se avessi continuato così avrei soltanto potuto passare da un brand all’altro, con una prospettiva di crescita programmata in cui non mi riconoscevo.

La sensazione di Enrico Iaria si rivela corretta perché l’esperienza accumulata fa sì che il dinamico manager cominci a spostare l’attenzione da un livello “micro” a uno più generale che tiene in considerazione non la singola startup ma l’intero ecosistema dell’innovazione, facendo presto diventare lui e la sua azienda un punto di riferimento per le istituzioni italiane e cinesi e per chi deve affrontare l’impetuoso mercato tecnologico del paese asiatico.

Enrico Iaria

Enrico Iaria con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della vista di quest’ultimo in Cina per firmare un piano di cooperazione tra i due paesi a favore dell’innovazione.

I rapporti umani e la lezione cinese sulla competitività

Abituato alla diplomazia e a misurare le parole, Enrico Iaria, con un accento che solo a tratti rivela l’origine siciliana, mischiata ad influenze fiorentine, fatica a trovare qualche lato negativo della sua vita in Cina. Interpellato sulla questione si limita a sottolineare come la Cina sia pur sempre un paese che ha da poco cominciato ad aprirsi ai grandi cambiamenti e di conseguenza presenta ancora grandi differenze dal punto di vista sociale, con rapporti familiari e interpersonali che spesso ricordano quelli dell’Italia di cinquanta anni fa. Molto più rilevante, invece, la lezione che ritiene di aver tratto dalla sua esperienza nel paese asiatico. Spiega:

Ho imparato a considerare il concetto di competitività in modo molto diverso di quello occidentale. Da noi il fatto che ti copino è visto in modo negativo, ma io non lo vivo così. In Cina appena esci con un prodotto, un’ora dopo è già stato copiato non da uno ma da cento player. Credo che la competitività porti innovazione. Se competiamo nella stessa nicchia di mercato siamo obbligati a trovare soluzioni diverse, a fare sempre meglio. L’innovazione non è altro che una nuova soluzione a qualcosa di esistente.

Questo talentuoso trentenne, che tiene alto il nome del nostro Paese in un mercato complesso come quello cinese, non si considera un cervello in fuga, né un espatriato per necessità, bensì solo un professionista che lavora per mettere al servizio del nostro paese il know how acquisito. Il suo obiettivo è quello di essere un vero cittadino del mondo e di vivere a cavallo tra l’Italia, la Cina e i paesi che verranno, perché, ne siamo certi, la sua strada sarà ancora molto lunga.

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