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Visitare Hanoi. Tutto quello che c’è sapere sulla capitale del Vietnam

Visitare il Vietnam significa inevitabilmente confrontarsi con la sua storia. Sembra ieri, almeno per chi non è più giovanissimo, quando le testate dei giornali riportavano di continuo il nome “ Vietnam” e la TV a tubo catodico diffondeva immagini agghiaccianti di una guerra apocalittica, che sembrava non avere mai fine. Visitare Hanoi, la capitale della Repubblica Socialista del Vietnam, la città che non parla inglese, è toccare con mano quel tratto di storia così dolorosa che appartiene al mondo intero.

Il summit sulla denuclearizzazione e per la pace tra la Corea del Nord e la Corea del Sud

Decidiamo di visitare Hanoi a fine febbraio. La temperatura è ideale in questo periodo dell’anno, non fa caldo e le piogge tropicali sono cessate. In questi giorni la città ospita il secondo Summit sulla denuclearizzazione e per la pace tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, e in generale nel mondo. La città si è tappezzata di bandiere per accogliere i due leader: il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump e il presidente della Nord Corea, Kim Jong-Un.

A Summit concluso, tuttavia, l’entusiasmo che aleggiava negli animi si è spento, lasciando un retrogusto di delusione e scetticismo. Il sogno di Hanoi di diventare la città della Pace è sfumato, tutte le merci che facevano bella mostra di sé sono state ritirate e i vietnamiti, come è nella loro natura, hanno subito voltato pagina, guardando al futuro.

È curioso, invece, notare come il turista straniero, in particolar modo l’europeo, guardi al passato. Chi viene qui, in genere non cerca la parte moderna, che trova il suo landmark nel grattacielo di settantadue piani della Torre di Keangnam, ma piuttosto desidera fare un tuffo indietro nel tempo e trovare quell’atmosfera unica, speciale che Hanoi sa trasmettere

La Pagoda Tran Quoc

Visitare Hanoi è conoscere la vita autentica della sua gente

Hanoi sorge sulla destra del Fiume Rosso che forma con le acque alluvionali anfratti e laghi. Il cuore pulsante di Hanoi è qui sul Lago Verde, Hoan Kiem, da cui nascono il quartiere Vecchio e il Quartiere Francese. In questi luoghi il visitatore sente palpitare la vita autentica, sincera, serena.

È affascinante per il turista lasciarsi andare senza meta e perdersi nelle vie dense di gente di radici pendenti degli alberi, di cavi della luce che si intrecciano disordinatamente nell’aria, di botteghe, di case , di risciò, di biciclette, di cappelli a cono di paglia, di caschi verdi militari, di ceste di fiori e piante, di suoni e di odori.

Visitare Hanoi è percepire questa vita semplice in ogni dettaglio. La si trova nei sorrisi regalati o nelle rughe dei volti scolpiti, nelle mani industriose nelle famiglie intere, che sedute su un sellino di un ciclomotore si spostano da una via all’altra, nelle vesti femminili ed eleganti dell’Ao Dai, la lunga tunica di tessuto leggero aperta sui fianchi e indossata sopra i pantaloni, o nei bilancieri delle venditrici ambulanti.

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Il traffico, nota dolente della città

A risvegliarvi da questa forma di beatitudine sarà il traffico che ad Hanoi è veramente incredibile. Se Hanoi ha circa 7,782 milioni di abitanti, significa che ci sono in circolazione altrettanti mezzi e si resta sbalorditi dagli sciami di biciclette, risciò, motorini, vespe, piccoli autobus che si muovono senza sosta e senza rispettare alcuna regola stradale.

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Perciò attraversare la strada ha qualcosa a che fare con quel gioco medioevale, dove il cavaliere deve arrivare incolume alla meta, camminando su una trave e superando con il suo incedere macchine infernali. Non correte, non vi fermate, non cambiate velocità, solo così avrete buone probabilità di riuscita.

Dopo la fatica o anche prima, potrete gustare un Egg-coffee, una sorta di zabaione con il caffè caldo, una ricetta tipica vietnamita, ideata negli anni 50 a Saigon, fatta di tuorlo d’uovo, latte condensato, zucchero ed ovviamente caffè. Una bevanda corroborante che restituisce energie e forze, da degustare seduti sui super bassi sgabelli di plastica blu o rossa, posti sui marciapiedi di Hanoi che sembrano mettere a dura prova la vostra schiena. In realtà un vero toccasana!

Tazze di Egg-coffee

Il marciapiede, il luogo “per eccellenza” di Hanoi

Visitare Hanoi per lo straniero è presto rendersi conto dell’esistenza di un protagonista incontrastato della vita locale: il marciapiede, il “ luogo” vietnamita per eccellenza, che si mostra nelle sue sembianze più integre, oppure alquanto provato e abbandonato nel suo deterioramento. Qui si vive, si dorme, si legge, ci si fa la barba, la pedicure e la manicure, si tagliano i capelli, si stendono i panni, si parla, si gioca, si parcheggia, si commercia, si guarda il passare dei turisti, si cucina con poche pentole e ingredienti arrivati freschi della campagna.

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A tutte le ore del giorno gli hanoiani amano sedersi sugli sgabelli dei marciapiedi in compagnia, per parlare e sorseggiare una birra fredda locale, bia ho’i. C’è anche un “angolo delle birra” tra Ta Hien e via Luong Ngoc Quyen. Intanto si sgranocchiano piattini di arachidi o si aspetta una zuppa fumante Pho Bo (zuppa di noodles di riso con carne di manzo, foglie di menta lime e germogli di soia) o Pho Ga, stessa zuppa, ma con il pollo.

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Pho Bo, tipica ricetta vietnamita. Foto: Blue Lotus – Flickr, CC BY 2.0,

I piatti da provare

Tra i vari piatti tipici locali vale la pena assaggiare il popolare Nom Bo Kho, insalata di manzo essicato, con papaia verde, chili, strisce di tendini di manzo, usato molto in tutte le cerimonie importanti, matrimoni e anniversari, compresi quelli per i defunti.

Tanti sono i piatti da degustare economici e freschi, tra questi il Bun cha, con carne di maiale servita con noodle, il Bun Bo Nam Bo, che non è uno scioglilingua, ma un piatto molto tipico di vermicelli, strisce di manzo, tanta verdura fresca con cipolla fritta e brodo e il Banh Cuon, pancake di riso con carne di maiale e funghi o il Cha ca La Vong, specialità di mare, con pesce gatto marinato e ovviamente tanto riso.

Che dire della baguette vietnamita riempita di carne alla griglia, erbe e verdure stufate e salsa piccante? È strano sentire parlare qui di baguette, tipico pane francese, ma ricordiamo che Hanoi è stata capitale dell’Indocina francese dal 1902 al 1953, fatto che ha lasciato qui tracce evidenti non solo nel cibo, ma anche nella moda, nella religione, nell’architettura.

Le tracce della colonizzazione francese

Sia che siate a piedi o su un cyclo vedrete testimonianze concrete della storia coloniale francese nei boulevard dagli alberi secolari, nelle ville signorili (tramutate in hotel o musei) nel teatro dell’Opera, nella chiesa di S. Giuseppe (simile a Notre Dame de Paris), nel mercato di Dong Xuan (nel 1994 è stato quasi completamente distrutto da un incendio, ma comunque resta il più grande mercato coperto di Hanoi), nel palazzo della Banca Generale del Vietnam, nel Palazzo Presidenziale (mai considerato da Ho Chi Min come sua abitazione preferendo una casa modesta nelle vicinanze), nell’opulento Hotel Metropole (che ha ospitato nella sua storia scrittori, attori e si dice che Charlie Chaplin abbia passato qui la sua luna di miele), nel ponte Long Bien (ideato da Gustave Eiffel, bombardato più volte dagli Americani e sempre ricostruito dai vietnamiti).

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Il ponte Long Bien. Foto: Pierre De Hanscutter https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0

Le case di Hanoi

Le case di Hanoi sono qualcosa di particolare, che siano quelle lussuose coloniali nell’ex Quartiere francese oppure quelle dello storico Quartiere Vecchio, conosciuto per le sue 36 strade e le sue famose case “a galleria”, tipiche e molto simili a grandi scatole rettangolari.

Il Quartiere Vecchio sembra risalire al XIII secolo quando artigiani e commercianti provenienti da aree diverse costruirono insieme case e pagode, non più alte di due piani, per non superare il palazzo del re, e non più larghe di 4 metri, per evitare la tassazione in base allo spazio che si occupava in larghezza sulla strada. Si formarono corporazioni di artigiani e venditori che producevano i loro manufatti e li vendevano nella loro via. Ogni via aveva la sua corporazione: la via dell’argento, la via delle pipe, dei bambù… Lo si può ancora vedere nelle tante scritte che riportano Hang, che significa via e subito dopo il nome del prodotto. Così per esempio Po Hang Quat, è la via degli oggetti per uso religioso, scatole funerarie, candelieri. Pho Hang Gai è la via della seta, capi ricamati, lacche e marionette. Strano, ma vero, c’è la Via Pho Hang, dove si possono comprare banconote false per essere bruciate nelle cerimonie buddiste.

Le fondamenta religiose della cultura vietnamita

Visitare Hanoi significa anche scoprire che sentimento religioso è un valore fondamentale per il Vietnam. In esso sono presenti la tradizione buddista Mahayana, ma anche nel taoismo, insieme alla spiritualità cinese confuciana, o ai culti ancestrali, al cattolicesimo ereditato dai francesi.

Un aspetto della vita molto importante, sentito e praticato come forma morale e civica al quale si fa continuo riferimento. I templi e le pagode nascoste in piccoli giardini, sugli isolotti dei laghi di Hanoi, come nel centro storico testimoniano il grande sentimento della gente che ama recarsi nei templi con offerte di cibo, di fiori, di frutta o per accendere gli incensi e pregare.

I templi da visitare ad Hanoi

Visitare Hanoi significa vedere anche i suoi templi, che sono tanti e molti legano il loro nome a leggende.

Come per esempio la Pagoda ad un pilastro, Dien Huu, il Tempio della “Felicità duratura e buona fortuna”, considerato uno dei templi più belli ed intimi del Vietnam per la sua struttura unica, simile a un fiore di loto che poggia su un solo pilastro. Le giovani coppie di solito vengono qui a lasciare la loro offerta e ricevere la benedizione di avere figli.

Il tempio Dien Huu

Il tempio il Ngoc Son lega il suo nome ad una leggenda. Il tempio infatti è situato sul Lago Verde, Hoan Kiem , detto il “Lago della spada restituita”, centro vitale di Hanoi dove la gente passeggia, fa pratica al mattino presto di tai chi o alla sera si gode il panorama del tramonto sulle acque rossastre del lago. La leggenda narra dell’eroe nazionale, l’imperatore Le Loi che restituì a una tartaruga gigantesca la spada magica, con la quale vinse i Cinesi della dinastia Ming e portò l’indipendenza nel paese. Nel lago infatti vivevano specie rare di tartarughe gigantesche a guscio molle, ormai estinte, che sembrano essere state messaggere di avvenimenti eccezionali per il paese. Ancora oggi si può vederne un esemplare imbalsamato dentro la vetrina del tempio.

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Il Tempio Ngoc Son su lago verde di Hanoi

Il Teatro delle Marionette Thang Long, non lontano dal tempio, vi offre un ripasso sulla leggenda con uno spettacolo unico dell’antica arte delle marionette sull’acqua.

Il tempio della Letteratura, costruito in onore di Confucio nel 1070, raro esempio di architettura vietnamita, con giardini, stagni e alberi secolari, fu la prima Università del paese nel 1076, per nobili o studenti talentati. La tradizione vuole che gli studenti vadano a fregare le teste delle tartarughe in pietra, (che riportano i grandi nomi degli studenti del passato) in segno di portafortuna per il successo negli esami.

Gli animali sacri

I templi come abbiamo visto sono legati spesso da racconti e leggende che hanno come protagonisti gli animali. Ad Hanoi, ma in generale nel Vietnam, sono considerati sacri quattro animali, ritenuti portatori di grande spiritualità: il drago, la fenice, l’unicorno e la tartaruga. Li troverete spesso nei templi come custodi o sorveglianti delle porte .

Non dimenticate, quando siete in visita ad un tempio , soprattutto taoista, di entrare sempre dalla porta di destra, quella del drago e uscire dalla sinistra, la porta della tigre.

Tappa obbligata: il Mausoleo di Ho chi Min

La facciata del Mausoleo di Ho Chi Min. Foto:  Kontrollstellekundl

Non è un tempio, ma riveste la stessa importanza per i turisti stranieri e locali. Stiamo parlando del Mausoleo di Ho Chi Min, lo “Zio” per eccellenza, affettuosamente chiamato dai suoi sostenitori Bac Ho, Zio Ho, l’uomo che visse abbastanza a lungo per patire con la sua gente tutte le vicissitudini della storia del Vietnam. Lunghe code attendono di entrare in assoluto silenzio (fanno eccezione i cinesi che schiamazzano sempre ed ovunque) per rendere omaggio alla salma dello statista.

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