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Covid-19: testimonianze italiane dal mondo

Il Covid-19 continua a flagellare Italia e Spagna in modo drammatico ma nel resto del mondo le cose non fanno presagire scenari molto migliori. A parte la Cina, che sembra cominciare a uscire dal tunnel, non c’è continente in cui il contagio non si espanda. Ogni Paese ha reagito in modo diverso prendendo misure più o meno drastiche e in alcuni casi quasi nessuna misura, come nel Regno Unito, dove il Governo di Boris Johnson ha dapprima parlato di contagio di massa, per favorire la cosiddetta “immunità di gregge”, per poi fare una progressiva marcia indietro fino al lockdown di poche ore fa.

Come vivono gli italiani che risiedono all’estero l’avanzare del contagio da Covid-19, dopo aver visto quello che sta accadendo nel nostro Paese? ItalianiOvunque.com in questi giorni ha raccolto le voci di alcuni connazionali espatriati in luoghi di cui non si parla frequentemente sui media per trasmettere le loro sensazioni. Ecco le loro testimonianze.

Regno Unito – Newquay Cornovaglia

Giovanni Degli Esposti – Motion Graphics Designer

Newquay è una cittadina sulla costa atlantica della Cornovaglia, è una di quelle mete prese d’assalto d’estate per le sue attrazioni turistiche: spiagge, trekking e natura, e scarsamente popolata d’interno. La popolazione residente è per lo più formata da persone anziane, che vivono qui da tutta la vita.

La situazione qui al momento è tranquilla, non mi sbilancio a dire “molto tranquilla” perché le ultime dichiarazioni di Johnson hanno cambiato parecchio la percezione del rischio nella gente. Siamo passati da una banale influenza che, a dire del governo si auspicava di prendere per sviluppare gli anticorpi, a una pandemia da cui bisogna proteggersi, con il successivo panico da accaparramento che ne è conseguito.

Pur trovandomi in una zona remota dell’Inghilterra, le ripercussioni del Covid-19 sono arrivate anche qui. Con la solita solerzia che contraddistingue gli inglesi però sono già partite newsletter indirizzate ai cittadini che invitano a rispettare le norme di evitare i luoghi affollati, limitazioni sul numero di prodotti da acquistare agli alimentari, e le note informative sulla realizzazione di punti di raccolta nei parcheggi dei supermercati per persone anziani e disabili, per limitare il più possibile la presenza nei centri commerciali.

Il lavoro è gestito in smart working, realizzando prodotti video per clienti internazionali, il passaggio da ufficio a remoto è stato abbastanza immediato, ma ovviamente la preoccupazione più grande è anche professionale. Lavorando spesso per enti turistici o per i comuni sulla promozione del territorio, il rischio che si blocchi l’intera stagione estiva è alto.

Come italiano all’estero rimango costantemente in contatto con le notizie del mio paese e se dovessi fare un paragone, direi che qui siamo nella situazione in cui era l’Italia tre settimane fa. Il contagio arriverà anche qui e speriamo che non ci colga impreparati, nelle aree vicine c’è un unico ospedale e con un numero così alto di persone anziane residenti, il rischio del collasso del sistema ospedaliero è più che reale.

Non è al momento limitata la possibilità di passeggiare (la testimonianza è stat raccolta prima dell’entrata in vigore del lockdown, ndr), ma ci sono spazi sconfinati di campagna e spiaggia in cui non si incontra nessuno per chilometri, che garantiscono per ora una certa libertà di movimento.
Quando esco di casa indosso la mascherina, lo faccio non solo a scopo preventivo ma anche promozionale, per far capire alla gente che occorre essere preparati a quello che potrebbe manifestarsi. La Brexit ha acuito la percezione negativa degli stranieri = invasori e se ci aggiungiamo italiano, straniero, invasore e mascherina, il quadro d’insieme non è rassicurante, ma il mio atteggiamento è sempre positivo e di aiuto alla comunità.

Credo che la prova vera sarà tra un paio di settimane quando il contagio sarà al picco probabilmente anche qui, speriamo che la capacità tutta inglese di prepararsi con anticipo risulti ancora una volta vincente.

Germania – Monaco di Baviera

Alessandro Lippoli – Architetto

I bavaresi (e a breve spiegherò perché non dico i tedeschi) sono innamorati del sole. Le giornate in cui si può stare fuori da ottobre ad aprile sono in genere pochissime. Ormai da due settimane il tempo è bello quasi tutti i giorni. La gente si vede dopo il lavoro e fa “Feierabend” (la serata di festa), al parco inglese, lungo il fiume: in massa. Continua a farlo, come se nulla fosse. Le scuole sono chiuse, il traffico per strada è poco, ma quasi tutti sono in giro. Ad occhio e croce la vita pubblica è diminuita del 10-20%, e in Italia dicono che se il 40% della gente si muove, il virus non si fermerà mai.

I bavaresi sono orgogliosi del loro status quo e viziati da un benessere perenne ed intoccabile. Intoccabili sono quindi anche le loro libertà e difficilmente si convinceranno da soli che bisogna stare in casa. Paradossalmente le istituzioni, e mi riferisco non solo allo Stato, ma anche per esempio alle catene di supermercati o alla società di trasporti, stanno reagendo. Sugli autobus non si sale davanti, alle casse viene fatta una barriera di cellophane davanti alle cassiere e sono marcate le distanze da tenere con dello scotch sul pavimento. Il problema è la gente che, nella maggior parte dei casi, fa come se nulla fosse. Ed è sorprendente, perché di solito i tedeschi le regole sono abituati a rispettarle. Forse è in realtà meno sorprendente se si considera che tutte queste non sono delle regole, ma delle indicazioni.

Lo Stato è di fatto imbavagliato dagli enti locali. Regioni, persino i comuni o addirittura i quartieri decidono sull’ordine pubblico. La gestione dell’emergenza da Covid-19 è così resa impossibile a larga scala, per questo mi riferivo ai bavaresi e non ai tedeschi. In altre regioni sono già stati presi provvedimenti ufficiali, ma molto blandi e molto sparsi. Il 18 marzo Angela Merkel (ora in quarantena, ndr) ha tenuto un discorso ufficiale alla nazione (per la prima volta in quindici anni di governo, escludendo quelli di capodanno) molto duro e deciso, andando ben oltre il suo stile sempre moderato. Non ha però preso provvedimenti ufficiali, come detto, solo dei consigli. Ai quali la gente oggi in gran parte non si è attenuta.

Per quanto mi riguarda, ho a disposizione una macchina datami dal mio datore di lavoro per spostarmi, evitando la metro, che di solito prenderei. Di fatto su 15 colleghe e colleghi, in questi giorni sono spesso stato da solo in ufficio. Tutti gli altri in home office. Da domani sarò anch’io in home office, ci è voluto qualche giorno in più per organizzare il mio computer e renderlo pronto al lavoro da casa, poiché faccio delle cose un po’ diverse dagli altri. Quindi da questo punto di vista il mio giudizio è positivo, ma sono fortunato perché ho due capi molto molto bravi. In generale purtroppo la gente non ragiona come nel mio ufficio, motivo per cui a partire da mezzanotte di venerdì  20 hanno imposto il divieto di uscire per funzioni non necessarie.

Stati Uniti – San Francisco

Francesca Boccolini  – Startupper,  fondatrice di SonicJobs

È una situazione senza precedenti e questo alimenta ancora di più la paura nelle persone e dei governi. Abbiamo assistito a crisi finanziarie ed economiche ma non a epidemie globali come questa. I veloci tempi di ripresa di Cina e Corea sono un segnale positivo che deve darci speranza e guidarci sulle misure da intraprendere per fermare la diffusione dell’epidemia.

Il governo americano sta cambiando rapidamente direzione sulle misure da intraprendere nella lotta al Covid-19. Lo stato della California ha ufficialmente dichiarato il lockdown. Ristoranti, bar, negozi e tutti i business non essenziali sono ufficialmente chiusi ma ancora molte le persone che girano in città, soprattutto nei parchi.

Spero che il governo riesca a reagire rapidamente all’emergenza, intensificando soprattutto le risorse necessarie all’interno degli ospedali (a partire dai test), ad oggi non sufficienti per gestire un outbreak come questo. Da un punto di vista del business, abbiamo registrato un forte aumento di richieste da parte di employer come Amazon e Tesco, che sono alla ricerca di nuovo personale per poter rispondere all’esplosione di domanda di food delivery.

Il mio cuore in questo momento non può che essere in Italia. Siamo un grande paese e questi duri giorni ci renderanno ancora più forti e consapevoli di quella che è la nostra grandezza e unicità.

Hong Kong

Benedetta Benassi – traduttrice ed esperta di pubbliche relazioni

Fino alla scorsa settimana qui ad Hong Kong avevamo solo 120 casi di Covid-19. In pochi giorni sono rientrati molti expat dall’Europa e dagli USA e abbiamo avuto una seconda ondata di virus. Oggi sono più di 300. Nessuno si aspettava un’ evoluzione così negativa.
Ora la quarantena è obbligatoria per tutti quelli che rientrano qui a cui viene imposto il braccialetto elettronico. Anche un mio vicino è stato portato all’ospedale in ambulanza ieri e questa mattina hanno disinfettato tutti i marciapiedi del nostro compound.
I cittadini possono monitorare costantemente la situazione tramite un sito del governo di Hong Kong che aggiorna in tempo reale sul numero di contagi. Scuole, musei, cinema e uffici pubblici sono chiusi, ma tutto il resto per ora continua a funzionare normalmente sebbene si tema che a breve, visti i rapidi contagi da Covid-19 dell’ultima settimana, il governo imponga misure più rigide.

Svizzera – Ginevra

Glenda Cardone – Avvocato

8662 casi di contagio, 112 persone decedute, 756 persone contagiate in più rispetto al giorno precedente. Sono i dati relativi al Covid-19 in Svizzera ad oggi ,23 marzo 2020. La vita di ognuno di noi qui in Svizzera e nel mondo, è cambiata. La globalizzazione ha toccato anche questo campo e anche qui il coronavirus è diventato un argomento di conversazione costante.

Noi expat italiani oltre al dolore per i nostri connazionali e alla preoccupazione per le nostre famiglie lontane dobbiamo subire il fatto di essere additati come gli «untori » perché il Consiglio Federale ha dichiarato l’Italia, prima di ogni altro paese, come paese a rischio e da evitare (dato poi aggiornato e di chiusura anche nei confronti delle altre nazioni che circondano la confederazione). «Per il Consiglio federale la protezione della popolazione ha la priorità assoluta. Ha dichiarato la situazione in Svizzera come “situazione straordinaria”. Tutti sono coinvolti e sono invitati tassativamente a restare a casa ai sensi della legge sulle epidemie.

Sono chiusi tutti i negozi, i mercati, i ristoranti, cinema e musei e le stazioni sciistiche e sono vietati gli assembramenti di più di cinque persone nello spazio pubblico, parchi inclusi. La popolazione può restare aggiornata sul Covid-19 attraverso l’APP «Alert Swiss» scaricabile gratuitamente ed aggiornata quotidianamente.

Ogni sera alle ventuno la gente esce sui balconi per tributare un composto e commovente applauso tutti quelli che continuano a lavorare in una sfida giornaliera al contagio: il personale medico che risponde egregiamente alla sua missione, il personale logistico e amministrativo che lo supporta, supermercati e farmacie che restano operativi garantendo i beni di prima necessità, i ristoranti che funzionano solo con il delivery per garantire un pasto caldo a chi non riesce a fare nemmeno la spesa, il personale della logistica di tutte le strutture sopracitate, gli operatori ecologici che disinfettano e puliscono le strade con ancora più cura e attenzione.

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