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Imprenditrice in Cina. Dalla Sicilia a Shanghai, il business “social” di Ambra Schillirò

Da bambina sognava di diventare pilota di Formula 1, invece è diventata giornalista e imprenditrice, ma la velocità le è rimasta nel sangue, tanto che ha raggiunto grandi obiettivi in tempi rapidissimi. Ambra Schillirò, siciliana ma residente a Shanghai dal 2010, è la co-fondatrice di Social Cloud, agenzia di marketing e comunicazione specializzata nell’assistere le aziende italiane e non che puntano a conquistare il mercato cinese. Un’avventura imprenditoriale iniziata nel 2014, che in pochi anni le ha permesso di diventare un punto di riferimento per chi ha interessi in Cina.

Oggi Ambra Schillirò, che è Presidente dell’Associazione Siciliani in Cina e ha avuto modo di incontrare ben due Presidenti della Repubblica italiana, ha una vita movimentata che, Covid permettendo, la porta a girare il mondo e ad occuparsi delle sedi che ha aperto anche a New York e a Seul.

Ambra Schillirò

Ambra Schillirò con il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

Dai primi passi nel giornalismo in Sicilia alla Cina

Figlia di un giornalista sportivo, Ambra Schillirò fin da ragazzina ha i viaggi e la scrittura nel sangue. Compie i suoi studi superiori tra Catania e il Regno Unito, cosa che le permette di avere un’assoluta padronanza della lingua inglese fin da ragazzina.

Muove i primi passi nel giornalismo nel quotidiano La Sicilia e nel frattempo si laurea in Scienze Politiche. Nel 2010 la decisione, non troppo meditata, di trasferirsi in Cina, paese dove non conosce nessuno e del quale non parla la lingua. Perché? Lo spiega lei stessa:

Tutta colpa di “Betty la cozza”, una telenovela colombiana che alla fine degli anni novanta era diventata un fenomeno mediatico mondiale, tanto che avevo pensato di dedicarle la mia tesi di laurea. Ne erano state fatte 30 versioni, tra cui una cinese che mi aveva affascinato. Finì che discussi un tesi su Harry Potter, ma la voglia di andare in Cina non mi era passata. Così, annunciai ai miei che sarei partita da lì a poco per Pechino.

Il colpo di fulmine con Shanghai

Nella capitale cinese Ambra Schillirò si iscrive a un corso di lingua e per qualche tempo si guarda intorno. A Shanghai in quel periodo inizia l’Expo e La Sicilia le chiede di scrivere delle corrispondenze. Contemporaneamente firma contratti di collaborazione con altre note testate giornalistiche italiane per il loro siti internet. Racconta la protagonista:

Appena scesa dall’aereo ho capito che Shanghai era la mia città e che non sarei tornata. Ho lavorato per otto mesi all’Expo, dove ho anche incontrato un ragazzo che non vedevo da tanti anni. Ho cominciato a frequentare la sua compagnia di amici e restare in Cina mi è sembrato naturale. Terminato l’Expo però non avevo più molto lavoro come corrispondente, perciò mi sono messa in cerca di nuove opportunità e mi sono dedicata alla consulenza come ufficio stampa per alcune aziende.

ambra Schillirò
Imprenditrice in Cina

La svolta arriva quando ambra Schillirò riceve la proposta di diventare capo ufficio stampa di Gaia Group, una delle più importanti aziende enogastronomiche dell’Asia. Comincia così un intenso anno di lavoro in cui la giornalista accumula esperienza per la sua futura attività come imprenditrice a Shanghai. Racconta:

Il Gruppo aveva molti ristoranti e mi sono resa conto che ero in grado di gestire più clienti alla volta. Perciò con un amico milanese, nel 2014 abbiamo aperto Social Cloud China, società specializzata nell’offrire servizi di ufficio stampa, branding, marketing, pubblicità e social media, specializzata sul mercato cinese. Qui le reti sociali e la comunicazione sono molto diversi rispetto all’Europa ed è importante conoscerne le dinamiche.

Un mercato ipercompetitivo che ha sofferto meno del lockdown

Il business funziona e in pochi anni il portfolio di clienti di Social Cloud si arricchisce non solo di aziende straniere di ogni settore che puntano al mercato cinese, ma anche di società locali che mirano all’espansione all’estero. La concorrenza però non è facile da sostenere. Spiega l’imprenditrice:

La Cina mi ha dato tantissimi stimoli, anche quelli di continuare a studiare e ad imparare perché a Shanghai, se te ne vai per un mese e non continui ad aggiornarti, rischi di dover chiudere l’azienda visto che il resto del Paese è già avanti un anno rispetto a te.

Il gap tecnologico con la vecchia Europa, ma anche con gli Stati Uniti, secondo Ambra Schillirò ha avvantaggiato la Cina anche nei momenti peggiori della pandemia di coronavirus.

In Cina siamo avanti 50 anni. Il lockdown a Shanghai è stato meno pesante perché i servizi telematici erano già usatissimi ben prima della pandemia. Semplicemente molti di loro sono diventati gratuiti per un certo tempo.

I pregiudizi sulla Cina, un paese dove ci si può reinventare

Che la Cina eserciti un fascino speciale su Ambra Schillirò è fuor di dubbio, tanto che non ha difficoltà ad etichettare come pregiudizi molte delle idee che gli occidentali hanno sul Paese asiatico:

A differenza di ciò che si pensa, anche qui in Cina rompiamo spesso le regole. Non è vero che qui che abbiamo avuto i militari davanti alle porte durante il lockdown o che il governo arresti chiunque al primo tentativo di protesta. Non tutti i cittadini cinesi sono ligi al dovere, ho visto gente in moto senza casco anche qui, per fare un esempio. In Cina, finché non calpesti i diritti degli altri, puoi fare quello che vuoi, ma soprattutto puoi diventare quello che vuoi. Qui ci si può reinventare continuamente.

Sarà per questo che a tornare in Italia l’imprenditrice non pensa nemmeno e tra le poche cose che le mancano del nostro Paese c’è l’amato mare e la granita siciliana. La famiglia, invece, viene spesso a trovarla, minimizzando così la nostalgia tipica di chi vive lontano da casa.

Gelati italiani e cene con delitto

La grande possibilità di intraprendere, unita a un carattere irrequieto, che richiede di cimentarsi spesso in nuove sfide, ha portato Ambra Schillirò non solo ad occuparsi della nuova sede di New York e di quella in Corea, ma anche ad investire in nuovi business locali, come una gelateria italiana sul Bund, il lungomare, uno dei luoghi più turistici di Shanghai e una società di “Cene col delitto” che sta riscuotendo grandi consensi. Spiega l’imprenditrice:

Io sono una che si annoia facilmente. Ho sempre bisogno di fare cose nuove. Le cene con delitto sono nate per caso: nel dicembre 2017 ho comprato un plot di questo gioco di ruolo per passare una serata diversa dal solito con gli amici. Mentre eravamo a cena, vestiti come i rispettivi personaggi che dovevamo interpretare, gli altri clienti del del ristorante ci chiedevano cosa stessimo facendo e se potevano giocare con noi. Così ho pensato che potevamo sfruttare l’idea. Adesso organizziamo tre cene al mese, ce le richiedono da tutta la Cina, sia gli hotel per i loro ospiti, che le aziende e i privati per eventi di ogni tipo.

In Cina i sogni si chiamano progetti

Quando si ha a che fare con una donna così vulcanica, è inevitabile domandarle quali sogni abbia nel cassetto. Ambra Schillirò non esita a rispondere:

Nel resto del mondo forse li chiamano sogni, ma qui in Cina sono idee perché si possono realizzare davvero e la mia lista è lunga. La Cina aiuta chi ha voglia fare. Uno dei miei obiettivi è portare quello che ho imparato a Shanghai in Italia. Vorrei fare qualcosa per il mio Paese.

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