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La pandemia flagella l’Argentina. Il fuggi fuggi degli italiani

L’autunno a Buenos Aires, la primavera europea, è sempre piuttosto dolce, le temperature invitano ad uscire e a godersi le belle giornate, ma a distanza di più di un anno dall’inizio dell’emergenza Covid, e dopo aver subito uno dei lockdown più lunghi del mondo, la città si ritrova un una nuova ondata di contagi che la colloca tra i luoghi più a rischio del pianeta. La pandemia flagella l’Argentina, tanto che lo scorso 26 maggio uno studio di Bloomberg indicava il Paese come il luogo più pericoloso per il Covid. Questa situazione ha portato a nuove restrizioni e persino il calcio, tanto amato dagli argentini, ha dovuto arrendersi: la Coppa America, che avrebbe dovuto cominciare il 13 giugno, è stata trasferita in Brasile.

Il Covid ha evidenziato le differenti realtà presenti nel mondo ed è evidente che in Sudamerica il suo colpire duro ha portato a galla i problemi strutturali di sempre, le gravi mancanze che finora non hanno permesso ai paesi di questa parte del mondo, Argentina compresa, di fare un salto verso quella modernità ed equità che consentirebbe migliori condizioni di vita per tutti.

La pandemia ha messo in evidenza la differenza sostanziale che esiste tra il blocco dei paesi ricchi e quelli più poveri. In questa emergenza il Sudamerica, purtroppo, rivelandosi una delle zone al mondo più colpite e prostrate dall’emergenza sanitaria, ha svelato tutti i suoi limiti atavici. Solo vivendo in questo contesto ci si può rendere conto di quello che è la realtà latino-americana e va sottolineato che le notizie che giungono in Europa non rendono la tragicità della situazione

Il fuggi fuggi degli europei e degli italiani

Tanti europei stanno lasciando l’Argentina per far ritorno nel Vecchio Continente, temporaneamente o in via definitiva. Le condizioni economiche non permettono quasi più a nessuno di condurre una vita dignitosa com’era fino a qualche tempo fa. Anche tra gli italiani la situazione è precipitata. L’elenco di amici e conoscenti tornati in Patria è lunghissimo.

Per spiegare il perché di questa situazione basta analizzare qualche dato: già prima dell’emergenza Covid, l’Argentina usciva dall’esperienza del precedente governo con diversi problemi: a dicembre 2019 l’indice di povertà si attestava al 35,5% e gli indigenti erano l’8%, della popolazione, con un’inflazione al 53,8% (la più alta accumulata in 28 anni).

Con questa durissima premessa pre-pandemica è facile immaginare come un anno di emergenza Covid  abbia colpito drammaticamente l’Argentina. Oggi i poveri sono il 42% della popolazione, mentre l’indigenza grave arriva al 10,5% della popolazione del Paese. A farne le spese le categorie più deboli come i bambini. Basta una passeggiata per le strade di Buenos Aires per rendersi conto della gravità della situazione: attività chiuse ovunque e sempre più gente che vive per strada.

La pandemia flagella l'Argentina

La città fantasma

Il Microcentro, la parte della città che era stata concepita come spazio per gli uffici e negozi, ora è una distesa di locali chiusi e di edifici semi abbandonati. Anche l’arte ha pagato un tributo alle restrizioni anti Covid attraverso la chiusura di molti teatri entrati tristemente in bancarotta. Transitare per quella che era la scintillante Avenida Corrientes è un colpo al cuore, visto che l’aumento dei locali vuoti rispetto al 2019 è del 95.9%.  Per non parlare di Calle Florida, luogo caro ai turisti, dove i locali vuoti, in affitto o vendita, sono aumentati del 369% rispetto a prima della pandemia.

In questo quadro già di per sé desolante la seconda ondata di contagi è esplosa subito dopo il ponte pasquale dello scorso aprile. La totale mancanza di responsabilità di una parte della popolazione, che non ha saputo gestire la libertà a disposizione (anche se concessa forzatamente per via di un’economia debole non più in grado di sostenere altre quarantene con chiusure totali) ha fatto impennare i ricoveri e l’occupazione delle unità di terapia intensiva un po’ in tutto il paese, ma soprattutto nell’area metropolitana Buenos Aires. Sono oltre 77 mila i morti di coronavirus nel Paese e oltre tre milioni e settecentomila gli infettati complessivi dall’inizio della pandemia. La curva dei contagi non ha più smesso di scendere, e nonostante il coprifuoco serale (non si può circolare dalle venti alle sei) ogni giorno l’aggiornamento è un colpo ai residui di ottimismo.

I vaccini: Sputnik e Sinopharm

In questo panorama poco confortante i vaccini saranno la chiave di volta per poter invertire la rotta della situazione. In questi giorni il totale delle dosi inoculate è di poco più di 10 milioni delle quali 8.milioni corrispondono alla prima applicazione, mentre solo due milioni di persone hanno avuto la seconda dose.

Che vaccini si stanno applicando in Argentina? Lo Sputnik russo e il cinese Sinopharm. La svolta importante è l’arrivo di Astra Zeneca: sono previste in entrata quasi 4 milioni di dosi del vaccino il cui principio attivo viene prodotto, per il Sudamerica, in Argentina, per poi essere inviato in Messico per l’invasamento. Il totale del contratto prevede 22.400.000 dosi più 861.600 dosi dal programma Covax della OMS. Sull’onda di questi importanti aggiornamenti si prevede un’accelerazione del programma di vaccinazione, con la possibilità nel breve periodo dell’apertura delle vaccinazioni alla categoria dei cinquantenni.

Restrizioni ancora più dure per affrontare la crisi

Aspettando di vedere un miglioramento della situazione i porteños (gli abitanti di Buenos Aires), irriducibili amanti della vita sociale e degli incontri conviviali in questi mesi hanno “inglesizzato” le proprie abitudini anticipando le cene ad orari improbabili. Ma  le restrizioni ancora più rigide degli ultimi giorni, che hanno ridotto la circolazione e chiuso gli esercizi commerciali non essenziali, hanno privato i cittadini anche di queste ridotte forme di socializzazione.

Un’altra attività che è stata traslocata all’aria aperta è quella delle palestre: piazze, parchi e spazi adiacenti alle sedi delle palestre ospitano quotidianamente gruppetti  di sportivi (non più di 10 persone) che si allenano. I pedoni “normali “ormai devono evitare anche questa nuova tipologia di ostacoli durante i loro percorsi.

Per evitare di prendere i mezzi pubblici la quantità di biciclette circolanti nella città si è moltiplicata esponenzialmente. Le piste ciclabili e le vie ampie agevolano la vita dei ciclisti. Tra questo popolo su due ruote merita una menzione speciale l’esercito di riders che consegnano di tutto: dal cibo ai documenti agli articoli di ogni genere acquistati on line…uno sbocco economico minimo per chi ha perso il lavoro per via della pandemia.

La pandemia flagella l'Argentina
La speranza del futuro: il turismo

Questo popolo abituato a reiterate e cicliche crisi economiche sta cercando come può di reagire alla drammatica situazione, ma la poca disciplina di sempre non aiuta la gestione della crisi sanitaria. La campagna di vaccinazione procede con una certa lentezza e non resta che sperare che l’insieme delle misure prese dal Governo renda affrontabile l’inverno che sta per arrivare.

Anche se oggi sembra una chimera, prima o poi questa crisi infinita  terminerà e una delle grandi opportunità di rinascita potrà arrivare dal turismo. Per ora il Paese è chiuso, ma quando si riaprirà ai turisti desiderosi di tornare a godersi il piacere di un viaggio, le mete più indicate per un turismo ad amplio respiro post Covid (grandi spazi da scoprire e poca popolazione locale) saranno l’offerta top dell’Argentina al mondo.

Una parte consistente di rilancio economico non potrà non passare da questo importante settore dell’economia che per ora risulta massacrata senza opportunità minima di rilancio all’orizzonte. C’è da stringere i denti e fare di tutto per resistere, gli abitanti di questo paese sono abituati a farlo da sempre, c’è da scommettere che una volta di più ci sarà una rimonta e il riscatto da un destino avverso. Nella resilienza, caratteristica allenata in anni e anni di rovesci di ogni genere, di certo gli argentini hanno un vantaggio considerevole rispetto ad altri luoghi del mondo.

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