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Claudia La Bianca, street art e scultura per rendere omaggio agli eroi Covid

Al termine della conversazione con Claudia La Bianca, artista poliedrica di fama internazionale, mi risuona solo un aggettivo in testa: vulcanica.

A rendere il suo lavoro mondialmente conosciuto lo scorso anno,  è stato il murale Our Heros – i nostri eroi, dedicato al personale sanitario in lotta contro il Covid, dipinto su un’enorme parete del Jackson Memorial Hospital di Miami. In  questi giorni, a quella gigantesca opera si affianca un nuovo omaggio alle infermiere: una statua che verrà collocata all’interno dello stesso ospedale.

Caudia La Bianca

Da oltre vent’anni in America, Claudia La Bianca ha le sue radici a Bagheria, il comune siciliano che ha dato i natali a illustri maestri come Giuseppe Tornatore e Renato Guttuso. Da sempre sostenuta dalla famiglia nelle sue inclinazioni artistiche, da piccola la definiscono la “bambina con la matita in mano”, curiosa per natura, creativa, talentuosa e con un entusiasmo contagioso, a volte ribelle, difficile da contenere.
L’evoluzione più naturale nel suo percorso di studi è l’istituto d’arte dove trova conferma il suo amore per la pittura e l’illustrazione.

L’adolescenza tormentata e la salvezza nei disegni

L’arte nella fase adolescenziale non è solo una passione, è un’ancora di salvezza dal mondo esterno. Racconta Claudia La Bianca:

Da piccola ero cicciottella, i maschi mi chiamavano “la balena”, io tornavo a casa e mi chiudevo in camera a disegnare.

Nascono così le sue donne supereroine, oggi diventate icone di stile e marchio della sua arte: figure femminili coraggiose, forti, sicure di sé al punto di sconfiggere tutti i nemici, anche i peggiori: i pregiudizi. Continua l’artista.

Io disegnavo quelle eroine con la speranza di diventare come loro. Sono loro, i miei disegni, ad avermi salvata.

La svolta americana

A diciotto anni la scuola non le basta più. La voglia di creare, di essere indipendente, di sporcarsi le mani in prima persona sono più forti del desiderio di rimanere tra i banchi. Così, pochi mesi prima del diploma, Claudia La Bianca stacca un biglietto di sola andata per l’America. Destinazione Miami. Ricorda l’artista:

I miei genitori da giovani erano emigrati in America e sono rimasti fino agli anni ’70, quando hanno fatto ritorno in Italia. I miei fratelli sono nati a Chicago, io sono nata in Sicilia ma con il passaporto americano perché mia madre aveva capito che in America una persona poteva fiorire e desiderava che i figli un giorno potessero godere di questo sogno.

Dal 1997 e per sette anni lavora incessantemente come illustratrice, designer, scenografa, costumista negli spot pubblicitari, coltivando parallelamente la sua passione per la pittura.
Nel 2004 sulla scia di un interesse crescente e desiderosa di cimentarsi con una nuova sfida decide di trasferirsi a New York per iscriversi alla New York Film Academy e diventare regista.

Dalla tela alla pellicola

Quelli nella Grande Mela sono anni di studio, di ricerca personale e di cambio di prospettive che danno l’avvio al suo percorso come film maker.
Dopo la parentesi Newyorkese, rientra a Miami e inizia a girare video musicali, cortometraggi e spot pubblicitari in maniera indipendente, con la sua compagnia di produzione La Bianca production.

Nel 2007, arriva la grande opportunità: Steven Spielberg lancia per la FOX, la Tv Nazionale, un concorso riservato ai registi. Si presentano in 12.000. Claudia La Bianca, con il suo cortometraggio, riesce ad entrare tra i 50 semifinalisti e partecipare all’ultima fase di selezione che si svolge a Los Angeles negli studi della Universal.

Dopo un mese e mezzo di lavoro entra nella rosa dei finalisti piazzandosi al diciassettesimo posto. Ricorda La Bianca:

Ho passato un mese e mezzo in un sogno. Ero immersa nel mondo del cinema.
Tra i giudici c’erano Carrie Fisher (la Principessa Leila di Star Wars), Garry Marshall (produttore di Happy Days), Brett Ratner (direttore di X-Men). Io ero in mezzo a loro tutto il giorno. Loro si ricordavano poco dei concorrenti, ma di me si ricordavano tutti. Ero come una bomba.

Tornare alla realtà di Miami dopo gli studi di Hollywood è dura, ma rimane nell’ambiente cinematografico sottoscrivendo un contratto di un anno per la Dreamworks e lavorando alla campagna pubblicitaria di una grande catena di negozi, che la porta in giro per tutte le città d’America. All’attivo Claudia La Bianca ha anche due film, uno per la televisione latina e uno autoprodotto, girato tra la Sicilia e New York.

Street art, il ritorno alla nuova pittura

Nel 2014 dopo dieci anni dietro la macchina da presa, Claudia La Bianca sente la fortissima necessità di ritornare alla pittura.

Complice è il fatto che Wynwood, il quartiere nel quale risiede a Miami, subisce una grande trasformazione, diventando un punto di riferimento nevralgico per la street art.
La sperimentazione di nuovi materiali e la voglia ancora una volta di ampliare i suoi orizzonti, le fanno abbandonare la video camera in favore delle bombolette spray. Ricorda:

Io sono una che segue il cuore, l’ho fatto sempre e sempre lo farò. Ho costantemente bisogno di qualcosa di nuovo.

Dipinge il suo primo murales nel 2014 che riscuote subito un grande successo e da lì, prende il via la sua carriera come street-artist, che la porta a dipingere muri in tutta America. Nel 2018 il New York Times la definisce come “una degli artisti di strada più importanti di Miami”.

Our heroes: l’omaggio al personale sanitario in lotta contro il Covid

L’opera che la consacra a livello internazionale è il coloratissimo murale di oltre 30 metri realizzato durante la pandemia del Covid- 19 per celebrare il lavoro del personale sanitario, che campeggia nel muro esterno del Jackson Memorial Hospital di Miami.

 Quando scoppia la pandemia del Covid- 19, Claudia La Bianca si sente in trappola. Ricorda:

Io che sono una che fa sempre cose, anche quando dormo sono impegnata, alla notizia del lock down mi sono sentita in gabbia. Cosa faccio adesso?

Dalla sua infanzia riemergono le supereroine, che vengono impersonificate dai medici e dalle infermiere che si trovano in prima linea ad affrontare l’emergenza della pandemia. Il primo disegno, realizzato con l’Ipad della figlia e caricato online diventa subito virale. Infermiere e medici degli ospedali americani ripostano sui social la foto in cui ricreano l’illustrazione di La Bianca. Da qui l’illuminazione. Spiega l’artista:

Mi dico che se un’illustrazione è stata in grado di strappare un sorriso a chi combatte in trincea, quell’immagine deve diventare un murales da donare ad un ospedale.

Inizia la ricerca e per due settimane dall’altro capo del telefono ci sono solo rifiuti e silenzi. Poi finalmente la telefonata da parte del Jackson Memorial Hospital, il terzo ospedale più grande d’America. Il muro c’è: oltre 30 metri di cemento, 9 piani d’altezza, la colonna esterna più alta visibile anche dall’autostrada. La tela perfetta per Our Heroes. Dipinta in tempi record, solo undici giorni, l’opera è stata inaugurata il 12 maggio 2020 in occasione del giorno internazionale degli infermieri.

Claudia La BiancaEsattamente un anno dopo, tramite una raccolta fondi su go-foundme, Claudia La Bianca ha inaugura l’opera che rappresenta l’evoluzione del suo lavoro pregresso: una scultura in argilla che rappresenta un’infermiera che veste i panni di Wonder Woman e che impugna un cuore. Il messaggio chiaro ed immediato: love is the weapon, l’amore è l’arma. La statua, presentata ufficialmente, il 12 maggio 2021 troverà la sua collocazione all’ingresso del secondo piano del JM Hospital.

Italia sì, Italia no?

Italiana e siciliana verace, nonostante il passaporto americano, non ha mai negato la sua provenienza e a chi glielo domanda afferma senza esitazioni di essere italiana. Anche se questo non ha sempre giocato a suo favore, come nel reality di Spielberg, quando nelle fasi finali è intervenuto il voto del pubblico da casa. Ad essere eliminati insieme a lei, neanche a dirlo, sono stati un francese e una spagnola…

Benché ritenga di essere stata penalizzata in alcune occasioni, riconosce che la sua italianità viene apprezzata perché accompagnata da un atteggiamento combattivo e positivo a cui è difficile non dare fiducia.

Consapevole dei limiti che l’Italia ha nel dare spazio agli artisti, in America ha trovato la sua dimora fissa, ma le piace tornare a casa e portare la sua arte. Nel 2016 è rientrata a Miami dopo un tour dedicato alla street art che l’ha vista protagonista in cinque città del Bel Paese tra cui la sua Bagheria

Difficile dire quali sfide le riserverà il futuro, ma qualunque cosa l’aspetti Claudia La Bianca è pronta ad accoglierle, come mi confessa al termine dell’intervista:

Se mi viene una cosa in testa la faccio subito. Non è che dico non so come fare? Lo faccio. Quanto tu hai un’idea davanti a te e la visualizzi, l’unico muro sei tu e siccome non mi pongo ostacoli, le cose le realizzo. È come lanciarsi da un aereo senza paracadute con la consapevolezza che ti crescano le ali. E lì c’è l’adrenalina. Lì, c’è l’essenza del mio lavoro.

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