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Haze, l’inquinamento flagello di Singapore

Singapore, la città giardino, ogni anno tra la fine di agosto e la prima metà di settembre vive sotto una coltre di fitta nebbia, aria maleodorante e polvere nera, che si deposita sugli abiti dei passanti. La chiamano haze ed è una nuvola di inquinamento che avvolge la città per giorni, a volte settimane o addirittura mesi interi.

I livelli di polveri sottili, dannosissime per i nostri polmoni, sale considerevolmente fino a raggiungere valori dichiarati unhealthy, insani, anche dal governo locale che sulla diffusione di questi dati è molto conservativo.

Quando i livelli dell’haze diventano troppo elevati, scuole e uffici pubblici restano chiusi ed è sconsigliato circolare per strada.

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Gli incendi dolosi la prima causa dell’haze

La contaminazione atmosferica è un fenomeno globale che tutti purtroppo conosciamo, ma a Singapore raggiunge livelli estremi ed ha cause che molti stranieri ignorano.

L’haze, che in italiano traduciamo con foschia o nebbia, è un insieme di agenti inquinanti tra cui polveri sottili e diossina di carbonio che colpisce periodicamente diverse parti del sud est asiatico in particolare Malesia, Singapore e Brunei. Effetti meno estesi arrivano anche in Tailandia e nella Filippine.

La principale causa di queste ondate di inquinamento sono gli incendi provocati volontariamente nelle foreste di Sumatra, in Indonesia: molti agricoltori indonesiani, infatti, incendiano tratti di foresta per convertirli in terre coltivabili.

Questa pratica tradizionale negli ultimi decenni è stata applicata in ampia scala per la creazione di piantagioni industriali di palme da olio. Il fenomeno climatico di  el niño ha poi contribuito all’ulteriore diffusione delle polveri inquinanti prolungando la stagione secca e causando forti correnti d’aria da sud verso nord.

I livelli di haze a Singapore sono misurati in base al Pollutant Standard Index (PSI), un indice rilevato attraverso quindici stazioni diffuse su tutto il territorio cittadino. I valori di riferimento sono divisi in 5 categorie e diventano molto unhealthy quando l’indice supera il livello 200, un valore che impedisce a persone con patologie polmonari o cardiache, alle persone anziane e alle donne incinte di avere regolari attività all’aperto.

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Quest’anno il fenomeno si è puntualmente ripresentato anche se non si sono raggiunti livelli estremi. Pochi anni fa, invece, l’haze toccò valori insopportabili. Il PSI arrivò a segnare 400 e le reazioni del governo locale contro i vicini indonesiani non si fecero attendere.

In base alle informazioni diffuse dal governo, pare che Singapore abbia offerto all’Indonesia un pacchetto di assistenza composto da vigili del fuoco, strumenti per localizzare gli incendi e aerei per spegnerli, offerta però rifiutata dalle autorità indonesiane che avrebbero invece richiesto esclusivamente del denaro.

Per giustificare il rifiuto, il governo indonesiano ha affermato che molte delle società che stavano provocando incendi in ampia scala facevano capo ad investitori singaporiani e malesi e diede vita a un sistematico boicottaggio contro queste imprese.

La vita quotidiana con l’haze

Nonostante le beghe politiche, che invece di risolvere una situazione dannosa per i cittadini alimentavano i conflitti, non ci fu alcuna reazione da parte della popolazione.

A Singapore non esiste il diritto di sciopero e la libera manifestazione del pensiero è punita dal codice penale, di conseguenza gli abitanti sembrano essersi rassegnati a subire passivamente il fenomeno. Salvo che i livelli di inquinamento non siano davvero alti, tutti continuano a svolgere regolarmente le proprie attività.

Qualcuno indossa la mascherina, per il resto non si registrano grandi cambiamenti anche perché la popolazione locale, soprattutto quella di origine cinese, svolge pochissima attività esterna per paura degli effetti del sole sulla pelle.

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Il fenomeno suscita maggiori preoccupazioni nella corposa popolazione di expat, di norma abituata a fare molta attività all’aria aperta, soprattutto con i bambini.

I livelli di inquinamento delle passate settimane hanno alterato la normale routine di noi expat: niente più pomeriggi in piscina o giri in bicicletta. Per fortuna, gli intrattenimenti indoor a Singapore non mancano. Tutti i centri commerciali hanno ampie aree gioco gratuite, la National Gallery possiede una zona accessibile gratuitamente in cui poter passare qualche ora disegnando, inoltre le numerose biblioteche cittadine hanno tutte delle ampie sezioni dedicate ai più piccini.

Solo gli spostamenti risultano comunque difficoltosi, soprattutto per le persone che non possiedono un’auto e si trovano a doversi barcamenare tra metro e bus con dei bambini piccoli.

Quando finalmente arriva la pioggia, per diversi giorni la città viene sommersa da un fiume di acqua e in poche ore l’haze diventa un ricordo, almeno fino all’anno successivo.

I danni per la salute

Gli studi scientifici sui danni provocati dall’haze alla salute della popolazione sono molteplici e sembrano concordare sul fatto che gli dipendono in gran parte dalle preesistesti condizioni fisiche e dal tempo di esposizione alle cattive condizioni ambientali.

Effetti di breve termine, che di norma colpiscono tutti, ma con maggiore gravità i soggetti più sensibili come le persone anziane, i bambini e le donne in gravidanza, sono irritazioni o infiammazioni agli occhi, gola secca e congestione nasale, mal di testa, spossatezza, dolori al petto e bronchiti, ma anche insonnia e generale stato di confusione.

Sintomi che però spariscono non appena cessa l’esposizione agli agenti inquinanti. La prolungata esposizione agli agenti inquinanti però comporta un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari, di sviluppo di problemi metabolici e problemi epatici, nonché un notevole aumento del rischio di diabete.

Foto di copertina: Chris Hoare

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