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Marco Baldocchi, numero uno del neuromarketing: quando le emozioni diventano scienza

È considerato uno dei massimi esperti internazionali nel settore delle neuroscienze applicate al marketing e in marzo uscirà il suo secondo libro, Neurofood, il neuromarketing applicato al mondo dell’enogastronomia (Hoepli), una guida che aiuta gli adetti ai lavori del food & beverage ad applicare le teorie neuroscientifiche per soddisfare i bisogni dei consumatori. Marco Baldocchi, quarantatreenne lucchese, residente in Florida grazie a un visto O1 (quello che il governo americano rilascia a persone con capacità straordinarie), è l’emblema dell’imprenditore italiano che si è “fatto da solo”.

Marco Baldocchi

Docente e speaker richiestissimo, fondatore e Ceo del gruppo che porta il suo nome, Marco Baldocchi ha un denso curriculum in cui figurano ruoli di grande prestigio: Direttore dell’Associazione Nazionale italiana delle neuroscienze applicate, Responsabile Nazionale per l’Innovazione Tecnologica di Conflavoro e Responsabile Comunicazione Stati Uniti del Maie (Movimento Associativo Italiani all’estero), tra gli altri. Ma a fare dell’imprenditore toscano un caso da manuale di storytelling non è soltanto il suo straordinario successo professionale, bensì le qualità umane, che di quel successo sono ingredienti essenziali e che risultano evidenti già al primo incontro. Tra tutte, l’umiltà merita un posto di rilevo. Un pregio non da poco per chi nella vita non ha avuto nulla di regalato:

Quando oggi qualcuno mi fa i complimenti o mi dice che è un onore incontrarmi, mi imbarazzo. Il passaggio da persona a “personaggio” non l’ho ancora imparato a gestire, anche perché so bene da dove vengo e quanto ho dovuto “sudare” per ottenere quello che ho. Sono figlio di un dipendente pubblico e di una negoziante che vendeva prodotti per capelli, credo di aver fatto tutti gli errori che potevo fare e quando racconto la mia storia a volte “fa strano” anche a me.

Dai computer in un magazzino in periferia alle strategie di marketing

Il percorso professionale di Marco Baldocchi, che dopo il liceo scientifico si iscrive alla Facoltà di informatica dell’Università di Pisa senza terminarla, comincia come tecnico per la riparazione di computer. Con un amico, decide di avviare la sua società:

Aprimmo la società in una stanza di quattro metri per tre senza riscaldamento, in un capannone industriale della periferia di Lucca. Dopo sei mesi scoprii per caso che il mio socio aveva frequentato un corso per diventare conducente di ambulanze ed aveva ottenuto il lavoro. Così la notte guidava le ambulanze e la mattina non riusciva a tenere gli occhi aperti …

Per nulla scoraggiato, Marco Baldocchi si separa dal socio e continua a lavorare e a formarsi. Fa esperienze poco soddisfacenti come dipendente e nel 2005 crea On Web Communication Agency, società specializzata nelle strategie di marketing e di comunicazione digitale che tuttora dirige.

La scoperta del neuromarketing

Il talento imprenditoriale e le capacità comunicative di Marco Baldocchi, che nel 2015 si laurea in marketing internazionale all’Università degli Studi di Lugano, cominciano a farsi notare tanto che l’imprenditore viene chiamato come speaker in eventi internazionali. L’incontro con le neuroscienze applicate al marketing è il frutto di un’esperienza personale che lo sorprende e lo intriga:

Una pubblicità mi convinse a comprare un’auto enorme, la Jeep Grand Cherokee, facendomi vivere l’emozione di cosa avrei potuto fare guidando in montagna, sulla neve, che è una delle mie passioni. Ma io vivevo in una cittadina di provincia con le strade strettissime e in montagna ci andavo solo tre weekend all’anno…. Dopo poche settimane, capii che quell’auto per me era impossibile e cominciai a chiedermi quale fosse stata la leva capace di convincermi. Così mi misi a studiare fino a creare un team che si occupava di neuroscienze, che in breve divenne la mia attività principale, la Marco Baldocchi Group Inc.  

Marco Baldocchi
Gli Usa e la realtà aumentata

La fama dell’imprenditore toscano cresce e con essa i ruoli prestigiosi e i viaggi negli States. Instancabile, nel 2018, oltre al Marco Baldocchi Group, a Miami, fonda Emotek Reality, una società che si dedica alla realtà aumentata la cui funzione è di grande supporto al suo lavoro. Spiega Marco Baldocchi:

Avevo bisogno di far fare l’effetto “Wow!” agli americani. Noi utilizziamo strumentazioni di derivazione medicale, come l’elettroencefalogramma o la risposta galvanica della pelle, che ci permettono di capire il vero stato d’animo di una persona di fronte a un’esperienza. La realtà aumentata serve per creare un’emozionalità legata a certi prodotti. Oggi un semplice video non basta più perché il nostro cervello ormai ha dei meccanismi di difesa.

Da lì ad organizzare un evento esclusivamente dedicato al neuromarketing il passo è breve, tanto che Baldocchi dà vita al suo Neuromarketing Academy, giornata dedicata a manager e imprenditori che cercano una formazione approfondita in materia di marketing ed emozioni, e che in origine avrebbe dovuto riunire in modo presenziale i più autorevoli esperti del settore. La pandemia lo obbliga a digitalizzare l’evento, che oggi è fruibile online come videocorso e per il 2022 sta programmandone una seconda edizione, che questa volta si augura possa riunire speaker e pubblico nella stessa sala.

I “calci” della vita

Mentre la carriera di Marco Baldocchi decolla, tanto che il suo nome appare sempre più spesso tra i docenti di marketing di scuole ed Università, tra cui la “24ore Business School”, in pubblicazioni scientifiche e come ospite di importanti congressi, la vita personale gli riserva momenti di grande difficoltà.

Per me i valori della famiglia sono molto importanti e nella mia scala di priorità avere figli è sempre stato in alto. La prima porta in faccia mi arrivò dopo essermi sposato, quando mia moglie mi disse di aver cambiato idea e di non volere bambini. Due anni dopo ci separammo.

Tempo dopo, Marco Baldocchi incontra Fabiana, la donna di cui si innamorerà e che oggi è sua moglie, ma che fin da subito gli rivela una realtà dolorosa. Da buon toscano la racconta con umorismo:

Al primo appuntamento lei mi disse che non poteva avere figli, mi spiegò che nella relazione precedente aveva provato ogni tipo di terapia e che i medici non le davano speranze. E io pensai: “Ma che caz…!” Per fortuna, come me, anche lei era pro-adozione, così ci sposammo e iniziammo le durissime procedure per adottare un bambino.

La gioia, la paura e miracoli dell’amore

Si dice che l’amore fa miracoli e nel caso di Marco Baldocchi il detto non potrebbe essere più azzeccato. Contro ogni aspettativa, infatti, quando meno se lo aspetta riceve una notizia che lo riempie di felicità:

Un sabato mentre ero al lavoro, mia moglie mi chiamò e mi disse di tornare a casa. Preoccupato corsi da lei. Era incinta! Ad agosto 2018 nacque Niccolò e ancora oggi i medici non se lo sanno spiegare. Ovviamente eravamo convinti che i miracoli capitassero una volta sola, ma un anno dopo lei restò incinta di nuovo. Questa seconda gravidanza però fu molto complicata e i medici annunciarono una possibile anomalia cromosomica del feto.

Per quattro mesi la moglie di Baldocchi resta in ospedale e l’imprenditore si vede obbligato a dividersi tra le cure al primogenito ancora piccolissimo, l’ufficio e l’assistenza fisica e morale alla donna che ama. La loro bambina nasce prematura, senza alterazioni cromosomiche, ma con gravi problemi respiratori.

Quel periodo è stato psicologicamente devastante per tutti. L’assenza della mamma ha fatto sì che il nostro bambino cominciasse a parlare tardi e avesse problemi di socializzazione. Per noi vedere la piccola Vittoria attaccata alle macchine per l’ossigenazione del sangue era una tortura. Il momento peggiore fu quando dovetti andare negli Stati Uniti per lavoro e mia moglie mi chiamò dicendo di prendere il primo volo e di rientrare. Quando arrivai trovai la bimba in rianimazione per una grave crisi respiratoria. Quella sera l’infermiera mi disse: “Se crede in qualcosa, questa notte preghi”. Ero distrutto.

 I sogni sono come bambini

Fortunatamente la piccola Victoria supera la crisi e dà una lezione di forza a tutta la famiglia. Spiega Marco Baldocchi:

Oggi mia figlia è sanissima, ma questa esperienza mi ha insegnato tanto e da allora nei miei speech dico che i sogni sono come i bambini. Ogni tanto si girano per vedere se ci sei ancora. Se ti vedono, continuano a camminare, se non ti vedono si fermano e ti cercano.

E i sogni dell’imprenditore toscano lo trovano sempre in cammino perché, come ammette lui stesso, non sa stare fermo. Non è un caso che le sue giornate inizino sempre con un’ora e mezza di palestra e che il suo costante darsi da fare si traduca in continue nuove collaborazioni e iniziative di successo.

Una reputazione da salvaguardare

In un mondo dove sono molti a professarsi guru, Marco Baldocchi appare come una mosca bianca, sempre disposto prima ad imparare che a insegnare, tanto che si autodefinisce “l’uomo del dubbio”, almeno fino a quando qualcosa non viene provato scientificamente.

La verticalizzazione estrema nel food, anche grazie al primo libro Neuromarketing per il food (Dario Flaccovio editore), pubblicato nel 2020 con la prefazione di Stefano Versace, gli ha permesso di posizionarsi tra i massimi esperti dell’argomento e di godere di una solida reputazione. Dice Marco Baldocchi:

Sono toscano, il food mi piace per definizione. E poi è l’ambito più sensoriale in cui noi ci possiamo immergere perché è l’unico che ti fa utilizzare tutti i sensi. Il problema più grande di chi si occupa di neuroscienze applicate al marketing è che veniamo collegati con la manipolazione. Ma noi non manipoliamo nessuno. Non esiste un modo per far comprare qualcosa a una persona che non la vuole comprare. Però siamo in grado di dare una “spintarella” a una persona indecisa sull’acquistare o meno quel prodotto o servizio. Ma lo facciamo in modo etico.

Baldocchi
Essere imprenditore italiano negli States

L’italianità e ancora di più la sua “toscanitudine”, come ama definirla, emerge spesso nelle parole di Marco Baldocchi, che per anni ha lavorato molto su se stesso per migliorare le sue aree più deboli o conflittuali e che oggi è consapevole di aver raggiunto equilibri non scontati.

Io ero un “fumino” come si dice dalle mie parti, oggi ho imparato il silenzio e forse anche la diplomazia.

Come imprenditore riconosce che negli Stati Uniti la meritocrazia è un valore condiviso, spesso assente nel nostro Paese:

In Italia, purtroppo, ho conosciuto un mondo fatto di favoritismi, mentre negli Stati Uniti mi sono seduto al tavolo con persone che nel nostro Paese sarebbero state inarrivabili. Da noi ti ricevono solo quando hai raggiunto un posizionamento ma prima, anche se la tua proposta era esattamente la stessa, non vieni considerato. Se sei nato in una piccola città della provincia italiana e non sei “figlio di qualcuno” non vai da nessuna parte. E questa è una delle cose che ho vissuto sulla mia pelle.

Di certo fare business in Italia per Baldocchi è stata una gran palestra, tanto che dell’esperienza americana, scherzando, dice:

Aver fatto imprenditoria dal 2005 ad a oggi in Italia è come essere stato in trincea nel fango e poi qualcuno ti dice facciamo il laser game..

La filosofia del “give back”

Nonostante i traguardi raggiunti, la genuinità di Marco Baldocchi affiora nei modi mai artefatti che raccontano di un uomo determinato e resiliente, che conosce il sacrificio e che oggi è grato alla vita:

So cosa significa essere bravo ma non avere modo di dimostrarlo. La vita mi ha dato tanto anche se me l’ha fatto sudare e oggi credo nel “give back”. Per questo mi piace raccontare la mia esperienza e spiegare alle persone che se ce l’ho fatta io possono farcela anche loro.

E per il futuro sogna, finalmente, un po’ di serenità:

Vorrei dare ai miei figli il tipo di futuro che io ho dovuto lottare per avere. Tutto quello che ho, io me lo sono sudato tanto, a volte troppo. Vorrei che i miei figli se lo dovessero sudare il giusto. Sogno per loro una vita non semplice ma nemmeno ingiusta. Perché l’ingiustizia fa diventare rabbiosi. Voglio lasciare ai miei figli un mondo migliore, i cui debbano “sporcarsi le mani” ma in cui abbiano anche delle opportunità.

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