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Alessia Clusini, l’imprenditrice con una storia da libro, passata dalla moda ai Big Data

Alessia Clusini ha una risata contagiosa, coraggio da vendere e una storia personale da eroina dei libri di avventura. Nel 2019 D-La Repubblica l’ha inclusa nella classifica delle 50 donne più influenti d’Italia come co-fondatrice di Trybes Agency, startup tecnologica che aiuta le aziende a comprendere i comportamenti delle “tribù”di consumatori grazie all’analisi dei dati basata sull’intelligenza ibrida, ovvero specifici programmi che uniscono intelligenza artificiale e talento umano. E di talento, questa imprenditrice toscana originaria di Sansepolcro (Arezzo) ne ha dimostrato parecchio.

Mamma da pochi mesi, Alessia Clusini ha casa a Londra dal 2016, ma a causa della pandemia, in questo momento con il suo compagno e socio Tomiwa Adey, ha preferito la tranquillità delle colline toscane per crescere la sua bambina. Una decisione che non le impedisce di dedicarsi con passione a un business in cui la presenza femminile, come spesso accade nei settori ipertecnologici, è ancora scarsa. Eppure, da giovanissima non erano certo i numeri ad attirare la futura imprenditrice, che racconta:

Da bambina sognavo di fare l’artista e poi la stilista. Dopo il Liceo artistico, a diciotto anni, mi sono trasferita a Roma per studiare design e moda. Un percorso triennale che a quell’epoca permetteva di entrare rapidamente nel mondo del lavoro. L’ambiente era molto competitivo ma stimolante, con grandi responsabilità sin dall’inizio.

Manager di successo a 20 anni

A soli vent’anni Alessia Clusini si trova ad essere responsabile di linea per il noto brand Miss Sixty e a vivere un periodo dorato, destinato tuttavia a fare i conti con la crisi economica che di lì a poco stravolgerà il panorama mondiale.

Nel 2009 ancora nessuno nel mio settore si rendeva conto delle minacce del mercato che si stavano avvicinando, come la concorrenza della Cina e i marchi del mass market che guadagnavano terreno. Per motivi personali io decisi di lasciare tutto e di andarmene dall’altra parte del mondo. Non sapevo ancora che, se fossi rimasta, dopo pochi mesi probabilmente sarei stata licenziata come tante altre persone.

In Australia da sola per dimenticare

Con un coraggio non comune, Alessia Clusini fa le valigie e parte da sola per l’Australia, dove non ha nessuno ad aspettarla, non ha un lavoro e non parla nemmeno inglese.

Fuggivo da una situazione personale che non mi faceva stare bene e avevo bisogno di andare il più lontano possibile. L’Australia all’epoca mi sembrava abbastanza esotica perché nonostante ci fosse Internet non era sviluppato come oggi. A me allettava l’idea di stare da sola e fare tabula rasa del passato. Mi servii di un’agenzia per trovare la casa e la scuola di inglese e partii. Come tutti, cominiciai lavorando nei ristoranti.

Alessia Clusini

Alessia Clusini negli anni della sua vita a Sydney

La nuova vita sembra soddisfare la giovane Alessia che dopo la parentesi nella ristorazione trova lavoro come trendsetter in un’azienda. Il suo obiettivo in quel momento è trovare la sponsorship necessaria per poter restare legalmente in Australia, un visto difficile da ottenere a causa del costo elevato. Ma la sua grande creatività le viene in aiuto:

L’Australia per molti italiani rappresenta il paese delle seconde chanche. Laggiù non sei nessuno e questo puoi vederlo come un limite o come un vantaggio. Per me era un fattore positivo da cui ho imparato molto. A Sydney, con un budget molto limitato, lanciai “Bella”, un marchio di bigiotteria che in breve cominciò a spopolare tra le adolescenti locali. Avevo creato un personaggio di fantasia, che i media e gli influencer credevano fosse vero. Era la storia di una ragazza col cuore spezzato che pensava di essere brutta, ma indossando la collana col brand “Bella”, si sentiva di nuovo… bella. Vendevo nei mercati di Sydney e funzionava alla grande grazie all’enorme potere di identificazione che suscitava nelle ragazze.

 Un nuovo stravolgimento di vita

Dopo due anni e mezzo, Alessia Clusini torna per la prima volta in Italia per una vacanza e di colpo prende coscienza di tutto quello che era stata prima di andarsene. Spiega:

Oggi so che ero il cliché dell’emigrata che rientra. Fotografavo tutto quello che vedevo, incontravo le persone e mi rendevo conto che i rapporti da noi non erano superficiali come in Australia. Tutto mi sembrava migliore.

Alessia Clusini indossa la collana con il brand di sua creazione “Bella”. Foto: Samuel Webster

L’impatto con la realtà italiana è così forte che al suo rientro a Sydney Alessia non si sente più a suo agio. Pochi mesi dopo, siamo nel 2012, lascia il fidanzato e la vita che aveva costruito e torna in Italia, a Roma, ancora una volta senza lavoro e con le idee confuse. Qui un’amica le suggerisce di partecipare a un concorso che mette in palio una borsa di studio per un master in marketing. Senza crederci troppo, partecipa e vince.

Io non sapevo nulla di comunicazione e marketing, fu entrare in un mondo nuovo. Mi mandarono a fare uno stage a Milano in una società di Lapo Elkan. Mi dovevo occupare dei social media che all’epoca non erano ancora oggetto di studio all’Università. In quel momento si cominciavano a definire le prime strategie e questo, in poco tempo, mi aiutò a crearmi un nome in Italia. Ero tra le prime ed era ancora tutto da fare.  

Nomade digitale in giro per il mondo

Grazie a questa esperienza, Alessia Clusini si specializza in social media marketing e con lo spirito imprenditoriale che la contraddistingue crea un’agenzia propria, un network di professionisti residenti in ogni parte del mondo, connessi a distanza.

Era il momento dei “nomadi digitali”, offrivamo i nostri servizi alle aziende, io mi occupavo di strategia. Ho vissuto negli Usa, in Messico, Nicaragua, Costa Rica. Non erano vacanze. Bastava avere un’ottima connessione internet e i vaccini in regola e potevo stare dove volevo. A volte andavo da sola a trovare qualcuno e mi prendevo un appartamento, altre volte viaggiavo con un’amica. In quel periodo ho capito che non esiste il posto perfetto e che anche l’isola più paradisiaca ha i suoi difetti.

Alessia Clusini
L’incontro che cambia (di nuovo) la vita

A Londra per partecipare a un evento Alessia Clusini inciampa in quello che qualcuno definirebbe il destino. Racconta l’imprenditrice:

Un grande sciopero mi impedì di raggiungere l’hotel in centro dove dovevo soggiornare e non riuscivo a trovare una stanza in altri alberghi. Così, affittai un appartamento su AirB&B…

Galeotto fu l’affitto, è il caso di dirlo, perché è proprio grazie a quell’imprevisto che Alessia conosce il suo futuro compagno di vita e socio. Una relazione che funziona da subito nonostante le grandi differenze tra i due:

Non avevamo nulla e nessuno in comune. Eravamo quello che si definisce un weak tie, un legame debole, perché tra noi c’erano tutti e sei i gradi di separazione di cui parla la nota teoria. Io di questo tipo di contatti ne ho pochissimi perché ho davvero conosciuto tanta gente viaggiando per il mondo. Lui, di origini nigeriane, viveva da tanto in UK e non era mai stato in Italia. Lo invitai a venire trovarmi nel mio paesino in Toscana pensando che non sarebbe mai venuto. Invece, accettò.

Un nuovo stop per (ri)formarsi

Mentre l’amore decolla, il lavoro, torna a perdere quota. Partita dal design e dalla creatività, passata per il marketing dei social media, Alessia Clusini vede ancora una volta il mercato evolversi rapidamente, la concorrenza aumentare e gli algoritmi dei social network cambiare. Questo implica che per ottenere risultati e diventare virali occorrono budget più consistenti e soprattutto molta più conoscenza dei comportamenti dei consumatori. È a questo punto che l’imprenditrice si rende conto di non saperne abbastanza e, dimostrando una volta in più di possedere una volontà di ferro, dà una nuova svolta al suo percorso mettendosi a studiare il mondo dei Big Data:

Confrontarmi con materie tecnico-scientifiche come la statistica, per me che venivo dal lifestyle e dalla creatività, è stato stato duro. Rileggevo le pagine sei volte per capire. Ma cominciare a lavorare nei dati mi ha portato tante soddisfazioni, è stato amore a prima vista nonostante la difficoltà.

La nascita di Trybes Agency a Londra

Nel 2016 le competenze acquisite portano Alessia Clusini a fondare Trybes Agency a Londra:

Ho avuto la fortuna di conoscere delle persone che mi hanno arricchito e sono diventate in alcuni casi dei mentor e in altri dei partner dell’azienda come Martina Faralli che si occupa del ramo content analysis e psicologia. La società è stata creata a Londra perché sapevo in Italia non c’è un ecosistema economico e finanziario che ti permette di crescere velocemente e ti sostiene, specie per tutto quello che riguarda l’innovazione.

Ma cosa fa Trybes Agency e perché ha permesso ad Alessia Clusini di meritarsi tanta popolarità in un settore molto “established”, come quello delle ricerche di mercato, nel quale operano grandi aziende e in cui le giovani startup sono spesso viste come minacciose e destabilizzanti? È lei stessa a spiegarlo:

Noi aiutiamo le persone a capire le comunità di consumatori studiando i dati, ma lo facciamo attraverso l’intelligenza ibrida, che mette insieme pratiche di ricerca basate sull’intelligenza artificiale unite agli studi di un team di psicologi, analisti, antropologi ed esperti di scienze sociali. I due mondi da soli offrono visioni limitate della realtà. Noi umani siamo incapaci di ricordare e gestire tanti dati come fanno le macchine, ma queste hanno ancora dei limiti incredibili e da sole possono dare risultati fuorvianti. Bisogna unire le due cose per capire le persone.

Il successo? Questione di non ascoltare chi ti dice “non puoi”
Alessia Clusini

Alessia Clusini con la sua bambina, Ruby – Foto: Nadia Calipa

I successi della nuova startup portano rapidamente Alessia Clusini a conquistare visibilità sui media e ad essere chiamata come speaker in numerose conferenze dove è spesso l’unica donna. Una popolarità che non è il frutto del caso, ma di una filosofia di vita all’insegna della positività, della determinazione e della resilienza. Caratteristiche che ha ereditato dalla famiglia, in particolare dalla nonna, che considera la donna più importante della sua vita. Racconta:

A 16 anni ho perso l’uso di un occhio. I medici mi dicevano che non avrei potuto disegnare, che la mia invalidità non mi avrebbe mai permesso di diventare stilista. Io non li ho ascoltati e non ho rinunciato mai a nulla.

Dimostrando una volta in più una personalità vulcanica Alessia Clusini, non si è fermata nemmeno davanti alla pandemia. Dopo aver dato alla luce la sua Ruby, lo scorso agosto, ha continuato a lavorare a nuovi progetti, adattandosi ai tempi che hanno imposto alle aziende grandi tagli di budget, specie nel marketing. La sua ultima creazione, sempre basta sull’intelligenza ibrida, si chiama Topik, una piattaforma che democratizza la ricerca sui consumatori basata sul grande tema dei nostri tempi: la sostenibilità.

Dopo tanti anni passati a realizzare se stessa, la sfida adesso le è chiara: riuscire a conciliare lavoro e famiglia nel migliore dei modi.

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